2046

HONG KONG, FRANCIA, CINA - 2004
2046
Era uno scrittore. Pensava di aver raccontato il futuro, in realtà era il passato. Nel suo romanzo un treno partiva una volta ogni tanto per una destinazione misteriosa: 2046. Chiunque viaggiasse verso 2046 voleva riconquistare i ricordi perduti. Era un paese, una data o un luogo della memoria? Si diceva che laggiù tutto rimanesse immutato. Una supposizione, perché nessuno era mai tornato indietro. Con un'eccezione. Lui era là. Scelse di andarsene. Voleva cambiare.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA, ROMANTICO
  • Produzione: PARADIS FILMS, ORLY FILMS, CLASSIC, BLOCK 2 PICTURES INC., COLUMBIA PICTURES CORPORATION, FRANCE 3 CINEMA, JET TONE FILMS, JET TONE PRODUCTION CO., PARADIS FILMS, SHANGHAI FILM STUDIOS, ZWEITES DEUTSCHES FERNSEHEN, ARTE FRANCE CINEMA, ARTE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 29 Ottobre 2004

RECENSIONE

di D.T.

Non poteva finire che con un amletico dubbio questa edizione del concorso al festival di Cannes, incentrato sulla passionalità e l’ardore dei sentimenti come mai si era visto negli ultimi anni. La virtù filosofica incentrata sulla presenza o assenza del significato più puro del verbo “essere” coglie in pieno l’ultima opera di Wong Kar-wai, 2046. Continuazione concettuale di In the Mood for Love, prolungati e difficoltosi anni di gestazione, sale di montaggio aperte fino all’ultimo giorno a disposizione prima di arrivare sulla Croisette, 2046 è il classico rovello per chi si cimenta nel dare giudizi sul cinema: grande film o film sbagliato? Perché le opere del maestro di Hong Kong di solito non ammettono dubbi e/o ripensamenti, mentre questa volta molti mugugni, composti ed educati va detto, si sono levati. In poche parole la vicenda di Mr. Chow che vive un dolente, sofferto ed errante cammino di donna in donna, nell’attesa di una improbabile ricomparsa di Mrs. Chan (tutti ricorderanno il travolgente amore interrotto fra Chow e Chan nel magniloquente In the Mood for Love) si sdoppia di continuo in una sorta di trasposizione con sconfinamento nello sci-fi, per via di un fantomatico treno che dal 1967 porta nel futuristico 2046.  Elemento narrativo pregnante, parto della mente di Mr. Chow, che di professione fa il giornalista e lo scrittore,  ma anche chiave di accesso in quella dimensione spazio-temporale dove si ritrovano i souvenir perduti, ma da cui nessuno torna indietro. Confine di senso e luogo di vagabondaggio dell’anima, popolato da androidi che piangono solo il giorno dopo, 2046 di Wong Kar-wai fa nascere domande legittime sull’ontologia dell’opera e sul suo significato ultimo: che il tocco autoriale si manifesti in ogni inquadratura di 2046 è innegabile, che l’estetica del nostro sia qualcosa di non copiabile quindi peculiare è altro dato oggettivo, come il fatto che il fascino prettamente visivo non può essere sottovalutato. Eppure si ha la forte sensazione che 2046 sia un film
senza un unico filo conduttore e nettamente separato in due rivoli distinti di narrazione, con una versione montata che sicuramente verrà ritoccata dal
regista (celebre l’insicurezza sul prodotto finito nella carriera di Kar-wai) e con la vaga sensazione che la forma si renda da sola sufficiente e prenda il sopravvento mangiandosi, senza integrarsi, l’anima dell’intero film. Molto lontano da Wong Kar-wai, come dal resto da altri titoli di buon livello, il biografico film di Stephen Hopkins, The Life and Death of Peter Sellers. Prodotto per la tv via cavo HBO, risente di tutti i difetti che i film televisivi intrinsecamente contengono: ritmi e tempi da spettatore che necessita ogni tanto di alzarsi dalla poltrona, superficiali sfumature caratteriali e la rievocazione di dati storico-biografici che tengono desta l’attenzione soprattutto nei momenti in cui il solo, assolutamente noschesiano, Geoffrey Rush cerca di tenere in piedi l’intera baracca saltellando goffamente come il grande Sellers. Infine, rimane forte la sensazione che di film da Palma se ne siano visti (quelli di Assayas, Kusturica, Moore, Kore-eda), ma difficile, e come si sa impenetrabile, è il giudizio del bouquet assortito dei giurati. C’è veramente da aspettarsi qualche grande sorpresa (dall’Asia soprattutto).

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Il film che potrebbe vincere la Palma d'oro è arrivato in ritardo e sembra destinato a subire ritocchi forse sostanziosi visto che Wong Kar-Wai ha continuato a montare e perfino a girare fino a pochi giorni fa. Come ogni opera in progress è un oggetto fluido e inafferrabile, affascinante e labirintico almeno quanto la storia che racconta muovendosi fra passato e presente, realtà e immaginazione, come può fare solo un film aperto e contraddittorio per natura. E' il seguito di 'In the mood for love' (anzi uno dei possibili seguiti), ma non lo è davvero perché Tony Leung riprende il suo personaggio, ma Maggie Cheung appare pochi secondi e al suo posto c'è Gong Li. Si intitola '2046' ma la fantascienza non c'entra, 2046 è la stanza della locanda-bordello di Hong Kong nel quale Tony Leung vive, scrive, ricorda, si disperde in mille possibili amori senza mai (voler) vivere un amore vero. Più che un racconto è un viaggio, dice l'autore, ma un viaggio che non conduce in nessun luogo. Un itinerario tutto mentale dentro ai labirinti del corpo, del desiderio, della memoria, che potrebbero anche essere tre nomi di una cosa sola, una medesima tensione verso quanto resta sempre al di là della nostra portata. (...) Chi ricorda 'In the mood for love' ritroverà il gusto squisito, le atmosfere struggenti, i tagli visivi e musicali di Wong Kar Wai. (...) Magari '2046' doveva durare molto di più, e non è detto che non finirà così. Magari la giuria scarterà un'opera non finita ma così esigente che rischia di divorare il suo stesso autore. Però Wong Kar Wai, al culmine del successo (e del potere), prova, osa, esperimenta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 maggio 2004)

