A Single Man

USA - 2009
1/5
A Single Man
1962. George è un professore universitario di origine inglese che vive in California. A causa di un incidente stradale, George perde Jim, il compagno con cui ha condiviso 16 anni di vita, e si trova improvvisamente a dover fare i conti da solo con i pregiudizi che circondano gli omosessuali. Quando anche il suo vicino di casa ingaggia una furiosa lotta personale contro di lui e Kenny, uno dei suoi studenti si convince di essere la sua anima gemella e di non volersi tirare indietro, George trova appoggio nella sua amica di sempre, Charlotte...
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Un uomo solo" di Christopher Isherwood (ed. Adelphi)
  • Produzione: TOM FORD, CHRIS WEITZ, ANDREW MIANO E ROBERT SALERNO PER ARTINA FILMS, DEPTH OF FIELD, FADE TO BLACK PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ARCHIBALD FILM (2010) - DVD E BLU-RAY: CG HOME VIDEO
  • Data uscita 15 Gennaio 2010

RECENSIONE

di Diletta Allievi
Se non fosse un film, A Single Man di Tom Ford sarebbe un bellissimo spot: caldo, rassicurante, laccato. Ma siccome a Venezia lo hanno presentato in concorso, bisogna dedurne che di cinema si tratta, anche se del genere promozionale. Il problema è che il famoso designer di moda americano si è buttato dietro la macchina da presa applicando i principi della vecchia professione alla nuova, preoccupato soprattutto di esibire in "bella forma" il romanzo di Christopher Isherwood, piuttosto che tradurlo adeguatamante per immagini. Così, quella che poteva (doveva?) essere una storia macchiata da dolore e isolamento, smarrimento e crisi spirituale, diventa una luccicante passerella di istantanee in movimento, fotogrammi di assoluta bellezza formale, animati dalla macchina estetizzante di un cinema interessato solo al maquillage del reale. Il Single Man del film è George Falconer (Colin Firth), un professore universitario che perde la bussola dopo la morte del compagno Jim (Matthew Goode). Nè l'amica Charley (Julianne Moore), né le attenzioni di un giovane studente, Kenny (Nicholas Hoult), sembrano in grado di riportarlo alla vita. L'uomo è determinato al suicidio, lo pianifica in ogni dettaglio. Quando tutto sembra deciso però, una visita inaspettata ne mina i propositi. L'uomo forse cambierà idea, Ford no. Lo stilista-regista non abbandona mai il suo stile manierato e il suo tocco glamour, risolvendo pure il problema della maturazione interiore di Colin Firth - ammirevole nello sforzo di apparire, almeno lui, autentico - nel più facile e didascalico dei modi, ovvero abbinando la voce fuori campo del protagonista al veloce remix di scene e immagini già viste. Farcite ovviamente di nuovi e radiosi significati, che rivestono il racconto dal di fuori anziché emergere dall'interno. Per l'esistenzialismo prêt-à-porter anche la morale è una questione di forma.

NOTE

- COPPA VOLPI A COLIN FIRTH PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO (COLIN FIRTH), ATTRICE NON PROTAGONISTA (JULIANNE MOORE) E COLONNA SONORA.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER IL MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (COLIN FIRTH).

CRITICA

"Controllatissimo, glaciale, studiato, mai un respiro di troppo, un capello fuori posto, un'inquadratura che non sia disegnata fino all'ultimo dettaglio. L'esordio dello stilista Tom Ford, già designer di moda per Gucci e Saint Laurent, è un gioiello di modernariato e di mimetismo che lascia il cinema come l'ha trovato ma incanterà i perfezionisti, gli ossessivi, chi ama le immagini lavorate come pezzi d'oreficeria e i sentimenti che si incastrano al millimetro come in un puzzle. Gli altri cercheranno invano un soffio d'aria in tanta perfezione, ma in mancanza di vera emozione l'emozione è ambigua e imprevedibile per natura si può ammirare la perizia con cui Tom Ford ha portato liberamente sullo schermo il racconto di Isherwood. (...) Un film-vetrina, cui non manca nulla tranne il calore." (Fabio Ferzetti, 'Il messaggero', 12 settembre 2009)

