The War – Il pianeta delle scimmie

Il terzo (e ultimo?) capitolo è il Vietnam della saga reboot: un “Ape-pocalypse Now” suggestivo e dominato, mai come stavolta, dalla prova di forza del motion capture

11 luglio 2017
3/5
The War – Il pianeta delle scimmie

Ogni saga ha un inizio. E una fine. Nel caso del Pianeta delle scimmie (media franchise composto da nove film, due serie tv e vari libri, fumetti e videogiochi), però, la questione è meno semplice di quanto possa sembrare.

La trilogia reboot iniziata nel 2011 (L’alba del pianeta delle scimmie) e proseguita nel 2014 (Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie), si conclude ora con questo The War, diretto come il precedente da Matt Reeves, in pieno rispetto filologico e emotivo, portando all’atto finale lo scontro ormai irrimandabile tra esseri umani e scimmie geneticamente evolute.

Cesare (Andy Serkis) è ancora il leader indiscusso tra i primati. Dopo aver ucciso Koba (che nel film precedente aveva dato il La alla rivolta contro gli umani), lo scimpanzé si nasconde con i suoi simili in una foresta difficilmente accessibile.

Ma i soldati, guidati da un sanguinario colonnello (Woody Harrelson), finiranno per scovarli. E dopo l’uccisione della compagna e del figlio maggiore, Cesare non potrà resistere al richiamo della vendetta. 

La guerra che dà il titolo al film di Matt Reeves, nella sua accezione violenta e ferina, è nel prologo e nella conclusione del racconto.

In mezzo, il regista di Cloverfield, prova a disseminare di rimandi e simbolismi un percorso dove alla suggestione (mai così alta) di un lavoro sensazionale in motion capture si contrappone l’enfasi (a volte esagerata) e la poesia (il personaggio della bambina che non può parlare, poi ribattezzata Nova, se il nome non vi dice nulla tornate al primo Pianeta delle scimmie, quello del 1968 di Schaffner…) di un mondo dove l’ultimo barlume di umanità è custodito dalle scimmie, con gli uomini decisi a toglierle dalla faccia della Terra prima che il virus letale non stermini tutti loro.

È un film che sembra voler mescolare molto dell’immaginario cinematografico bellico e pre-apocalittico, andando a pescare tanto nel delicato territorio del conflitto in Vietnam (da Platoon a, naturalmente, Apocalypse Now, con il colonnello invasato che non può non ricordare il Kurtz di Marlon Brando), quanto nell’orrore dell’Olocausto, con il campo di concentramento e quel passaggio della bambina à la Schindler’s List.

L’iconografia di un cinema passato si sposa dunque con l’inarrestabile progresso, con il motion capture portato al massimo della sua resa per ritornare lì, dove tutto era iniziato. Cornelius – il secondogenito di Cesare, è ancora un cucciolo. Ma crescerà anche lui. E sarà, un domani (o era ieri…) l’archeologo del Pianeta delle scimmie.

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