Anything Else

USA - 2002
Anything Else
Autore frustrato di testi comici, ebreo newyorchese in analisi, Jerry Falk sogna di scrivere il romanzo della sua vita e, intanto, è irresistibilmente attratto dalla compagna di una sua amica, la bella aspirante attrice Amanda. Ma il vortice di passione che li travolge lascia ben presto il posto alla routine di tutti i giorni, aggravata dal fatto che la mamma di Amanda si installa nell'appartamento della coppia. La situazione diventa insostenibile con Amanda che tradisce apertamente il partner e il manager di Jerry che gli ruba metà dei compensi. Ma quando tutto sembra crollare Jerry trova la soluzione dei suoi problemi nei consigli illuminati di Dobel, un anziano professore conosciuto per caso a Central Park.
  • Altri titoli:
    La vie et tout le reste
    Anything else, la vie et tout le reste
    Woody Allen Spring Project 2002
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Produzione: DREAMWORKS SKG, CANAL+, MEESPIERSON FILM CV, GRANADA FILM PRODUCTIONS, GRAVIER PRODUCTIONS, PERDIDO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 3 Ottobre 2003

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Perché meravigliarsi se un amore sta per finire o non si riesce a trovare il bandolo della matassa della propria esistenza, le cose vanno come va tutto il resto. Filosofia da metropolitana, anzi da taxi, che il giovane autore di testi comici Jerry Falk si vede propinare dal tassista che lo sta accompagnando all’aeroporto: direzione Los Angeles, verso una nuova vita. La stessa filosofia che per tutta la durata del film tenta inutilmente di inculcargli l’ennesimo looser cui da vita Woody Allen. David Dobel è infatti l’esatto contrario di Jerry: in là con gli anni, scrittore mai arrivato, ex-ebreo ora ateo con il complesso della vittima, nevrotico di proporzioni colossali mai caduto nelle maglie della psicoanalisi. Normale che sia colpito dal ragazzo, che ne voglia il successo in tutti i campi, affettivi e sociali. David sogna insomma di passare il testimone, operazione condivisa dallo stesso Allen che si costruisce un alter ego più affascinante e distaccato di quanto lui non sia mai stato. Per il resto Jerry – un perfetto Jason Biggs strappato alla demenzialità di American Pie – ha le sue stesse paure e insicurezze, a cominciare dalla difficoltà di capire sino in fondo l’animo femminile. La bella e focosa Amanda, interpretata da Christina Ricci, lo manipola come vuole senza che lui trovi il coraggio di opporsi ai suoi rifiuti sessuali, ai tradimenti mascherati da liberazione dell’anima, alle finte ansie da amore finito. Perché creare un doppio? Forse perché Allen sta cominciando ad accettare l’idea di invecchiare, di non poter più continuare a sostenere il ruolo del primo attore costantemente innamorato della bella di turno. Una scelta che vela di tristezza Anything Else, opera peraltro segnata da un rassicurante ottimismo e da un vitalismo che da tempo il regista non tirava fuori. Ci voleva forse il ritorno a una commedia romantica come questa, più di altri titoli alleniani ferma alla superficie delle cose, ma che ha il pregio di guardare a una parte di mondo finora ignorata, quella dei giovani. E’ la prima volta che il regista newyorchese tenta di capire cosa faccia e dove vada la generazione dei venticinque/trentenni, lontana dalla sua ma non meno caotica e contrastata nei sentimenti e nelle aspettative. Come tutto il resto, appunto. Troppo presto per dire se Allen stia entrando in una nuova fase, però Anything Else testimonia di un cambiamento positivo che speriamo riporti la sua vena creativa, nelle ultime prove leggermente appannata, agli splendori di un tempo.

NOTE

- ANTEPRIMA MONDIALE ALL'APERTURA DELLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA IL 27 AGOSTO 2003.

CRITICA

"Allora niente sotto il sole di Allen? Niente affatto perché Woody, in silenzio, porta a compimento una rivoluzione copernicana del suo universo, solo in parte annunciata. Abbandona il ruolo centrale della storia. La voce narrante dell'eterno protagonista dei suoi film è qui quella del giovane Jerry che ammicca allo spettatore, riassume, moraleggia, come ha fatto Woody fin dall'inizio della sua carriera". (Andrea Martini, 'Il Resto del Carlino', 28 agosto 2003)

"Allen ha recitato per altri registi, ma mai ha diretto film scritti non da lui. Dovrebbe cominciare, prima che gli incassi in declino e Steven Spielberg, il suo produttore glielo impongano, come gli hanno imposto di fare una tournée propagandistica in Europa, dove Allen ha gran parte del suo pubblico. Ma non ci si auguri che Allen si ritiri: assicura infatti alcuni dei rari momenti di buon cinema in un festival". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 28 agosto 2003),

"A un cane vecchio è inutile insegnare giochi nuovi. La strategia della DreamWorks per rilanciare Woody Allen non ha funzionato. Non è bastato a salvare 'Anything Else' il suggerimento di prendere un protagonista giovane, Jason Biggs, presente in contemporanea con 'American Pie - Il matrimonio'. Non è servito indurre l'autore ad accompagnare il film alla Mostra di Venezia, con obbligo di conferenza stampa; e neppure è valso occultare la presenza di Woody come attore nel film eliminandone il nome e la figura dalla pubblicità. Il verdetto del botteghino è stato inesorabile: solo due milioni e mezzo di dollari, come dire niente, nei primi quindici giorni di uscita. Ma che ce ne importa dell'America? Da tempo Woody Allen ha scelto il pubblico europeo come il suo interlocutore ideale e si può sperare che sul Vecchio Continente l'accoglienza al film sarà ben diversa. (...) Sono sbagliati i dosaggi delle due storie parallele, quella dei ragazzi e quella del vecchio e del giovane; e quando Woody non è in scena, il tono cala e non si ride più. Però si sorride sempre, magari a copertura di una persistente inquietudine". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 ottobre 2003)

"E Woody prese il fucile. Succede in 'Anything Else', non il solito Allen ma qualcosa di assai diverso. Perché Manhattan non è mai stata così bella e struggente (dev'essere l'età, o forse il dopo - 11 settembre). Perché anche se si ride è una commedia sentimentale, anzi un'educazione sentimentale. E per la prima volta Allen, 68 anni, fa (quasi) da padre a un collega più giovane: il Jason Biggs di 'American Pie', che qui si rivela timido, vulnerabile, umbratile, perfetto alter ego dell'autore da giovane. Naturalmente c'è di mezzo una ragazza, Christina Ricci, broncio da monella e forme da pin-up, donna-bambina buffa e irresistibile. Ma 'Anything Else' non è 'Io e Annie' 25 anni dopo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 ottobre 2003)
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