Per capire se, e perché, al cinema tiri di più l’Odissea anziché l’Iliade, dobbiamo sparigliare, e levare d’impaccio Omero, o chi per lui. Dobbiamo ricorrere all’Ariosto, segnatamente al proemio dell’Orlando furioso, e dunque “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori / le cortesie, l’audaci imprese io canto”. Apparentemente, la serie s’attaglia tanto a Odisseo quanto ad Achille e compagnia pugnante, giacché Penelope sta a Elena, i Proci ad Achei e Troiani, l’arme più o meno corposa si mantiene, gli amori, le cortesie e le audaci imprese concedono il bis. E quindi no, nemmeno Ariosto discerne tra Odissea e Iliade, a parte per quelle cortesie, rinascimentali per stampo, universali per appiglio: meritano un supplemento di indagine.

Non che Odisseo, o se preferite Ulisse, sia cortese nell’amore di Penelope o per manipolo preso, ma la sua intelligenza obliqua, la mêtis evoca un saper fare reminiscente di natura cavalleresca, indole solitaria, attitudine ingegnosa. Tanto a cavallo, di Troia, tanto nelle peripezie per mari e altri disastri, Odisseo gioca d’astuzia, rimanendo nobile, leale e generoso: esageriamo? Sì, certo è che ha i modi, e ancor più un piano, un progetto, financo un soft power.

A chi abbia visto Itaca – Il ritorno (2024) di Uberto Pasolini verrà in mente il finale spargimento di sangue, nonché la dialettica di non necessariamente amorosi sensi con Penelope, e una scaltrezza sensibile, una (auto)giustificazione all’uso della forza. Ma sopra tutto il piano, ché nell’A-Team Odisseo sarebbe John “Hannibal” Smith, che “adora i piani ben riusciti”.

No, la pace no, non era cosa da Achei e Troiani, né è oggi di Christopher Nolan. Eppure. Nolan non è quel cafone di Zack Snyder, l’estensore di 300 (2006) con Leonida e le Termopili, non è nemmeno il Wolfgang Petersen di Troy (2004), al cui Achille Brad Pitt prestò la sua migliore mascella di sempre. No, Nolan è quello del piano, dell’Inception, innesto ontologicamente odisseico, del progetto, il Manhattan di Oppenheimer.

Inclinazioni e tempistiche – Nolan è il regista dell’appena prima, dell’istante che precede il climax, o delle intersezioni temporali alla Tenet – a parte, proprio gli anni, e per essi lo Zeitgeist, sono mutati: Troy e 300 avevano inscritto un “noi e loro”, meglio, un “noi contro loro” precipitato sullo scacchiere geopolitico e quindi nella convalida/suggestione culturale delle Torri Gemelle.

Molto è cambiato, e oggi portare sullo schermo l’Odissea sostiene che la guerra dovremmo scordarcela, ma che l’uso della forza non è inibito: basta avere un piano, e l’astuzia, l’intelligenza obliqua che lo corrobora. Insomma, un film su Odisseo, per noi Ulisse, è il più anti-Trump che qui e ora si possa immaginare: per carità, Melania ha un che di Penelope, il genero Jared Kushner potrebbe ambire a un Telemaco, ma a spaventare sono gli omologhi di Polifemo, delle Sirene, di Calipso o, meglio, il loro trattamento.

Il ritorno a casa è guastato, alla voce isolazionismo e dunque non partenza, dagli adepti MAGA e dallo stesso Elon Musk, subito pronti a sanzionare l’afrodiscendente Lupita Nyong'o quale Elena di Troia e, chissà se vero, il trans Elliot Page per Achille.

Va be’, restiamo su Trump, sul suo disimpegno per abito doubleface, il “fa e disfa” non tela ma trama: c’è dell’Odisseo in lui, ma per irriconciliazione degli opposti. Ad Agamennone lo puoi sovrapporre The Donald, ad Achille seee, je piacerebbe, a Ettore neanche a parlarne, ma con Odisseo è addirittura uno scontro di civiltà, di saper fare, che è competenza e, saperci fare, che è cortesia.

Aver privilegiato l’Odissea sull’Iliade, l’assolo sulla congerie, l’atto unico sul clangore di massa, elevando a potenza l’astuzia, e la fatica, dell’eroe ridà alla mitologia, dunque ai peplum riveduti e scorretti, l’atto politico del “come ci vediamo”, dove ottiche, diottrie, disturbi sono cronaca belligerante, notizie embedded. No, fake news no: l’astuzia di Odisseo, il suo icastico “Nessuno!” a Polifemo non è fallace comunicazione, ma vero ingegno.

Scorrerà del sangue anche per la spada dell’eponimo Matt Damon, ma non avrà il rosso MAGA, bensì il bianco abbacinante del MOGA. Make Odysseus Great Again.