"Il film saluta il debutto dietro la macchina da presa del designer d'alta moda di Yves Saint Laurent e Gucci: ambientato nella Los Angeles del 1962 e interpretato magistralmente da Colin Firth, il film racconta l'itinerario fisico e spirituale del professore George, annichilito dalla morte del compagno Jim. (...) L'intervento rigeneratore potrebbe essere rappresentato dal giovane bello e bistrato che lo perseguita, asserendo d'averlo identificato come anima gemella: ma, ahimé, la propria natura omosessuale, sia pure liberata in anticipo sui tempi, può condurre solo alla più estetizzante delle catarsi. Ford, in pratica, copia senza ritegno le bellurie, le svenevolezze, i flou preziosi, le inquadrature pittoriche che hanno fatto la fortuna del cinema di James Ivory, un manieristico imitatore del Visconti più decadente. A molti spettatori questo tipo di autoritratto autoindulgente, disegnato sullo schermo a furia di dettagli inamidati e perfezionisti, piacerà immensamente. Con tutto il rispetto che gli dobbiamo, ci viene in mente la più impertinente delle domande: se lo stesso racconto fosse stato dedicato alle traversie di personaggi eterosessuali, non sarebbero volati i pomodori anziché gli applausi?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 settembre 2009)

"Tom Ford con questo film, che mescola l'oraziano imperativo de 'L'attimo fuggente' e il languore di 'Morte a Venezia', fa pubblicità a tutto, ma l'unico gruppo di persone alle quali fa proprio un brutto scherzo sono gli omosessuali che nel film vengono dipinti come gente sensibile ma alla fine superficiale e compulsivamente ossessionata dall'ordine e dal design. Non proprio quello che avremmo voluto vedere. La nostalgia per il Tom Ford stilista ora ce l'abbiamo noi." (Francesco Bonami, 'Il Riformista', 12 settembre 2009)

"Ispirato al romanzo omonimo di Christopher Isherwood, lo stilista Ford, legato per lungo tempo alle case di moda Gucci e Saint Laurent, fa di questa semplice storia d'amore una riflessione sul senso della vita che si capovolge nell'esistenza di un uomo di mezza età, non solo perché il suo amore è morto, ma perché - come un adolescente - anche egli si trova di fronte a un cambiamento di prospettiva a cui non sa dare un nome. Sarà proprio la sofferenza ad aiutarlo a trovare la strada. Con un'estetica strabordante e una fotografia che esalta le bellezze maschili e i loro vestiti, Tom Ford riesce comunque a non perdere il nucleo del suo film, il senso della crisi di un cinquantenne, l'incombere della disperazione e poi la sua risoluzione. Un bellissimo percorso umano e amoroso che ieri ha fatto gridare molti 'al Leone'. Pensando ad Ang Lee, Cavani e Bonnaire in giuria potrebbe anche essere. Daremmo invece per certa la coppa Volpi al magnifico protagonista, Colin Firth." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 12 settembre 2009)

"'A Single Man' è molto patinato e pure molto intenso, quasi maniacale nell'attenzione ai dettagli e nella ricostruzione precisa di un'epoca, i primi anni Settanta, e però pervaso da una sottile tensione che lo solleva dalla pura e semplice calligrafia." (Stelio Solinas, 'Il Giornale', 12 settembre 2009)

"Cosa ci fa in concorso uno stilista di moda (Gucci, Yves Saint Laurent) alla sua opera prima? Una bella figura. (...) 'A Single Man' deve molto al documentario di Tina Mascara e Guido Santi, Chris & Don controcampo visivo e emozionale di un film che parla di passione nell'assenza dell'altro, della vita fatta di flash-back invece che di flash-forward, delle piccole cose rivelatrici di felicità. Al contrario di Chéreau che include la donna per poi metterla fuori campo, il regista stilista espande l'aura eretica-erotica a una maggioranza sensibile, basta ascoltare la colonna sonora di Abel Korzeniowski/Shigeru Umebayashi e 'Stormy Weather' eseguita da Etta James per sentirsi nei panni firmati Tom Ford." (Mariuccia Ciotta, 'Il manifesto', 12 settembre 2009)

"'A single man' è invece elegante, ma di un'eleganza esteriore di gusto pubblicitario: i quadretti d'intimità sotto coperte di cashmere, le strette passionali immerse sott'acqua magari per smussare la nudità virile, le cenette a due con l'amica, la perfezione fisica dei protagonisti. Oltre che elegante in un modo simile, il film è fortemente sentimentale, come capita spesso nelle rappresentazioni dell'amore gay vero e duraturo: musica, canzoni, fotografie per caso ritrovate, tutto coincide a formare un tessuto amoroso un poco manierato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 settembre 2009)

