Big Wedding

The Big Wedding

USA - 2013
3/5
Big Wedding
Una splendida famiglia moderna cerca di sopravvivere a una festa di nozze che potrebbe rivelarsi una vero fiasco. Per la gioia dei loro figli e amici, Don ed Ellie Griffin, divorziati da tempo ormai, devono infatti far finta di essere una coppia felice. Con gli occhi degli invitati puntati addosso, i Griffin dovranno fare i conti con il loro passato, il presente e il futuro senza rischiare di uccidersi a vicenda...
  • Durata: 89'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW (2.8K)/(2K), 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: CLAY PECORIN, HARRY J. UFLAND, JUSTIN ZACKHAM, RICHARD SALVATORE, ANTHONY KATAGAS PER TWO TON FILMS, MILLENNIUM FILMS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 26 Giugno 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandra De Tommasi
Un nido, un rifugio o un porto sicuro: comunque la vogliate definire, la famiglia resta alla base di ogni società. Quando inizia a scricchiolare si deve correre ai ripari, prima o poi ogni scheletro esce dall'armadio e nessun segreto si occulta in eterno. Big Wedding, commedia scritta e diretta da Justin Zackham, ruota proprio attorno alle situazioni irrisolte e a tratti surreali alla vigilia di un matrimonio. Si sposa il figlio adottivo (Ben Barnes) di Robert De Niro e Diane Keaton, divorziati dopo vent'anni di vita comune a causa del tradimento di lui con la migliore amica di lei (Susan Sarandon).
Gli altri due figli della coppia, entrambi brillanti e in carriera, Katherine Heigl e Topher Grace, hanno qualche tara relazionale. La prima teme di essere condannata all'infedeltà, avendo ereditato i geni truffaldini del padre, mentre il secondo si preserva illibato per il vero amore, suscitando l'ilarità delle colleghe dell'ospedale in cui lavora, tutte intente ad organizzare una “lotteria della verginità”.
La loro vita privata viene analizzata (e giudicata) da Robin Williams, qui nell'abito talare di Padre Monaghan che officerà la cerimonia. Ma a complicare la già ingarbugliata matassa domestica ci pensa l'arrivo dalla Colombia della mamma del futuro sposo, tradizionalista e intransigente, quindi caustica nei confronti dei costumi decisamente poco ortodossi dei padroni di casa. Le origini sudamericane del ragazzo allarmano la famiglia borghese della ragazza che sta per sposare (Amandra Seyfried) generando equivoci e fraintendimenti di ogni genere. D'altronde, spiega il voice over, “il matrimonio è come una trappola per topi: chi è dentro vorrebbe uscirne, chi è fuori ci gira intorno per entrarci”.
“Resta single più a lungo che puoi”: il “consiglio matrimoniale di Don (De Niro) al figlio la dice lunga sull'incapacità della maggior parte dei protagonisti di orientarsi nel labirinto dei sentimenti. Troppo concentrati su se stessi e sui propri bisogni, risultato tutti, anche se in misura diversa, incapaci di avere un dialogo.
L'intento di offrire un quadretto brillante dei piccoli e grandi tormenti tra le mura domestiche risulta lodevole perché la famiglia offre sempre spunti interessanti, ma non sono poi così divertenti se toccano punti sensibili dello spettatore e risultano incapaci di affrontare nei toni giusti argomenti delicati.
Con un cast stellare di questo calibro ci si sarebbe aspettato molto di più da questa pellicola, invece non sempre i tempi comici funzionano:la sceneggiatura non coglie il ritmo giusto e risulta sbilanciata. Alcune situazioni mancano di spessore, sono affrontate superficialmente e restano sospese o concluse troppo in fretta lasciando lo spettatore con il dubbio di essersi perso il cuore della vicenda. Difficilmente riesce a schierarsi dalla parte di uno dei personaggi, e non solo per il relativismo di costumi imperante: troppe nevrosi ed ego ingombranti impediscono di capire cosa li unisca e cosa li divida realmente.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "MON FRÈRE SE MARIE" (2006) DI JEAN-STÉPHANE BRON E KARINE SUDAN.

