Pochi registi hanno saputo essere iconici, influenti e controversi come Zack Snyder nel nostro tempo, ed è solo per una generale diffidenza verso i simboli della cultura pop più smaccata che è scarso il numero di studi critici sulla sua filmografia, così come quella di altri registi che si sono dimostrati a modo loro coerenti per tema, stile e strutture narrative all'interno della macchina produttiva hollywoodiana, come Michael Bay o Roland Emmerich, e in fondo pure lo stesso George Lucas.

Anche per colmare questa forte lacuna editoriale è uscito a maggio 2026 per Bietti il saggio Il costruttore di miti. Il tempo dei nuovi eroi che, oltre a proporre un approfondito profilo bio-filmografico del regista di 300, Watchmen e Rebel Moon, si cimenta anche in un'approfondita analisi degli archetipi e dei rimandi mitologici e religiosi esplicitamente contenuti nel cinema di Snyder.

La doppia natura del saggio Il costruttore dei miti, evidenziata dalla stessa struttura bipartita dell'indice, va imputata alla coppia di autori del libro: da un lato Massimiliano Orione, illustratore e critico cinematografico, membro del progetto The Minutemen di divulgazione della cultura pop; dall'altro Paolo Riberi, storico delle religioni, tra i massimi esperti di gnosi antica in Italia, autore di un'ampia disamina dell'"eresia eterna" con Il serpente e la croce (Lindau, 2021) e di numerosi altri studi specialistici, ma anche di saggi dedicati al rinvenimento di motivi gnostici in film e serie come Matrix, Alien, Twin Peaks e Dune.

Queste letture in chiave archetipica e religiosa della cultura pop non sono mai forzate, ma testimoniano la perenne rielaborazione di episodi biblici, mitologemi e snodi tematici ereticali in ambiti di narrazione pienamente secolarizzati - la forma hollywoodiana di quello che Roberto Calasso definiva "traffico di archetipi".

Considerando che una delle critiche rivolte a Snyder dal fandom dei cinecomics sulla sua rilettura di Superman e dell'universo DC era proprio quella di aver fin troppo calcato la mano nell'enfatizzare la componente cristologica in Man of Steel e seguiti, il suo cinema si presta in modo lampante a una rilettura di questo tipo; e ad arricchire ulteriormente il volume vi sono anche le prefazioni, frutto di interviste dei Minutemen, dello stesso Snyder e del suo storico co-sceneggiatore Kurt Johnstad, interrogati sulla loro visione del mito e della religione, e sulle loro approfondite letture degli studi di Joseph Campbell in tema di cammino dell'eroe archetipico, che, complici George Lucas prima e Chris Vogler poi, sin dagli anni settanta caratterizzano l'approccio di sceneggiatori e registi hollywoodiani nella delineazione dei character arc e nella costruzione narrativa dei blockbuster di ogni genere.

L'uomo d'acciaio © 2013 Warner Bros. Entertainment Inc. and Legendary Pictures Funding, LLC
L'uomo d'acciaio © 2013 Warner Bros. Entertainment Inc. and Legendary Pictures Funding, LLC
(L-r) HENRY CAVILL as Superman and AMY ADAMS as Lois Lane in Warner Bros. Pictures’ and Legendary Pictures’ action adventure “MAN OF STEEL,” a Warner Bros. Pictures release. TM & © DC Comics.

Sin dall’introduzione Riberi e Orione si riallacciano dichiaratamente alla teorizzazione di Campbell del mondo contemporaneo come società senza miti alla ricerca di nuove, grandi narrazioni collettive, e identificano in Snyder uno dei più inventivi e consapevoli neo-mitografi del nostro tempo. “Da sempre i racconti attorno al focolare, i versi dei cantori itineranti, i grandi poemi epici, le fiabe del folklore popolare e gli esoterici riti di passaggio delle comunità iniziatiche si sono occupati di spiegare la realtà, attribuendo all’essere umano una posizione e una ‘missione’ ben precisa all’interno del cosmo”, si legge nelle prime pagine del libro. “All’indomani della seconda guerra mondiale, anche il mito è apparentemente scomparso insieme alle grandi ideologie, lasciando l’uomo psicologicamente solo e in cerca di risposte, in balia di una realtà soggetta a trasformazioni sempre più rapide e indecifrabili.

