Alpha Dog

USA - 2006
Alpha Dog
Ricercato per spaccio di stupefacenti, rapimento ed omicidio, Jesse Truelove con i suoi 19 anni è il più giovane criminale americano iscritto nella lista nera dell'FBI...
  • Altri titoli:
    Jesse James Hollywood
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: una storia vera
  • Produzione: SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, A-MARK ENTERTAINMENT, ALPHA DOG LLC, VIP 2 MEDIENFONDS
  • Distribuzione: MOVIEMAX (AUTUNNO 2006)
  • Data uscita 23 Febbraio 2007

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RECENSIONE

di Massimo Monteleone
Leggi la recensione completa sul numero di marzo di RdC

Un debito non pagato a un giovane spacciatore di droga conduce ineluttabilmente - per circostanze che si complicano e sfuggono al controllo - all'omicidio di un 15enne, fratello del debitore. Un'esecuzione ordinata dal giovane boss dopo aver sequestrato il minorenne. Una vicenda assurda, nella California dei giovani bianchi coi soldi, aspiranti gangster che hanno cancellato ogni rispetto etico, lasciandosi dominare da tre pericolosi padroni - droga, sesso, violenza. Una generazione senza modelli positivi di riferimento, genitori compresi. Al confronto, la "gioventù bruciata" di James Dean era roba da educande. Qui si resta al grado zero della coscienza di valori primari. Non ci si accorge che rapire un minorenne scatenerà un "domino" fatale senza ritorno. Ispirandosi alla cronaca nera dell'agosto 2000, al caso giudiziario di Jesse James Hollywood, Nick Cassavetes ha girato Alpha Dog. Con un prologo e un epilogo da film-inchiesta, che racchiudono il lungo resoconto degli eventi scanditi da date, orari e indicazioni dei testimoni processuali, Alpha Dog è un ritratto duro e "fenomenologico". Cassavetes non sa e non intende spiegare le ragioni logiche dell'accaduto, non approfondisce le psicologie dei ragazzi della banda e delle ragazze che frequentano. Osserva i fatti come l'entomologo osserva gli insetti. Non assolve né condanna...

CRITICA

"Un orribile fatto di cronaca. Così recente che, per uno dei suoi principali responsabili, c'è un processo tuttora in corso. Ce lo documenta Nick Cassavetes, figlio del grande John, con un realismo duro che ci mette aspramente a confronto non solo con situazioni aberranti ma con personaggi di una sgradevolezza spesso insostenibile. Ci si muove tra drogati e spacciatori di droga, però in ambienti di una media borghesia dove i soldi non mancano e nemmeno certi agi, persino con feste in piscina. (...) Le sequenze migliori sono quelle che si stringono, appunto, attorno al rapporto che via via si instaura fra il prigioniero e i suoi futuri carnefici e convince, agghiacciando, la pagina nera e straziante dell'uccisione, in una cornice desolata, con la vittima che non si rende conto del mutamento di coloro cui si era quasi legato. Il resto ondeggia fra il documento dal vero (con didascalie a indicare date e luoghi) e una rappresentazione in cui la finzione, per caratteri e gesti, si fa spesso pesante. Pur con interpreti degni di nota, non solo quelli quasi anonimi al centro, ma Sharon Stone, nelle vesti disperate della madre, e Bruce Willis, un torvo spacciatore. All'insegna del realismo più scabro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 23 febbraio 2007)

"Cassavetes ha dato un seguito ideale a 'Blow', il suo precedente film con Johnny Depp sull'uomo che 'importò' la cocaina a Hollywood, descrivendoci un'America drogata prima di tutto di se stessa. Lo stile è nervoso, espressionista, schizzato: il ritmo è febbrile, scandito dalla ricostruzione minuto per minuto del fatto di cronaca, anche se i nomi sono tutti cambiati. Bruce Willis e Sharon Stone sono, rispettivamente, il padre di Johnny e la madre del ragazzino ucciso. Son bravi, ma più che di interpretazione dovremmo parlare di esibizione, per la serie: guardate quanto siamo fighi, siamo divi miliardari e ci imbruttiamo nel nome dell'arte. Ma chi gliel'ha chiesto?" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 23 febbraio 2007)

