La Bella e la Bestia

Bill Condon rivisita il classico Disney in maniera fedele. Ma l'incanto e la poesia dell'originale animato non abitano qui

14 marzo 2017
2,5/5
La Bella e la Bestia
La Bella e la Bestia

“Quella ragazza è proprio originale

con che aria assente se ne va.

E non assomiglia a noi

pensa sempre ai fatti suoi

la sua bella testolina non è qua!”

Dopo la Cenerentola rivista da Kenneth Branagh, ecco La Bella e la Bestia secondo Bill Condon. Mestierante a cui si deve la doppia chiusura di Twilight (Breaking Dawn Part 1 e 2) ma, soprattutto, l’ottimo Dreamgirls del 2006 e la sceneggiatura di Chicago, deve esser sembrato il profilo giusto per la rivisitazione live action di uno tra i classici d’animazione Disney (il 30°) più prossimi al musical tout court.

La storia, nota (e liberamente ispirata alla fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, già portata sullo schermo nel 1946 da Jean Cocteau), è quella della giovane Belle (Emma Watson), intrappolata in un ipotetico villaggio francese retrogrado e maschilista: brillante e indipendente, amante della lettura, finisce ben presto rinchiusa in un’altra prigione. Quella della Bestia, dapprima bellissimo principe (Dan Stevens) egocentrico ed egoista, ora creatura animalesca costretta nel proprio castello dopo che un incantesimo ne trasformò le sembianze. Nonostante le proprie paure, Belle farà amicizia con la servitù incantata e imparerà a guardare oltre le orrende apparenze della Bestia, scoprendo l’anima gentile del principe che si cela dentro di lui.

Tutto sommato rispettoso dell’originale animato, sia per quello che riguarda lo sviluppo del racconto, la natura dei personaggi (oltre a calcare la mano sulla presunta omosessualità dell’amico di Gaston, Le Tont, ma come sempre il polverone alzatosi prima dell’uscita del film ne ingigantisce a dismisura la reale caricatura) e la colonna sonora (con alcune canzoni, nella versione italiana, leggermente modificate nei testi per tentare di non snaturare troppo il labiale degli attori…), il film di Bill Condon dà il meglio di sé soprattutto dal punto di vista CGI, con l’ottima resa dei vari personaggi incantati – da Lumière a Tockins, da Mrs. Bric a Chicco, passando per Madame Guardaroba e Spolverina, oltre ai nuovi Maestro Cadenza e Gugu (nella versione originale con le voci di Ewan McGregor, Ian McKellen, Emma Thompson, Stanley Tucci, poi in carne e ossa per un paio di pose a incantesimo finito) – ma non riesce a riprodurre l’incanto né la poesia del prototipo. Cosa che naturalmente non avvenne neanche con Cenerentola e, temiamo, non potrà avvenire mai con nessun’altra rivisitazione live-action già messa in cantiere dalla Disney. E, nel caso specifico, le due ore e nove minuti di durata non aiutano.

Quando sembra che
non succeda più
ti riporta via
come la marea
la felicità”

  • Carlo Coratelli

    Ma almeno motivare la recensione? Argomentarla? Che razza di modo di scrivere è questo?

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