Albert Nobbs

2/5
Glenn Close sugli scudi. Ma il suo trasformismo non basta: l'estetica è anonima, il racconto stanco

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GRAN BRETAGNA 2011
Irlanda, XIX secolo. Albert Nobbs è cameriere in un albergo di Dublino e la sua vita è interamente dedicata a svolgere al meglio la sua professione per raggranellare un gruzzolo sufficiente ad aprire una propria attività commerciale. Tuttavia, Albert Nobbs nasconde un segreto: in realtà è una donna che, con il passare del tempo e il sopraggiungere di nuovi eventi, rischierà di restare imprigionata in un ruolo da lei stessa costruito...
SCHEDA FILM

Regia: Rodrigo García

Attori: Glenn Close - Albert Nobbs, Mia Wasikowska - Helen Dawes, Aaron Taylor-Johnson - Joe Macken, Brendan Gleeson - Dott. Holloran, Janet McTeer - Hubert Page, Jonathan Rhys Meyers - Visconte Yarrell, Pauline Collins - Sig.ra Baker, Bronagh Gallagher - Cathleen, Brenda Fricker - Polly, Antonia Campbell-Hughes - Emmy Keyes, Maria Doyle Kennedy - Mary, Mark Williams - Sean, John Light - Percy Smythe-Willard, Annie Starke - Aileen, Phoebe Waller-Bridge - Viscontessa Yarrell, Emerald Fennell - Sig.ra Smythe-Willard, Kenneth Collard - Sig. Pigot, Serena Brabazon - Sig.ra Amelia Moore, Daniel Costello - Sig. Sweeney, Judy Donovan - Madame Pigot

Soggetto: George Moore - racconto, István Szabó

Sceneggiatura: Gabriella Prekop, John Banville, Glenn Close

Fotografia: Michael McDonough

Musiche: Brian Byrne

Montaggio: Steven Wesiberg

Scenografia: Patrizia von Brandenstein

Arredamento: Jenny Oman

Costumi: Pierre-Yves Gayraud

Durata: 113

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: RED ONE MX, REDCODE RAW (4.5K)

Tratto da: racconto "The Singular Life of Albert Nobbs" di George Moore

Produzione: GLENN CLOSE, BONNIE CURTIS, JULIE LYNN, ALAN MOLONEY PER CHRYSALIS FILMS, MOCKINGBIRD PICTURES, PARALLEL FILM PRODUCTIONS, WESTEND FILMS

Distribuzione: VIDEA CDE (2012)

Data uscita: 2012-02-10

TRAILER
NOTE
- CANDIDATO AI GOLDEN GLOBES 2012 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (GLENN CLOSE), ATTRICE NON PROTAGONISTA (JANET MCTEER) E CANZONE ORIGINALE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER: MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (GLENN CLOSE), NON PROTAGONISTA (JANET MCTEER) E MIGLIOR TRUCCO.
CRITICA
"Un omino in marsina e bombetta, che potrebbe essere Charlot se non portasse l'ombrello al posto del bastoncino, attraversa tutto un film con muta umiltà, sommessa cupidigia e un sorriso angelico che se non avesse incantato i selezionatori degli Oscar si potrebbe definire da schiaffi. Tanto più che l'omino che si chiama 'Albert Nobbs' dando il titolo al film, ha la faccia della crudele Crudelia Demon e della vipera marchesa de Merteuil, e della eroticamente squilibrata Alex, cioè di Glenn Close: che finalmente, arrivata a 64 anni, il fatale fascino appena incrinato, ha optato per la bontà e, per riuscire a far piangere i suoi solitamente terrorizzati ammiratori, ha dovuto decidersi a cambiare sesso, cioè a entrare, dentro una storia genere 'Piccola TransFiammiferaia', in un ruolo apparentemente maschile abbastanza inquietante da gelare le lacrime oltre che il sangue. (...) Nella storia c'è tutto, la vecchia Irlanda, l'impossibile vita delle donne là e allora, il loro sfruttamento, la mascalzonaggine maschile, la miseria del proletariato, le risorse del travestimento, e c'è pure il colera. Ma chissà come ce ne importa poco." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica, 10 febbraio 2012)

"Glenn Close si è già vestita da uomo. In teatro, per interpretare il personaggio di un maggiordomo in un testo scenico di George Moore, 'Albert Nobbs', appunto. Adesso torna a quel testo, ma in un film diretto da Rodrigo Garcia che si era già occupato di lei al cinema con ben due film, 'Nove vite di donna' e 'Le cose che so di lei'. (...) Più che la trama, fitta anche di episodi e di personaggi secondari, ammetto di aver soprattutto seguito l'esibizione di Glenn Close, le sue timidezze, le sue paure, l'ansia costante che la scoperta della sua vera identità possa significare il suo licenziamento immediato e, forse, il carcere; poi quel suo quasi ingenuo coltivare il sogno di una vita diversa, lontana da quegli ambienti soffocati da una polverosa etichetta e da vuoti rituali mondani e aperti, invece, ad orizzonti liberi e senza limiti, come quel mare cui aspira di continuo. Glenn Close, per esprimerci tutti questi sentimenti e queste dolenti sensazioni, si è affidata in primo luogo alla sua mimica. Spesso indurita, dalle finzioni cui è legata ma anche dalle sofferenze, prodiga di sfumature sottili e in più punti addirittura segrete, messe ancor più in rilievo da una gestualità che, costretta dagli abiti maschili - e da quelli di un maggiordomo di classe - riesce a tenersi in equilibrio perfetto fra gli impacci e le durezze. In cifre esemplari. Attorno il film, che però vale quasi soltanto per lei. Al suo fianco, nelle vesti della piccola cameriera, con cui si illude di poter realizzare il suo sogno, Mia Wasikowska. La ricorderete in 'Alice in the Wonderland'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 10 febbraio 2012)