"Non c'erano molte aspettative per l'esordio nella regia di Tom Ford: che vocazione cinematografica può nascondere un celebre stilista, apprezzato in tutto il mondo per il suo lavoro come direttore artistico di Gucci e Yves Saint Laurent? E invece 'A Single Man', che ha chiuso il concorso, ha sorpreso più o meno tutti, rivelando se non proprio un autore, almeno un regista con indubbio talento. (...) Come spesso succede agli esordienti, Tom Ford sembra preoccuparsi più della composizione dell' inquadratura e delle singole scene che del flusso narrativo, e non sa evitare certe sottolineature eccessive e un po' compiaciute (l'incubo del corpo abbandonato in acqua, i tentativi di suicidio, certe troppo schematiche variazioni di colore e di luce per evidenziare i ricordi), ma in altri momenti sa rendere perfettamente la malinconia e la stanchezza di vivere del protagonista - la lezione agli studenti sulla paura, la cena con l' amica divorziata - grazie anche a un Colin Firth di straordinaria bravura nel giocare di sottrazione e nell' evitare qualsiasi inutile gesto affettato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 settembre 2009)

"I colori della fotografia variano con la temperatura emotiva: desaturati per il lutto e la tristezza, da spot della pasta Barilla quando Colin Firth incontra un giovanotto che gli fa battere il cuore." (Maria Rosa Mancuso, 'Il Foglio', 12 settembre 2009)

"'A Single Man' è il film che mette insieme diverse icone dell'epoca moderna. Per primo, lo scrittore inglese Christopher lsherwood, icona della cultura gay e autore del sofferto libro da cui la pellicola è tratta; in seconda battuta, Tom Ford, ex stilista di Gucci al suo esordio registico. A completare il tutto, il meraviglioso Colin Firth (premiato a Venezia) nei panni di un professore omosessuale." (Diego Carmignani, 'Terra', 15 gennaio 2009)

"Com'è il film dì uno stilista? Stilizzato! E poi manierato, calligrafico, pubblicitario, elegante - se non è elegante Tom Ford, che ha disegnato vestiti e oggetti per Gucci e Yves Saint Laurent, chi deve esserlo? - e, ma sì, pieno di stile. E incredibile come noi critici lavoriamo sui cliché. C'è cascato anche il sottoscritto, che da Venezia ha effettivamente defluito il film 'elegante' - perché lo è, ma non si tratta necessariamente di un difetto. Invece, per molti, sembra esserlo. Se Tom Ford avesse fatto un film sgangherato e sdrucito, con i personaggi vestiti alla Upim, avremmo scritto: ma guarda sto Ford, che originalone! Senza pensare che esiste un'estetica degli stracci che può essere molto più oscena dell'estetica tout court: basti pensare, per restare ai film reduci da Venezia, al terribile 'The Road'. E sé lasciassimo perdere il fatto che Ford ha lavorato nella moda? Proviamo a vedere A single Man come se non sapessimo chi è il suo regista: come un film, insomma. Cosa dovremmo dire? Intanto che questo Ford, pur esordiente, si è circondato (o è stato circondato da parte dei produttori, che è lo stesso) di collaboratori tostissimi: la fotografia di Eduard Grau, la scenografia di Dan Bishop e i costumi dì Arianne Philips sono contributi tecnici da fuoriclasse, così come la presenza nel cast di un attore superbo come Colin Firth. Ma qui rischieremmo di tornare al fatto che Ford... è Tom Ford, lo stilista, e che un esordiente già famoso ha altre chances rispetto a uno sconosciuto. Proviamo invece a dimenticare i nomi appena citati, e analizziamo il film a partire da Christopher lsherwood - autore del romanzo - al quale si ispira. (...) 'A Single Man' è una riflessione sul lutto e sull'attesa della morte. Il fatto che le immagini siano «belle» non toglie alcuna profondità a tale riflessione, che si snoda attraverso il racconto di una giornata tutt'altro che qualunque nella vita di George, professore di inglese in un college californiano. (...) Film gay, certo: in mille sfumature di dialogo e di ambiente, non solo nel tema. Ma soprattutto film sull'amore: sul vuoto affettivo di un uomo solo, 'single', che troppo ha sofferto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 gennaio 2010)

"Tom Ford ha esordito nella regia cinematografica con un film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dove ha convinto gran parte della critica. Gran parte, però, non tutta. Dando fondo al suo immaginario glamour fatto di passerelle e luci messe ad hoc, Ford ha realizzato un mondo di Falconer dove tutto è perfetto, dagli abiti stirati alle scarpe lucidate, alle camicie che sembrano tavoli da biliardo. Il buon gusto impera, non c'è dubbio ed è qui che una parte della critica ha storto il naso: tutto è troppo perfetto. Obiezione che ci può stare, ma fintamente intelligente. E' vero, tutto è perfetto e misurato da un senso estetico che ha dell'inverosimile, ma è cinema e non la realtà dunque se è così che il realista osserva il mondo questa è la sua visione e va rispettata al pari di chi lo vede come una fogna senza speranza. Insomma, l'eleganza formale del film è la sua cifra autoriale, prendere o lasciare sembra suggerire Tom Ford" (Walter Vescovi, 'Secolo D'Italia' 15 gennaio 2010)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy