Banzai

ITALIA - 1997
Banzai
Sergio Colombo, dirigente in una compagnia di assicurazioni, lasciato dalla moglie, cerca invano di avere altri rapporti. Messo alle strette dal suo superiore, si vede costretto ad accettare l'incarico di una missione in Canada. Si prepara con abiti pesanti ma, per uno scambio di biglietti, si ritrova in estremo Oriente. All'aeroporto finisce nelle mani di Pasquale, trafficante napoletano, che si offre di accompagnarlo. Ma altri inconvenienti sono in agguato. Una partita di droga finisce a sua insaputa nella sua valigia, e Sergio viene inseguito da bande di gangster orientali. In Thailandia si traveste da bonzo e finisce in un capannone dove si gioca alla roulette russa, in Giappone diventa facchino, geisha, lottatore di sumo pur di salvarsi dagli inseguitori. Alla fine, sempre senza volerlo sconfigge gli avversari, ottiene gli elogi del governo e una grande commessa per la sua società d'assicurazione.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: FULVIO LUCISANO, VITTORIO E RITA CECCHI GORI PER ITALIAN INTERNATIONAL FILM, CECCHI GORI GROUP TIGER CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997.

CRITICA

"Sgangherato come non mai (il 'peggio' dei Vanzina è il 'meglio'?), intere sequenze come nelle comiche (solo movimento, niente dialoghi), omaggi latenti alla commediaccia all'italiana (compreso il gradito ritorno trash di Francesca Romana Coluzzi, star della stagione sexy che fu), il film è disastroso, mai divertente, interpretato da un Villaggio triste, ingrassato e schizofrenico, maschera indefinita che biascica una comicità patetica troppo agile per la sua età". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 29 settembre 1997)

"Si ride pochissimo. Al regista Carlo Vanzina, anche soggettista e sceneggiatore insieme con Enrico Vanzina, dev'essere successo qualcosa: soltanto uno scetticismo profondo, soltanto un forte disprezzo per il proprio mestiere e per il proprio pubblico può aver portato la coppia paterna autrice un tempo di film carini e divertenti a fare una cosa pigra, sciatta, malcongegnata e brutta come 'Banzai' ". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 settembre 1997)
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