"L'interesse principale di un film come 'Alpha Dog' è, in fondo, estrinseco al film stesso. Consiste nel fatto che gli eventi narrati sono realmente accaduti, nel 2000, a Los Angeles, e che in America l'uscita della pellicola è stata contestata col rischio di interferenza al processo in corso. Alle prese con un soggetto ambiguamente attraente - per la sua repulsività - il regista Nick Cassavetes (anche sceneggiatore) ha cercato di rappresentarne l'assurdità: gli eventi sfuggono di mano a un gruppo di ventenni producendo un risultato follemente perverso, oltre ogni prevedibilità. Esito che Cassavetes imputa, in buona parte, all'assenza e alla sordità dei genitori. Il risultato è ottenuto solo in piccola parte perché il film (pur selezionato al Sundance e vincitore al Noir di Courmayeur) è in sostanza un resoconto rumoroso e un po' ripetitivo, dove l'universo adulto si riduce ai 'cammei' di Sharon Stone (la madre di Zack) e Bruce Willis (il padre di Truelove)." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 febbraio 2007)

"Nei festival nobili è la regola. L'ultima volta è però capitato anche al Noir di Courmayeur, dove il film migliore, lo splendido francese 'La voltapagine', ha subito l'ingiusto affronto di venir scavalcato nel giudizio finale dal concitato americano 'Alpha Dog'. Scritto e diretto dal figlio d'arte Nick Cassavetes, anni luce dal talento di papà John, è un poliziesco inutilmente violento e dall'ossessivo turpiloquio, ispirato a una tragica storia vera. (...) In sintesi: troppo lungo il preambolo, sfibrante la strada per arrivare al dunque, esageratamente defilati Sharon Stone e Bruce Willis. Non si può negare che la tensione salga nel finale, ma il tempo buttato via, chi lo risarcisce?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 febbraio 2007)

"Un pugno nello stomaco, un'overdose di crudo pessimismo. Ma certo un film poderoso, incalzante, 'gremito' di realtà, eppure mai destinato ai moralistici riti del Dibattito: 'Alpha Dog' ribadisce - si spera a beneficio di un pubblico più vasto - lo straordinario mix di autenticità e intensità attivo nello stile dello sceneggiatore e regista Nick Cassavetes, figlio del grande John e di Geena Rowlands. (...) Per come incide col bisturi della cinepresa nei corpi modellati dai pesi e stravolti dalla droga, nei cervelli rintronati dal rap, nelle patetiche ingenuità e nelle turpi emulazioni tra gli adepti delle gang della fuck generation, il film può essere posto allo stesso livello di 'Io sono Charlotte Simmons', l'ultimo best-seller dell'inimitabile maestro del romanzo sociale Tom Wolfe. Cruciali risultano i ruoli degli adulti, tutti appartenenti alla nuova classe media suburbana cui conferiscono sfumature impressionanti Bruce Willis, Harry Dean Stanton e i pochi (sublimi) minuti di Sharon Stone. Ma è ovvio che gli shock psico-patologici più minacciosi siano a carico della violenza del branco, in cui primeggiano l'emergente Emile Hirsch e l'inquietante rockstar Justin Timberlake. Personaggi senz'altro repellenti, eppure condizionati da una proterva libertà totale di cui in fondo non sanno cosa fare." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 febbraio 2007)

"Nella Los Angeles bene dei giovanotti della fuck generation che vendono droga e violenza, un ragazzo attende la pena capitale: ha fatto giustiziare, per crediti e sgarri, il giovane fratello di un cliente. Ed ecco l' agghiacciante panorama ricostruito non senza polemiche nel film: famiglie malavitose (Bruce Willis e Dean Stanton), cinque minuti da brivido di Sharon Stone, madre della vittima, la violenza infantile e omicida del branco con la star musicale Justin Timberlake, l' altra vittima, il finto amico che poi punta la pistola. Con gran ritmo nefando, cambiando nomi ed inserendo un' ultima scena seguendo le indagini, Nick Cassavetes gira a suo modo un documentario finto ma serrato, impressionante per la psicosomatologia degli attori e la voglia di denuncia sociologica che sposa la causa anche manieristica di un cinema che da tempo inquadra questa infelice, peggio gioventù americana." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 febbraio 2007)
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