Amici ahrarara

ITALIA - 2001
Due giovani inventori non riescono a trovare il modo di sbarcare il lunario con la loro passione perchè nessuno cerca i loro brevetti. Poichè sono cugini hanno in comune un ricco zio che li destesta e si guarda bene dall'assecondare i loro desideri. Pur di convincerlo a fare testamento in loro favore arrivano a travestirsi da vecchie zie ma quando sono quasi riuscite nell'intento lo zio perde la memoria...

TRAMA LUNGA
Bruno e Max, due cugini squattrinati, vorrebbero fare gli inventori ma dai loro brevetti non ricavano mai una lira. L'unica speranza che rimane loro è l'anziano zio Giannangelo, proprietario dell'azienda di profumi presso cui lavorano. Lo zio è ricco e dovrebbe lasciare una bella eredità. Ma il vecchio non li può sopportare e ha già deciso di non considerarli affatto nel testamento. Per cercare di cambiare la situazione, i due si travestono da zie, stanno per convincerlo a cambiare, quando una caduta provoca nell'anziano una perdita di memoria. Per riportarlo alla normalità, bisogna che provi forti emozioni. Bruno e Max decidono di rapirlo e di portarlo in Sicilia nei luoghi della sua giovinezza. Quando sono sul posto, vengono arrestati dai carabinieri. A questo punto lo zio riacquista la memoria e vuole tornare a casa. Si va in tribunale. Bruno e Max vengono assolti, mentre ad essere colpevole è la zia Enrica che aveva tramato alle spalle di Giannangelo. Allora lo zio decide di produrre in prima persona le invenzioni dei due scapestrati nipoti.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM. DOLBY STEREO
  • Produzione: MAURIZIO AMATI PER FILMAURO (LUIGI E AURELIO DE LAURENTTIS)
  • Distribuzione: FILMAURO

CRITICA

"Un anno fa offrire un film a I Fichi d'India, coppia di clown stralunati e candidi da cabaret e da svogliato neovarietà televisivo, suonava come una scaltra intuizione produttiva, oggi è poco più che una mossa avventata. Sono secoli che traghettare comici e aspiranti attori dal piccolo schermo al cinema si rivela più pericoloso del transito gestito da Caronte. In questi dodici mesi l'effervescenza della popolarità Tv del duo ha perduto quasi tutte le bollicine e le loro apparizioni suscitano ormai una disarmante e ripetitiva tristezza. Per non affaticarsi si parte per il titolo da un tormentone, si comincia in una rete televisiva di quart'ordine specializzata in televendite, dove Max e Bruno si scatenano nel numero che li ha resi, per una dozzina di minuti, famosi. Non vendono più improbabili appartamenti, ma invenzioni. Due cervelloni senza successo, costretti, per vivere, ad annusare ascelle pelose e pannolini nella fabbrica di profumi e cosmetici dello zio. Tra un ictus e un'amnesia, il parente ricco sta per morire e per dare sostanza a una sceneggiatura all'italiana, blanda come una camomilla, i due protagonisti si travestono da donna, si mettono in viaggio con lo smemorato verso la Sicilia, lavano maiali, fanno gli animatori in un supermercato, si agitano. Sotto vuoto spinto". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 20 marzo 2001)

"Date le premesse poteva andar peggio: diretti da Franco Amurri, i Fichi d'India non sfruttano solo la popolarità capitalizzata in tv, ma si sforzano volenterosamente di rinnovare il repertorio. Se il risultato non va oltre la farsa a equivoci, le battute evitano la sguaiataggine e si rivede volentieri Giustino Durano, nella parte del vecchio rimbambito. Quel che sconcerta - magari - è il primo posto di 'Amici Ahrarara' nella classifica settimanale dei film italiani, davanti a Moretti e Muccino". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 marzo 2001)
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