Sing

Il capolavoro della Illumination Entertainment, la risposta animata a La La Land. Trascinante, emozionante e divertente, da non perdere

4 gennaio 2017
4/5
Sing
Sing

E’ l’anno del grande ritorno del musical. Lo avevamo capito a Venezia con La La Land di Damien Chazelle (che guida con 7 nomination la corsa ai Golden Globes e, sicuramente, sarà protagonista anche agli Oscar), ce lo conferma il nuovo lavoro animato della Illumination Entertainment, che con Sing piazza il suo primo, vero capolavoro, con buona pace dei vari Gru e Minions al seguito, Pets compresi.

Ambientato in un mondo come il nostro, ma interamente abitato da animali (come l’altro cartoon protagonista della stagione, Zootropolis della Disney), Sing stupisce già dai primi secondi introduttivi grazie a spettacolari long take che ci accompagnano nei vari angoli della città (sembra San Francisco) alla scoperta di quelli che poi saranno i veri protagonisti della storia. In primis il koala Buster Moon, padrone di un teatro un tempo glorioso ma ora caduto in disgrazia: vessato dai debiti e dai creditori, Buster – delirante ottimista che ama il suo teatro più di ogni altra cosa al mondo – decide di fare un ultimo tentativo per riportare il suo gioiello agli antichi splendori, organizzando la più straordinaria gara di canto che si possa immaginare. Se poi ci mettiamo che l’anziana e rimbambita segretaria di Buster, la signorina Karen Crawley (doppiata nella versione originale dal regista del film, Garth Jennings), iguana tremolante e con un occhio di vetro, manda in stampa migliaia di volantini per le audizioni con sopra scritto “100.000 dollari di premio” anziché i preventivati 1.000, ecco allora che la fila per i provini si fa chilometrica.

E il divertimento, quello vero, inizia proprio da quel momento. Ovvero quando il lavoro su immagini, personaggi e musiche diventa talmente osmotico da regolare, fino alla fine del racconto, il battito animale del film. Che è centrato, naturalmente, sulla spiccata caratterizzazione antropomorfa dei cinque concorrenti che superano le selezioni: dal gorilla Johnny, che vorrebbe affrancarsi dalla vita da gangster prevista per lui dal padre, alla porcospina Ash, chitarrista punk/rock sottovalutata dal compagno, passando per Mike, topo imbroglione e baro, ma con la voce di Sinatra, per
Rosita, maialina mamma di 25 porcellini esaurita e ignorata dal marito, che saprà finalmente liberare se stessa grazie al compagno di show Gunter, e per Meena, timida elefantina adolescente più che portata per il canto ma talmente impaurita dal palcoscenico da rischiare di non farlo mai sapere a nessuno.

La formula di Sing è tanto semplice ma non per questo banale, strizzando l’occhio ai vari talent stile X-Factor che negli ultimi anni vanno per la maggiore, catturando così fasce di pubblico senza età: oltre 60 le canzoni che, per intero o brevi spezzoni, vengono utilizzate (per un attimo c’è anche Around the World dei Daft Punk, occhio ai calamari fluorescenti…), una carrellata che va dai grandi classici della musica americana degli anni ’40 alle hit più recenti, finendo con l’inedita Faith di Stevie Wonder e Ariadna Grande, composta per i titoli di coda del film. Ma non è solo una superficiale sequela di canzoni a caratterizzare il gioiello di casa Meledandri: è la sapiente distribuzione della musica, anche dal punto di vista emotivo, a rendere unica l’opera, impreziosita anche da un coro di voci originali (da Matthew McConaughey a Reese Whiterspoon, da Scarlett Johansson a Taron Egerton, da Seth MacFarlane a Tori Kelly, l’unica cantante professionista dell’intera combriccola) e da sorprendenti coreografie. E sarà impossibile non lasciarsi trascinare dalla performance del gorilla John (Egerton) con I’m Still Standing di Elton John o dalla versione di Don’t You Worry ’bout a Thing di Stevie Wonder eseguita dall’elefantina Tori Kelly (che poco prima ammalia cantando Hallelujah di Leonard Cohen), per non parlare della My Way di Sinatra rieseguita dal topo Seth MacFarlane. Roba da far venire giù un teatro. O, meglio, capace di riedificarlo sulle sue stesse macerie. Applausi.

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