Agente 007, la spia che mi amava

The Spy Who Loved Me

GRAN BRETAGNA - 1977
Agente 007, la spia che mi amava
Dopo aver recuperato al Cairo, battendo la spia sovietica Anya Armasova, un microfilm con il segreto per sconvolgere le difese atomiche della Nato, James Bond, viene incaricato di far luce sulla scomparsa di due sommergibili nucleari. Poichè uno di questi è russo (e avendo Gran Bretagna e Unione Sovietica deciso di unire le loro forze per l'occasione), James Bond si trova a collaborare proprio con Anya. Insieme, le due spie scoprono che a far sparire i sommergibili è stato l'armatore nordico Stromberg, il quale, giudicando il mondo prossimo allo sfacelo, intende fondarne uno nuovo nelle profondità marine. A tal fine vuole distruggere, con i missili dei due sommergibili, sia New York che Mosca, i centri vitali delle superpotenze responsabili del destino che attende l'umanità.
  • Altri titoli:
    La espía que me amó
    L'espion qui m'aimait
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, SPIONAGGIO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE TECHNICOLOR, 35M (1:2.35)
  • Tratto da: Personaggi creati da Ian Fleming
  • Produzione: ALBERT R. BROCCOLI
  • Distribuzione: UNITED ARTISTS - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI), DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2008)

CRITICA

"Decimo della serie 'bondiana', il film non è diverso, nell'intreccio, da tutti i precedenti: l'agente 007 affronta e sgomina, dopo un calcolato alternarsi di successi e sconfitte parziali, il solito folle miliardario che mette in pericolo il mondo intero. Immutato, ovviamente, è anche il personaggio: James Bond è l'intrepida spia e l'impenitente dongiovanni di sempre. La fissità dell'intreccio e la prevedibilità della sua conclusione non nuocciono, tuttavia, alla qualità, davvero notevole, del costoso spettacolo inscenato dal regista e dai suoi collaboratori, tra i quali primeggiano, per inventiva e abilità tecnica, i due sceneggiatori, lo scenografo, l'autore degli effetti speciali. La varietà della ambientazione (Egitto, Sardegna, Scozia, isola canadese di Baffin, alpi austriache), la ricchezza di trovate avvenieristiche, il ritmo inesausto fanno di questo film una mirabolante 'macchina di meraviglie', che il regista ha governato, inoltre, con un fine gusto dell'ironia." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 83, 1977)
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