Arancia meccanica

A Clockwork Orange

GRAN BRETAGNA - 1971
Siamo a Londra, nel 1980. Alex è il capo di un quartetto di giovani teppisti che trascorrono le loro giornate nell'esercizio di efferate violenze e stupri, dopo essersi drogati. A farne le spese sono un mendicante selvaggiamente picchiato, una banda rivale fatta a pezzi, una ragazza di strada violentata e infine uno scrittore, massacrato di botte fino a procurargli una paralisi agli arti, mentre sua moglie, di cui abusano, morirà qualche tempo dopo. Alex, inoltre, è appassionato della musica di Beethoven, di cui si serve per immergersi in sogni innaturali. Scontenti per il suo dispotismo, i compagni, allorché uccide una ninfomane, lo colpiscono e lo lasciano nelle mani della polizia. Condannato a 14 anni di reclusione, il giovane si finge mite e ottiene, dopo due anni, di venire sottoposto ad una specie di lavaggio del cervello, un trattamento di condizionamento al bene mediante nausea per il male. Rimesso in libertà, dopo essere diventato remissivo e pacifico, sono gli altri ora ad essere violenti con lui: la famiglia lo respinge, due suoi amici - divenuti poliziotti - lo seviziano, lo scrittore sua vittima cerca di farlo impazzire. Dopo un tentativo di suicidio, viene ricoverato a spese dello Stato in una clinica, dove gli verrà restituita la sua primitiva fisionomia.

CAST

NOTE

- MUSICHE NON ORIGINALI: NACIO HERB BROWN ("SINGING IN THE RAIN"), EDWARD ELGAR ("POMP AND CIRCUMSTANCE MARCH NOS. 1 & 4"), GIOACCHINO ROSSINI ("IL BARBIERE DI SIVIGLIA", "GUILLERMO TELL" E "LA GAZZA LADRA"), LUDWIG VAN BEETHOVEN ("9^ SINFONIA").

- SUONO: BRIAN BLAMEY.

- LA RIEDIZIONE E' STATA PRESENTATA ALLA 54MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1997) IN OCCASIONE DELL'ATTRIBUZIONE A STANLEY KUBRICK DEL LEONE D'ORO ALLA CARRIERA.

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1997.

CRITICA

"Il ritratto che - pur avendolo già illustrato pochi istanti prima con il suo film - mi disegnava ora di nuovo con voce triste Kubrick, era soprattutto drammatico, allucinato, senza ombre di svago. E grave di presagi lugubri, di terrori (sulla stessa linea, ma più accentuata, degli incubi e dei terrori atomici de 'Il dottor Stranamore'). 'Fino a ieri la tecnica, illudendosi di edificare il mondo rischiava di distruggerlo, oggi - osservò - non le bastano più le cose, mira anche alle persone e tende addirittura a distruggerle dal di dentro, a ucciderle nell'anima'. In quegli anni in cui non si parlava ancora di ingegneria genetica e tanto meno di genoma, notai che quella parola 'anima' la adoperava di continuo, e con voce sempre più cupa, sempre più angosciata. 'Uccidono l'anima' lo udii ripetere di continuo enumerandomi tutte le cause che, in quegli anni, provocavano 'la morte dell'anima', dalla politica alla televisione, alla vita collettiva - che aborriva - ai sistemi di lavoro 'troppo concorrenziali da cannibali', al cinema: certo, anche al cinema, che dimenticava ad ogni istante che l'uomo era 'fatto anche di spirito, di idee', che era nutrito di idee, che viveva e si batteva 'anche per le idee e non solo per il pane e per il sesso'". (Gian Luigi Rondi, '"Un lungo viaggio 2", Le Monnier')
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