Da parte sua, Snyder prova a fare i conti con questa carenza e tenta di costruire nuovi ‘miti su misura’ per consentire alle nuove generazioni di affrontare le sfide del terzo millennio. Tuttavia, a differenza dei maestri del cinema magico-esoterico – su tutti, Alejandro Jodorowsky e David Lynch – il regista americano non ricorre a un linguaggio denso di simboli e di mistero, bensì indossa una veste ultra-popolare, firmando blockbuster per il grande pubblico che fanno coesistere i supereroi, gli zombie e le astronavi con i mostri e gli dèi dell’antichità”.

2024 Getty Images
2024 Getty Images
QUEENS, NEW YORK - APRIL 03: Zack Snyder speaks onstage during Netflix's Rebel Moon Part Two: Songs Of The Rebellion Album Release Event at Knockdown Center on April 03, 2024 in Queens, New York. (Photo by Noam Galai/Getty Images for Netflix) (Getty Images for Netflix)

Nella sua prefazione-introduzione, è Snyder stesso a confermare questa visione, dicendosi profondamente attratto dai personaggi messianici e impegnato in un vero e proprio “cammino filosofico” per cercare di comprendere la figura del Messia: Snyder riallaccia questo suo interesse al clima della comunità cristiano-scientista in cui è cresciuto, indicando nel “libro metafisico” Illusioni di Richard Barth una lettura epifanica da cui ha attinto gran parte dei temi archetipici che caratterizzano la sua opera filmica, e rivelando anche il desiderio di proporre una sua personalissima rilettura del mito di re Artù in forma di western.

Nella trattazione di Riberi e Orione, i due film standalone di Snyder meglio indagati sono Watchmen e Sucker Punch: il primo, datato 2009, era un adattamento sulla carta “impossibile” della monumentale graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, i cui protagonisti sono interpretati come Trattenitori, se vogliamo katechon, anti-eroi che esplicitamente rifiutano di cambiare la società in cui vivono e anzi si pongono tutti meno Rorschach a difesa dell’ordine costituito fino a mentire all’intera umanità; il secondo, Sucker Punch, distribuito nel 2011, titolo tra i meno noti del percorso di Snyder, era un “mix tra Alice nel Paese delle Meraviglie e Moulin Rouge! con le mitragliatrici” che rivela in modo particolarmente chiaro le strutture archetipiche alla base del cinema di Snyder, oltre al suo interesse per le protagoniste femminili forti e anticonvenzionali; una certa attenzione è rivolta anche a Twilight of the Gods, serie animata Netflix del 2024 che vede Snyder come co-creatore e co-regista, esplicitamente basata sulla mitologia norrena.

Watchmen
Watchmen

Watchmen

Grande spazio ovviamente è dedicato, sia nella bio-filmografia che nell’analisi archetipica, ai tre film del DC Extended Universe diretti da Snyder: il già citato L'uomo d'acciaio del 2013, Batman v Superman: Dawn of Justice del 2016, con il suo titolo fuorviante imposto dalla Warner Bros., e Justice League, originariamente distribuito nel 2017 con una versione notoriamente rimaneggiata da Joss Whedon dopo l’allontanamento di Snyder dal progetto tra forti contrasti con la major e il tragico suicidio di sua figlia Autumn, poi del tutto rieditato nel 2021 in una versione fluviale per HBO Max che superava le quattro ore.

Sin da L’uomo di acciaio, scritto da David S. Goyer a partire da un soggetto co-sviluppato con Christopher Nolan, la rivisitazione cinematografica di Snyder della figura di Superman, col volto di Henry Cavill, è caratterizzata da una profonda coloritura messianica: “Snyder è un cristiano-scientista, Goyer è ebreo. I due fondono le diverse sensibilità culturali per affrontare il tema del Messia”, commentano Riberi e Orione.

Al momento dell’uscita del film nelle sale la campagna di marketing comprese addirittura un portale web per i pastori americani, con suggerimenti su come declinare il film in chiave cristiana nei loro sermoni, con tanto di manuale di predicazione cinematografica Jesus: The Original Superhero a firma di Craig Detweiler; ma Riberi e Orione evidenziano anche i punti di contatto de L’uomo d’acciaio come origin story di Superman con i cosiddetti “vangeli dell’infanzia”, apocrifi, e in particolare tracciano un parallelismo tra le difficoltà che nel film il giovane Clark Kent ha nel controllare le sue capacità soprannaturali, con il saggio padre terrestre adottivo interpretato da Kevin Costner che lo esorta a tenerle celate a ogni costo, e l’episodio del Vangelo dello Pseudo-Matteo che mostra san Giuseppe biasimare Gesù adolescente per aver manifestato i suoi poteri creando più che altro sconvolgimento e astio tra i loro vicini.

