Anaconda

USA - 1997
Anaconda
Una troupe cinematografica parte su una chiatta fluviale per realizzare un documentario all'interno della foresta brasiliana. Ne fanno parte l'antropologo Steve Cale, la regista Terri, l'operatore alla macchina Danny, il tecnico del suono Gary, la produttrice Denise e l'attore Warren. L'obiettivo è la ricerca del leggendario popolo degli Indios Shirishama, e a guidare l'imbarcazione c'è il locale Mateo. Il viaggio comincia e, dopo qualche tempo, il gruppo incontra un uomo, Paul, bloccato a bordo di una barca senza equipaggio. Viene fatto salire e, informato dello scopo del viaggio, si offre di fare da guida, dicendosi molto esperto dei luoghi. In realtà Paul ha un motivo personale per ridiscendere il fiume: trovare un letale anaconda assassino lungo dodici metri, un predatore talmente mortale da essere diventato a sua volta leggendario. A poco a poco, emerge il carattere violento e cattivo di Paul, che prende il sopravvento su tutti. Quando appare l'animale, si scatena una lotta senza esclusione di colpi, nella quale perdono la vita quasi tutti i membri della troupe. Dopo incredibili pericoli, e dopo che l'anaconda è stato eliminato, Steven e Terri riescono ad uccidere Paul e a restare soli in uno scenario silenzioso e irreale.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: VERNA HARRAH, LEONARD RABINOWITZ, CAROLE LITTLE PER CINEMA LINE FILM CORPORATION, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, IGUANA PRODUCCIONES, MIDDLE FORK PRODUCTIONS, SKYLIGHT CINEMA FOTO ART LTDA., ST. TROPEZ FILMS
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - VIDEO E DVD: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 2000.

- EFFETTI ANIMATRONICI: WALT CONTI.

CRITICA

"È soltanto, ma è già qualcosa, un'ora e mezza di spettacolo disimpegnato nella foresta amazzonica dove Jon Voight (l'eroe perdente di 'Un uomo da marciapiede') ci ricorda in qualche sequenza quanto avrebbe potuto dare al cinema se Hollywood non l'avesse relegato a ruoli secondari. È un prodotto di finzione da consumare svelto, a cui non manca una sensibilità audiovisiva, ma è anche mortificato da personaggi stereotipati, caratteri prevedibili". (Silvio Danese, 'Il giorno', 7 dicembre 1997)

"Da quando i cosiddetti B-movies, pompati da strabilianti effetti speciali, si sono estinti in una indifferenziata serie A, è gradevole imbattersi in un film che rivendica, invece, senza complessi di colpa o sotterfugi stilistici la propria categoria inferiore. Anaconda s'ispira all'esotismo estremo dei 'mondo-movies', al famigerato Cannibal Holocaust di Deodato, agli 'exploitation' anni '70 e propone una spettacolarità elementare, grossolana, a tratti auto-ironica. L'anacondone è una creatura 'animatronica' più simile ad un drago che a un rettile ma la vera belva è il redivivo Voight: irriconoscibile maschera di se stesso, pieno di tic, smorfie disgustanti e ghigni malefici che fa la parodia di Brando/Kurtz. La regia è di Luis Llosa, già responsabile del peggior Stallone visto sugli schermi ('Lo specialista')". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 26 novembre 1997)
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