Cogan – Killing Them Softly

Il noir suburbano di Andrew Dominik, con Brad Pitt killer a pagamento. Ai limiti dell'autocompiacimento

17 Ottobre 2012
2/5
Cogan – Killing Them Softly
Killing Them Softly

“America is not a country. America is business. And now ‘u pay to me”. Uguaglianza, libertà, nuove possibilità per tutti: durante la campagna presidenziale del 2008 Barack Obama illustrava le coordinate per il cambiamento. Il collasso dei mercati, la crisi finanziaria, riecheggiano attraverso le tv e il mondo, dall’alto, promette ipotetici rimedi. Nei bassifondi, invece, la storia è sempre la stessa: due eroinomani spiantati (Scoot McNairy e Ben Mendelsohn) vengono ingaggiati per compiere una rapina durante una partita di poker organizzata dalla mafia. Il “gestore” della bisca (Ray Liotta), che anni prima aveva organizzato dall’interno un’analoga messinscena, questa volta non viene risparmiato seppur innocente. Per mettere a posto le cose arriverà Jackie Cogan (Brad Pitt).
Cinque anni dopo il suggestivo The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, l’australiano Andrew Dominik abbandona il western per il noir suburbano. Il talento del regista non ne risente: dal calore delle luci del film precedente al plumbeo, metallico e notturno Killing Them Softly resta riconoscibile il gusto per la costruzione delle immagini e l’innegabile bravura nel lavoro con gli attori. Il cast è funzionale, ai già citati si aggiungano Richard Jenkins (il tramite con Cogan) e James Gandolfini (partner di Cogan ormai sul viale del tramonto), la sceneggiatura (ancora una volta tratta da un romanzo, stavolta di George V. Higgins) regala di tanto in tanto indovinate soluzioni.
Humour nero e violenza, sangue e verbosità: non manca davvero nulla al lavoro di Dominik, che tenta in continuazione di ricordarci – come detto, attraverso la voce over e/o fuoricampo del futuro presidente Obama – quanto il suo noir sia prima di tutto uno sguardo “nel” basso durante gli anni della crisi e della sperata rinascita. Talmente “pieno”, soprattutto di se stesso, che finisce per soffocarsi di autocompiacimento: il pestaggio infinito che subisce Liotta, le pallottole al ralenty che fracassano prima il finestrino dell’auto poi la sua testa, il conseguente doppio tamponamento… Tutto molto bello, al limite dell’indigestione. La stessa sensazione che si prova al cospetto di qualcuno che ha esagerato con il profumo. “America is not a country. America is business. And now ‘u pay to me”.

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