Alexander

GRAN BRETAGNA, USA, GERMANIA, OLANDA - 2004
Alexander
Il giovane Alessandro Magno, divorato dal desiderio di gloria e avventura, parte dalla Macedonia per conquistare ed estendere il suo dominio fino ai territori oggi noti come Asia centrale, portando il suo esercito in zone dove fino ad allora mai nessun occidentale era arrivato. Portava dentro di sé il desiderio di guadagnare l'approvazione del padre Filippo, le difficoltà con l'ambiziosa moglie persiana Roxane e il sostegno della profonda amicizia con l'amico Efestione. Insieme al suo generale Tolomeo non è mai sconfitto in battaglia, cosa mai successa nella storia militare. Alessandro e i suoi uomini si spingono attraverso deserti, montagne, giungle misteriose, lottando con chiunque osi ostacolare il loro cammino...
  • Durata: 173'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, AVVENTURA
  • Produzione: MORITZ BORMAN, JON KILIK, THOMAS SCHUHLY, IAIN SMITH E OLIVER STONE PER INTERMEDIA FILMS, IMF PICTURES, PACIFICA FILM, WARNER BROS.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2005)
  • Data uscita 14 Gennaio 2005

TRAILER

NOTE

- CONSULENTE STORICO: ROBIN LANE FOX.

CRITICA

"C'è ancora qualcuno che parla di cinema, davanti a un film? C'è ancora spazio per considerare le qualità che danno profondità, coerenza, risonanza a un buon film, o i prodotti della cosiddetta settima arte sono ormai condannati a suscitare discussioni in cui tutto fa brodo, il costume, le intenzioni, la fedeltà storica e perfino la correttezza politica, fuorché appunto quella fusione di ritmo visivo e sonoro, detto e non detto, mostrato e non mostrato, che chiamiamo cinema? Prendiamo il caso 'Alexander'. Tanto Stone che i suoi detrattori brandiscono come clave aspetti certamente primari ma non decisivi. Chiaro ad esempio che non è la pansessualità di Alessandro Magno a infastidire, ma l'incapacità della regia (e di Colin Farrell) a fare di questa sessualità una realtà viva e vibrante, intimamente connessa con una mentalità e una religione abissalmente lontane dalle nostre. Altrettanto si può dire per quasi tutti gli snodi decisivi del film di Stone, grande regista che però qui appare confuso, enfatico, sopraffatto dalla materia, dunque costretto a cucire insieme col filo bianco registri espressivi molto diversi senza mai riuscire ad armonizzarli. Così non è la chiave edipica, ci mancherebbe, a essere debole in sé. E' la pochezza estetica e recitativa del terzetto Val Kilmer-Angelina Jolie-Colin Farrell, ovvero Filippo, Olimpiade e Alessandro, a rendere i tormenti intimi del giovane re declamati e inautentici. (...) Naturalmente il regista di 'Platoon', 'Jfk' e 'Natural Born Killers' merita un minimo di difesa d'ufficio. Si possono elogiare ad esempio le scene di battaglia. E' notevole il Dario ieratico e sconfitto disegnato dal sorprendente Raz Degan, una delle poche immagini che si stampano nella memoria (sarà un caso se non pronuncia una sola parola intellegibile?). Si possono apprezzare il messaggio multiculturale e il rigore storico di scene e costumi. Ma torniamo al punto di partenza. Ci sono capolavori storicamente assurdi ma cinematograficamente entusiasmanti. 'Alexander' non rientra nella categoria. E spiace che per il fiasco Stone mediti di trasferirsi in Europa perché all'America deve tutto. Il carattere, la storia, la combattività. E i film migliori." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 gennaio 2005)

"Che 'Alexander' di Oliver Stone sia un pasticcio è cosa nota, come il fatto che farà fatica al box office, vedi nella puritana America. Peccato, perché è un film forse sbagliato, ma con genio, per eccesso, da non confondersi col computer kitsch di 'Troy'. Nel raccontare infanzia e adolescenza del guerriero che a 25 anni si era impadronito del 90% del mondo conosciuto, Stone inquadra il privato e soffre. Pur con due strepitose scene di battaglia che partono astratte e finiscono atroci, quella a Gaugamela dove Alessandro con i suoi (in tacchi a spillo?) vinse il persiano Dario e quella indiana con gli elefanti virata in rosso psichedelico, la storia è clamorosamente freudiana, col super io presso Zeus e nell'Iliade di Achille e riferimenti non casuali ai grandi mammoni, Edipo e Amleto. (...) La morte dell'amico, fra broccati viziosi, è un pezzo da 'Signora delle camelie' in scenografia scaligera da Wallman, una follia visiva: si possono chiamare testimoni 'La cena delle beffe' di Benelli e 'Chant d'amour' di Genet. Peccato che la verbosità dell'impianto rallenti il decorso visionario, per colpa di Hopkins che parla senza freno. Farrell, con l'aria un po' catatonica, è prodigioso, un Magnum introverso indimenticabile. Così tutto l'impianto dell'affascinante colosso gayo in 2 ore e 53' , in cui c'è di tutto, di più e troppo, anche un coraggio sadomaso di energica sincerità che stupisce Hollywood abbia permesso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 gennaio 2005)
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