Justice League
Justice League

Justice League

Rilevante ed equilibrata anche l’analisi dei riferimenti alla Massoneria nel cinema di Snyder, e in particolare nel diagramma di sintesi dell’universo DC da lui concepito e rimasto incompiuto dopo lo scontro della Warner, definito dai due autori del saggio “un autentico quadro di loggia, una rappresentazione grafica e simbolica dei riti e dei simboli dell’ordine, che in questo caso ha però il compito di riassumere l’intera saga incompiuta della Justice League”.

Tra i principali meriti de Il costruttore di miti c’è quello di mostrare come dietro il cinema di Snyder, spesso criticato lungo il corso della sua carriera di volta in volta per il machismo e il disinteresse per la veridicità storica di 300, per lo stile registico testosteronico e giocato molto sul ralenti e sulle integrazioni in digitale, per le trame retoriche e spesso ingarbugliate, ci sia una profonda consapevolezza culturale.

Il saggio di Riberi e Orione non propone mai giudizi sulla qualità dei singoli film o sulle loro componenti tecniche, ma conduce un percorso di approfondimento tematico e archetipico che porta alla luce il notevole retroterra di letture, di studi e di approfondimenti culturali verso ogni direzione del tempo e dello spazio, almeno per quanto riguarda la mitologia e la narrativa occidentale, da parte di Snyder e del suo team.

© 2023 Netflix, Inc.
© 2023 Netflix, Inc.
Rebel Moon — Part One: A Child of Fire. (L-R) Director Zack Snyder, Charlie Hunnam as Kai and Ray Porter as Hickman on the set of Rebel Moon — Part One: A Child of Fire. Cr. Chris Strother/Netflix © 2023 (Chris Strother/Netflix)

È celebre la frase di François Truffaut sul bisogno di trovare in ogni film un’idea del cinema e un’idea del mondo: l’impronta registica di Snyder è fin troppo chiara, divisiva proprio perché esasperata nelle sue componenti stilistiche e nel suo uso quasi ludico della macchina da presa; ma la lettura prima diacronica e poi sincronica dei dieci lungometraggi da lui diretti – calcolando una sola volta Justice League, e considerando come un unicum anche i due Rebel Moon girati back-to-back – rivela una precisa visione del mondo e del ruolo del singolo individuo in rapporto con la comunità, con la società e con tutto l’universo.

Figure come Zack Snyder mettono in crisi il concetto stesso di cinema d’autore: giocando produttivamente in un altro campionato distante decine di milioni di dollari dai film d’essai europei in cui questa categoria critica è germogliata, Snyder comunque ha mantenuto una forte unità stilistica e tematica lungo tutto il corso della sua carriera, dal 2004 de L’alba dei morti viventi ad oggi; e proprio per la sua significativa coerenza registica e narrativa non ha mai saputo essere un mero mestierante, un regista a chiamata al servizio delle major, fino ad arrivare al caso più unico che raro di unire il suo cast e i suoi sostenitori in una pluriennale battaglia mediatica per distribuire la versione director’s cut di Justice League.

L’alba dei morti viventi
L’alba dei morti viventi

L’alba dei morti viventi

Del resto è significativo constatare come uno dei tanti progetti irrealizzati di Snyder, più volte riemerso come ipotesi durante la sua carriera soprattutto dopo lo scontro con la Warner Bros. su Justice League, sia un adattamento cinematografico del romanzo La fonte meravigliosa di Ayn Rand, incentrato su un inflessibile architetto in lotta contro i suoi committenti e l’intera società a cui appartiene.

Zack Snyder è stato da poco annunciato come il designato regista del già più volte rimandato remake del carpenteriano Fuga da New York, ma intanto ha già completato le riprese di The Last Photograph, dramma di guerra dallo sviluppo metafisico scritto assieme a Johnstad, il film più a basso budget della sua carriera: e proprio sulla base delle coordinate culturali sviscerate da Paolo Riberi e Massimiliano Orione ne Il costruttore di miti sarà interessante vedere cosa ha da offrire uno Snyder minimalista, senza effetti visivi e senza tute da supereroe o da anti-eroe cosmico, ma con la sua visione registica unica e archetipica.