"Molti critici si spazientiscono, le signore si inteneriscono. Nessuno sa raccontare l'amore come Wong Kar Wai, l'amore malinconico nel momento in cui non è ricambiato, l'amore che si consuma, che separa e diventa incancellabile nostalgia, '2046', è costato al suo regista cinque anni di tormenti, l'affanno di non riuscire a raggiungere la perfezione immaginata, interminabili revisioni e rifacimenti. (...) Cristallizzato nei costumi di un'epoca, gli anni '60, il glamour femminile oltre che esotico, è struggente e romantico: pettinature cotonate a torre, occhi disegnati dall'eye liner, lunghi orecchini pendenti, collane di perle, lussuosi abiti aderenti di lamé, scarpine chiuse a tacco alto, calze di seta, andatura ancheggiante e lenta, civetterie sentimentali, teneri silenzi e sguardi provocanti. Tanta bellezza hollywoodiana in un contesto cinese d'epoca. Ma con quale eleganza si muovono le belle creature tra la miseria e l'abbandono degli arredi spregevoli, con quale passione si amano sui giacigli degradati, come conservano imperiosità, mistero, nobiltà, potere, lungo una strana vita vuota, dove sfugge il presente, si cancella il futuro, non c'è che il rimpianto." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 22 maggio 2004)

"Più che un film, '2046' è una collezioni di immagini suggestive e musiche evocative. Almeno se, per film, s'intende qualcosa con un capo e una coda. (...) Estetizzante, affascinante, infine irritante, '2046' esce in cento copie e punta al successo commerciale. Dopo quello di 'Hero' di Zhang Yimou, indicherebbe la fine del pregiudizio anti-cinese del pubblico." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 29 ottobre 2004)

"Il geniale Wong Kar-wai, cinese quarantaseienne nato a Shangai e vissuto a Hong Kong, forse l'unico regista internazionale capace di raccontare l'amore, dà un bellissimo seguito senza fine al suo 'In the Mood for Love', usando attori e attrici tra i più famosi del cinema asiatico. (...) Magnifico." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 ottobre 2004)

"Rispetto al bellissimo 'In the Mood for Love', il nuovo film, ancorché rimontato dopo l'anteprima sulla Croisette, dilata a dismisura gli astrattismi concettuali, le raffinatezze fotografiche, i simboli feticistici e il contrappunto musicale spericolato (dai crooner americani anni Sessanta all'opera lirica); purtroppo, però, finisce anche con l'attorcigliarsi su se stesso, col ripetersi come un disco incantato, col sottoporre le calde emozioni alla doccia del gelido sottotesto. Non è mai il caso di svelare la trama, correndo il rischio di rendere il lettore uno spettatore dimezzato; però stavolta il principio diventa forzoso, perché il critico non è proprio in grado di smontarla con precisione svizzera. (,..) I tasselli del quadro sono inseriti in un dispositivo d'altissimo manierismo, un film esteticamente magnifico che man mano si sfalda - anche per colpa di certe frasette sentimental-sentenziose come 'non importa se tu mi ami o no, io ti amerò comunque' - costringendo lo spettatore ad abbarbicarsi alle sequenze fluttuanti nella nebbia o alle inquadrature laccate dalla cinepresa-pennello. Senza che sia davvero possibile ancorare i temi dell'incomunicabilità struggente, dell'erotismo allusivo, del pessimismo decadentistico e del cinema stesso, che sarebbe insieme amore e memoria, a un basamento narrativo comprensibile e convincente." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 ottobre 2004)

"Capire tutto non conviene e la mirabile malinconia erotica che ci comunica il cinema di Wong Kar-wai vale per quello che si vede, per la sfolgorante modernità che esprime: un mondo perduto di splendide immagini ferite dai tagli arditi delle inquadrature. Che non stanno più insieme, come non sanno più stare insieme gli amanti." (Piera Detassis, 'Panorama', 4 novembre 2004)

"Eros sofisticato e retrò nel '2046' di Wong. Con Wong Kar-Wai siamo di fronte al primo caso di un regista cinese divenuto alla moda in Occidente: ed è curioso che ciò avvenga con un cineasta così sofisticato, anziché con i maestri del cinema d'azione come John Woo e Tsui Hark. Tra l'altro, anche Wong ha avuto i suoi trascorsi nel noir ('As Tears Go By', la sua opera prima) e nel cappa e spada (l'incomprensibile, bellissimo 'Le ceneri del tempo'). Ma la sua fama tra i cinefili è esplosa con 'In the Mood for Love', affascinante melò datato 2000 del quale ora '2046' è una sorta di seguito. (?) Arrivato a Cannes in copia lavoro, '2046' è il risultato di un montaggio durato mesi, dopo riprese durate anni: Kar-Wai, potendo, non finirebbe mai i suoi film. È un oggetto iper-sofisticato, di un'eleganza formale eccelsa e quasi stucchevole. È anche un film claustrofobico, retto su un'idea di erotismo decadente, nostalgica, rétro. Un'opera antichissima e modernissima, in cui lo stile è tutto. Può piacere molto, o irritare molto. Ed è inferiore alla fama che si era costruito prima ancora di nascere." (Alberto Crespi, 'l'Unità', 30 ottobre 2004)
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