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Pictured: Sir Patrick Stewart as Jean-Luc Picard of the Paramount+ original series STAR TREK: PICARD. Photo Cr: Trae Patton/Paramount+ ©2022 ViacomCBS. All Rights Reserved.
(Cinema/Adnkronos) – Dal teatro di Shakespeare al comando dell’astronave Enterprise di «Star Trek», fino alla scuola per mutanti degli «X-Men»: Patrick Stewart, uno degli attori britannici più riconoscibili della sua generazione, è morto mercoledì 28 ottobre nella sua casa di Los Angeles, all’età di 86 anni. La notizia è stata annunciata dalla portavoce Kelly Bush Novak, che ha riferito di un «breve e toccante percorso» segnato dalla malattia di Alzheimer e dalla demenza a corpi di Lewy. Interprete teatrale di formazione classica, Stewart aveva raggiunto la fama internazionale nei panni del capitano Jean-Luc Picard in «Star Trek: The Next Generation» (1987-1994), ruolo ripreso nella serie «Star Trek: Picard» (2020-2023), e del professor Charles Xavier/ Professor X nella saga cinematografica «X-Men», a partire dal film del 2000. Due personaggi che hanno segnato la sua carriera e la cultura popolare, portando sullo schermo un modello di autorevolezza fondato sulla conoscenza, sulla ragione e sulla compassione.
Nel corso di oltre mezzo secolo di attività, l’attore ha alternato teatro, cinema, televisione e doppiaggio, recitando in film come «Excalibur» (1981), «Dune» (1984), «Generazioni» (1994), «Primo contatto» (1996) e «Logan» (2017). Ha interpretato il capitano Achab nella miniserie «Moby Dick» (1998), recitato nella commedia televisiva «Extras» e prestato la voce ad Avery Bullock nella serie animata «American Dad!». Nel 2010 la regina Elisabetta II lo aveva nominato cavaliere per i suoi meriti artistici.
«È stato circondato dall’affetto della famiglia e degli amici, dalla musica dal vivo, dalle preghiere, dalle lacrime e dalle risate», ha scritto la portavoce nel comunicato diffuso a nome dei familiari. «Custodiremo per sempre il ricordo della serenità sul suo volto, un richiamo duraturo alla sua grazia invincibile».
Quando, alla fine degli anni Ottanta, fu scelto per interpretare Jean-Luc Picard, Stewart era un attore affermato nel teatro britannico, ma ancora poco conosciuto negli Stati Uniti. La sua candidatura alla guida della nuova serie di «Star Trek» incontrò inizialmente le resistenze del creatore del franchise, Gene Roddenberry, che dubitava che un attore britannico calvo potesse diventare il volto della produzione. A convincere i produttori fu Robert Justman, che aveva visto Stewart leggere Shakespeare durante una conferenza all’Università della California a Los Angeles. Il provino gli aprì la strada al ruolo del comandante dell’Enterprise, destinato a trasformarlo in una star internazionale.


L’attore, tuttavia, non credeva che la serie avrebbe avuto lunga vita. «Tutte le persone con cui parlavo — agenti, registi, sceneggiatori e altri attori — mi dicevano che sarei stato fortunato ad arrivare alla fine del primo anno», ricordò nel 2010. Firmò comunque un contratto di sei anni, convinto che la produzione difficilmente sarebbe andata oltre la prima stagione. «Star Trek: The Next Generation» debuttò nel settembre 1987 e dovette inizialmente conquistare un pubblico legato alla serie originale con William Shatner e Leonard Nimoy. Il successo arrivò progressivamente, fino a fare della nuova squadra uno dei pilastri del franchise. Stewart contribuì in maniera decisiva alla maturazione della serie, soprattutto attraverso episodi che unirono fantascienza e riflessione filosofica. In «The Best of Both Worlds» (1990), Picard veniva catturato e assimilato dai Borg, una civiltà collettiva capace di cancellare l’identità individuale. In «Yesterday’s Enterprise» (1990) e «The Inner Light» (1992), il personaggio si confrontava invece con le conseguenze di realtà alternative e con la possibilità di vivere un’intera esistenza nel tempo di pochi istanti.
La serie si concluse nel 1994, dopo sette stagioni, e proseguì al cinema con quattro film: «Generazioni» (1994), «Primo contatto» (1996), «L’insurrezione» (1998) e «La nemesi» (2002). In quest’ultimo Stewart si trovò di fronte a un giovane Tom Hardy, interprete di un clone di Picard. Dopo quasi due decenni lontano dal personaggio, l’attore tornò nell’universo di «Star Trek» con «Star Trek: Picard», serie che debuttò nel 2020 e raccontò una nuova fase della vita del comandante, alle prese con il passato, l’invecchiamento e le conseguenze delle proprie scelte.
