Beata ignoranza

ITALIA - 2017
Ernesto e Filippo hanno due personalità agli antipodi e un unico punto in comune: sono entrambi professori di liceo. Filippo è un allegro progressista perennemente collegato al web. Bello e spensierato è un seduttore seriale sui social network. E' in grado di sedurre anche i suoi studenti grazie a un'app, creata da lui, che rende immediata la soluzione di ogni possibile calcolo. Ernesto è un severo conservatore, rigorosamente senza computer, tradizionalista anche con i suoi allievi, che fa della sua austerità un punto d'onore e vanta una vita completamente al di fuori della rete. E' probabilmente l'ultimo possessore vivente di un Nokia del '95. Un tempo erano "migliori amici" ma uno scontro profondo e mai risolto li ha tenuti lontani, fino al giorno in cui si ritrovano fatalmente a insegnare nella stessa classe. I loro punti di vista opposti li portano inevitabilmente a una nuova guerra. Saranno obbligati ad affrontare il passato, che ritornerà nelle sembianze di Nina, una ragazza che li sottoporrà a un semplice esperimento che si trasforma in una grande sfida: Filippo dovrà provare a uscire dalla rete ed Ernesto a entrarci dentro. Questo viaggio li cambierà profondamente, costringendoli a trovare un equilibrio, sempre più raro e delicato ai giorni nostri, tra la coscienza globale di chi si affida alla rete e la totale indifferenza di chi si ostina a resistere a oltranza all'epoca digitale.

CAST

CRITICA

"Carne al fuoco, nel film di Massimiliano Bruno, nonché spunti utili al confronto con la commedia italiana storica, ce n'è. (...) Folla di gustosi interpreti/personaggi minori. Un debito alla struttura del film di culto 'C'eravamo tanto amati'. Un risultato brillante. Ma puntualmente (e senza colpa) pallido rispetto a una forza di incidere che il cinema non ha più." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 23 febbraio 2017)
"Sia chiaro, non tutto funziona: la sceneggiatura apre troppe porticine e viottoli e ha nel 'film nel film' un escamotage poco felice, e la musichetta è invasiva e irritante. Ma le sequenze in aula sono azzeccate, alcune battute romanesche vanno a segno e i pittoreschi personaggi di contorno, dal fonico e l'operatore del doc ai 'fattoni geniali' con cui Filippo divide l'appartamento, rubano la scena e strappano risate." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 21 febbraio 2017)

"Piacerà perché Giallini e Gassmann sono una coppia ormai collaudata. Perché l'alienazione da Facebook è un problema che riguarda (diciamo pure che spaventa) tutti. Perché Bruno sa bene quando è il caso di piazzare la gag comica. E quando è il momento di sollecitare qualche riflessione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 febbraio 2017)

"(...) una sceneggiatura di cliché, imballata di temi sociologici e forzata da uno studio a tavolino a combinare serio, faceto e lacrimuccia sentimentale. Non nuoce, non sporca. Cast con un bel ritmo, simpatia sparsa, ma vale meno di un buon articolo di giornale." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 23 febbraio 2017)

"Brutto guaio una commedia frizzante, almeno nelle intenzioni, ma dove non si ride mai. (...) una scontatissima storiella sentimentale. Con la fastidiosa aggiunta di troppe macchiette superflue." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 febbraio 2017)

"Social: apocalittici o integrati? I due fronti evocati da Umberto Eco nel 1964 quando il semiologo rifletteva sulla cultura di massa vengono oggi riesumati per 'Beata ignoranza', commedia di successo (3 milioni di euro al box office) firmata Massimiliano Bruno (...). Giallini e Gassman fanno ancora faville dopo 'Se Dio vuole'. In più troverete bravi caratteristi (esilarante la documentarista burbera di Emanuela Fanelli) e amore per le donne. Non stupisce che il pubblico apprezzi questo cinema." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 11 marzo 2017)
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