21

USA - 2008
Las Vegas. Applicando le formule scientifiche al gioco del Black Jack, un gruppo di talentuosi studenti del Massachusetts Institute of Technology, guidato dal loro professore di matematica, sbanca i tavoli di diversi casinò. Uno dei ragazzi, il brillante e timido Ben Campbell, grazie alle vincite riesce a sistemare la sua precaria situazione finanziaria ma, sedotto dalla vita scintillante di Las Vegas e dalla bella Jill, decide di rischiare ancor di più al gioco...

CAST

CRITICA

"La matematica trionfa: serie di Fibonacci, metodo di Newton, cambio di variabile, algoritmi combinatori, teoremi fondamentali del calcolo, equazioni non lineari. Le avventure rischiose sono dinamiche, i trucchi al gioco risultano ingegnosi e divertenti. Il film non è speciale, però come grande truffa al Casinò non è affatto male." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 18 aprile 2008)

"Da Kevin Spacey, che in questo periodo sta mettendo alla prova con successo la sua consumata esperienza di teatrante nella gestione dell'Old Vic di Londra, c'era da aspettarsi qualcosa di più nella doppia veste di coproduttore e interprete di '21'. Smaltito un incipit che incuriosisce, il suo personaggio si incarta nei manierismi e non c'è talento che tenga. Meglio se la cava il promettente Jim Sturgess. Tutto il resto, in maniera non spiacevole, ci riconduce agli usi e costumi del cinema di genere attraverso una scansione narrativa banalmente prevedibile." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 aprile 2008)

"Meriterebbe forse un serio esame la tendenza a fare film lunghi. Prendiamo questo '21' per la regia di Robert Luketic. Sarebbe, e fino a un certo punto è, uno spettacolo vivace, scattante, convenzionale ma coinvolgente. Ma poi, per raggiungere il traguardo finale dei suoi inutili 125 minuti, si spezza, ansima, entra in affanno, gira su se stesso. (...) Altro difetto, oltre la lunghezza, quello di non approfondire il personaggio. Niente di che ma si può vedere." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 18 aprile 2008)

"L'intrigo comunque è debole, di suspense ce n'è poca e gli attori, svogliato Kevin Spacey compreso, non bucano lo schermo. Di fronte a tante assurdità, da St. Vincent, Campione, Venezia e Sanremo parte una promessa: venite pure da noi, chi vince non sarà picchiato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 18 aprile 2008)
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