"Forse Glenn Close rincorreva inconsciamente questo ruolo dal momento dell'esordio oltre un trentennio fa. Sicuramente si era già convinta d'averlo trovato a teatro, interpretando la protagonista della pièce 'La Vie singulière d'Albert Nobbs', tratta da un racconto di George Moore, nella versione americana dell'82. Non è poi una grande sorpresa ritrovarla candidata & favorita all'imminente Oscar di migliore protagonista grazie ad 'Albert Nobbs' da lei prodotto, sceneggiato e interpretato. Una vocazione professionale a lieto fine che non sembra, però, coronata da un titolo indelebile o imperdibile. (...) Tutto scorrerebbe in sintonia all'accumulo della polvere del tempo, se non intervenissero alcuni colpi di scena, o meglio imbarazzanti inciampi dovuti vuoi al caso vuoi alla prepotenza dei sentimenti che minacciano da ogni parte di demolire la messinscena delle identità sociali e sessuali. Sarà, comunque, per colpa del regista Rodrigo Garcia (...), della storiella sentimentale collaterale o del meccanismo narrativo alla lunga monotono e ripetitivo, ma 'Albert Nobbs' non decolla, lasciando scarsa traccia nel cuore e nella mente degli spettatori. O almeno di quelli non disposti ad accontentarsi delle sontuose prestazioni «en travesti» e delle ricorrenti ambiguità omo/etero che chiamano in causa persino il finto omaccione di professione imbianchino interpretato da Janet McTeer (ovviamente anch'essa titolare di una nomination come non protagonista)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 febbraio 2012)

"La Close nei panni (cupi) di un uomo è candidata all'Oscar ma il film non decolla. II travestitismo in teatro esiste da sempre, ma di solito trattasi di impostura temporanea, finalizzata a uno scherzo, a un inganno, alla necessità di sciogliere i nodi di una vicenda intricata. In 'Albert Nobbs', candidato a tre Oscar fra cui quello per Glenn Close nel ruolo del titolo, è diverso: il travestitismo funziona come una prigione a vita, ed è cupo, punitivo, triste. (...) Diretto da Rodrigo Garcia, figlio di Gabriel Garcia Marquez, che ha sempre dimostrato gran sensibilità nei confronti dell'universo femminile, il film è stato sceneggiato sulla base di un racconto di George Moore dall'irlandese John Belmont e dalla stessa Close: la quale, avendo interpretato il ruolo a teatro nel 1982, coltivava da allora il progetto di portare Nobbs sullo schermo. Idea evidentemente non erronea se si guarda alle nomination ottenute, e tuttavia noi restiamo con l'impressione che, pur pregevole per qualità di recitazione ambientazione e regia, la pellicola non decolli: come se la rigida maschera di mascolinità adottata dalla protagonista investisse l'intera vicenda impedendogli di vivere, di respirare." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 febbraio 2012)

"Nella lotta delle classi, ma anche nelle stanze d'hotel, nei volti, negli abiti, si sente l'odore e il peso di un mondo immobile. La vita di Nobbs è in sé un romanzo sociale sull'identità. Il suo destino di isolamento rivela la proibizione dell'indipendenza femminile. L'ambientazione dickensiana denuncia le convenzioni sociali e la rapacità dei furbi. Prova di virtù artistica e nobiltà civile per l'eccellente Close che, trasferendo il personaggio dal palcoscenico allo schermo, lascia però nel trucco e nei tempi di recitazione una segnata teatralità. Alla regia, un po' ingessata, sedotta dal décor d'epoca, il figlio di Garcia Marquez." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 10 febbraio 2012)

"Bizzarro, angosciante, ben confezionato dramma in costume sui tormenti delle donne lavoratrici di un secolo e passa fa. Glenn Close è così brutta che non si fatica a crederla un uomo. Sarebbe stato più arduo spacciarla per una donna." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 febbraio 2012)

"II personaggio della vita di Glenn Close è maschio. Così l'attrice dichiara da 30 anni e finalmente il cinema le offre la chance, che lei si adatta (dall'omonimo racconto) e produce. Indubbiamente sublime nella maschera en travesti dell'umile cameriere, la Close è l'anima totale di questo rigido dramma irlandese 'da interni' di inizio XX secolo, ove i monster annullano i dislivelli sociali in negativo. Ignoranza, volgarità, grettezza mescolano upper & working class, con le donne reiette in ogni caso. Conviene dileguarsi nei calzoni di fustagno, e diventar uomo a tutti gli effetti, persino sposando - per amore - un'altra donna. Il meccanismo, sulla carta surreale, nel film diventa credibile, anche grazie alle performance 'drag' non solo di Glenn ma anche della 'simile' McTeer. Peccato il cine-testo del messicano ormai californiano Garcia non decolli mai, ostentando monotonia e schematismo laddove si poteva osare assai oltre. Candidato a tre Oscar: Close, McTeer e ovviamente chi le ha truccate." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 febbraio 2012)