CRITICA

"Bisognava mettersi d'impegno per rovinare un cast spiritoso con l'ormai poco oculato De Niro, Diane Keaton, la Sarandon e Robin Williams in versione talare. Ebbene lo sceneggiatore e regista Justin Zackman è riuscito nella ardua impresa e con 'Big Wedding' ha mandato a fondo una troupe di attori che per anni ha rappresentato la miglior Hollywood democratica, e ha affondato con questa pochade pre nuziale un genere speciale della commedia americana, quella matrimoniale. A questo punto è inutile chiedere a Cukor ('Scandalo a Filadelfia') o a Minnelli ('Il padre della sposa') di battere un colpo, perché non ci sono e non c'è più lo spirito dei dialoghi, l'osservazione del particolare, l'annotazione psicologica, la battuta irriverente ma spiritosa e alla fine quella comunanza dei fattori umani per cui siamo tutti invitati. (...) è il solito rimbalzo di ripicche e gelosie, unioni che tornano d'attualità, finzioni per una banale saga di amici e parenti incrociati che risente della pessima influenza che sul genere ha lasciato la collana del 'Ti presento i tuoi, i miei e gli altri'. I rinomati divi che popolano la bella casa con ricco giardino, fanno parte di un campionario middle class su cui il film non esercita alcuna funzione critica se non ai minimi termini di pochade, per cui gli attori stessi giocano al ribasso, stanno dentro al cliché e l'unica che salva il salvabile è Katherine Heigl. Per il resto i soliti gossip tra madre e figlia, sorelle sterili, fratelli pudichi, il tutto con un'economia di mezzi intellettuali e un rispetto verso l'omologazione di usi e costumi cinematografici che fanno paura: un campionario di stereotipi senza interesse né tensione, con vocine fintamente squillanti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 giugno 2014)

"Remake della commedia francese 'Mon frère se marie', 'Big Wedding' è l'ennesimo esempio di 'wedding movie' strutturato su una serie continua di equivoci, che fanno sorridere raramente causa l'accumulo di luoghi comuni sul matrimonio, la famiglia, la religione, le convenzioni sociali e quant'altro. Ne risulta una specie di vaudeville di grana piuttosto grossa che dovrebbe attirare pubblico grazie a un piccolo esercito di star di vecchia (Robert De Niro, Diane Keaton, Susan Sarandon, Robin Williams) e nuova (Amanda Seyfried) generazione. Peccato che il cast esageri producendosi in smorfie e gigioneggiamenti - alla lunga - fastidiosi." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 giugno 2014)

"Pur se alcune battute del prete Robin Williams non sono male, il film scade per lo più in farsa pecoreccia e non sapremmo dire se la presenza dei divi maggiori migliora o peggiora la cosa; di sicuro c'è che gli attori giovani non arrivano a esistere." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 giugno 2014)

"Piacerà a una buona fetta del pubblico domenicale. Impossibile che non piaccia. Impossibile che un regista fallisca il bersaglio, quando ha a disposizione De Niro e la Keaton, Susan Sarandon e Robin Williams, Amanda Seyfried e Katherine Heigl (la migliore del mazzo? Probabilmente la Heigl che riesce a farsi largo nel gruppo di big pur avendo un personaggio che nelle farse a teatro rifilano sempre alle terze donne). Commedia tutta giostrata sugli effetti farseschi, sui tempi comici, sulle entrate in scena sbagliate. Zackman non aveva che da fotocopiare lo scenario francese e poi lasciare le briglie lunghe al suo cast di tutte stelle. Il regista invece ha voluto caricare i significati, fare un commedione come una volta faceva Robert Altman, raccontare, sotto veste faceta, le nevrosi dell'America. Insomma ha rischiato il guazzabuglio. Dal quale fortunatamente l'hanno salvato i suoi big. I quali consapevoli di non stare recitando in un'opera candidata all'Oscar, hanno deciso, ognuno per proprio conto, di fare il solito «numero». E siccome il pubblico ha imparato ad amare Robert, Diane, Susan e Robin proprio per quei numeri, non potrà evitare di mandar su anche questa volta l'indice di gradimento." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 giugno 2014)

"Che strazio. Oltretutto visto mille volte. (...) Una farsaccia sgangherata e sguaiata, dove il clown De Niro si prende una vomitata sulla giacca e due pugni sul grugno. Ben gli sta." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 giugno 2014)

"Una farsa che suona falsa come poche questo remake del successo franco-svizzero 'Mon frère se marie' (2006). (...) De Niro scultore con chioma fluente (come in 'Cose nostre - Malavita') e Keaton avvocato disinibito sono bravi ma la sceneggiatura è spesso triviale (...) e contraddittoria (la vera madre non è mai severa né sospettosa; in originale veniva dal Vietnam). Peccato perché il cast di contorno (una bellissima Susan Sarandon più Robin Williams prete bonario) è anch'esso una corazzata che spara a salve. Flop negli Usa. Alleviato dal basso budget: 'solo' 35 milioni di dollari." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 giugno 2014)
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