Il secondo grande ruolo della carriera arrivò nel 2000 con «X-Men», adattamento dei fumetti Marvel diretto da Bryan Singer. Stewart interpretò Charles Xavier, fondatore della scuola per giovani mutanti e sostenitore della convivenza tra esseri umani e mutanti, in un mondo segnato dalla paura e dalla discriminazione. L’attore aveva inizialmente esitato ad accettare la parte, temendo di restare intrappolato nei ruoli di fantascienza. Il successo del film dimostrò invece quanto la sua presenza fosse adatta a un personaggio nel quale intelligenza, autorevolezza e capacità di mediazione contavano più della forza fisica. Accanto a Ian McKellen, interprete del suo antagonista Magneto, Stewart diede vita a uno dei rapporti più significativi della saga: quello tra due uomini segnati dalla discriminazione, ma divisi dalla convinzione che la convivenza fosse possibile oppure destinata a lasciare spazio allo scontro. Tornò nei panni di Xavier in «X2» (2003), «X-Men: Conflitto finale» (2006), «X-Men: Giorni di un futuro passato» (2014) e «Logan» (2017). Apparve inoltre in «X-Men le origini - Wolverine» (2009) e «Wolverine - L’immortale» (2013). In «Logan», diretto da James Mangold, il personaggio affrontava una fase crepuscolare, segnata dalla fragilità e dal progressivo venir meno delle proprie certezze. Una prova più malinconica rispetto alle precedenti interpretazioni, che mostrava come Stewart fosse riuscito a far evolvere Xavier nel corso di quasi vent’anni. Il capitano Picard e il professor Xavier avevano in comune una profonda fiducia nella ragione e nella responsabilità individuale. «Ammiravo entrambi per la loro moralità, la gentilezza, la sensibilità e la compassione», disse l’attore nel 2017. Interpretare Picard per tanti anni, aggiunse, aveva avuto un impatto concreto anche sulla sua vita. Nel 2026 Stewart aveva inoltre preso parte, con un cameo, a «Avengers: Doomsday», tornando ancora una volta nell’universo dei supereroi.
Prima di diventare un volto simbolo della fantascienza, Stewart aveva costruito una solida carriera tra teatro, cinema e televisione. Il debutto cinematografico internazionale arrivò con «Excalibur» (1981), il film di John Boorman sul ciclo arturiano. Tre anni dopo interpretò Gurney Halleck in «Dune» (1984), l’adattamento di David Lynch del romanzo di Frank Herbert. Il teatro rimase un riferimento costante. Entrato nella Royal Shakespeare Company nel 1966, Stewart si confrontò con i grandi personaggi del repertorio classico e tornò a Shakespeare anche negli anni della notorietà televisiva. Nel 2010 interpretò Claudio in «Amleto» in una produzione della compagnia, ottenendo una candidatura agli Emmy.
Nel 1998 vestì i panni del capitano Achab nella miniserie «Moby Dick», mentre nel 2003 interpretò re Enrico II in «The Lion in Winter». Entrambe le prove gli procurarono candidature ai principali premi televisivi statunitensi. Dimostrò anche una notevole vena comica. Nel 2006 partecipò alla serie della HBO «Extras», interpretando una versione parodistica di sé stesso, e nel 2015-2016 fu protagonista di «Blunt Talk», nei panni del conduttore televisivo Walter Blunt. Per quest’ultima interpretazione ottenne una candidatura ai Golden Globe. Al doppiaggio dedicò una parte importante della propria attività, prestando la voce ad Avery Bullock nella serie animata «American Dad!». Nel 2019 interpretò Bosley nel film «Charlie’s Angels», diretto da Elizabeth Banks. Nel 2026 partecipò inoltre al film «The Sheep Detectives» in un ruolo vocale.


X-Men - Giorni di un futuro passato
(20th Century Fox)Patrick Stewart era nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, nello Yorkshire, in una famiglia operaia. Il padre Alfred, veterano della Seconda guerra mondiale e tra gli uomini evacuati da Dunkerque, era alcolista e violento nei confronti della moglie Gladys. Stewart, il più giovane di tre fratelli, raccontò in età adulta di aver cercato spesso di proteggere la madre. L’attore attribuì alla recitazione un ruolo fondamentale nella propria formazione personale. «Il palcoscenico era un luogo molto più sicuro di tutto quello che dovevo vivere a casa», scrisse nel 2009, ricordando come interpretare altri personaggi gli avesse permesso di allontanarsi dalla realtà familiare.
A 15 anni iniziò a lavorare per il quotidiano locale «The Dewsbury Reporter», occupandosi anche di interviste ai familiari delle persone decedute. Lasciò il giornale per dedicarsi alla recitazione e, a 18 anni, ottenne una borsa di studio alla Bristol Old Vic Theatre School. Nel 1966 entrò nella Royal Shakespeare Company, iniziando un percorso che lo avrebbe portato dai classici britannici ai grandi set hollywoodiani. Da adulto sostenne iniziative contro la violenza domestica e a favore dei veterani, collegando il proprio impegno civile alle esperienze vissute durante l’infanzia.
Stewart si sposò tre volte. Dal primo matrimonio con la coreografa Sheila Falconer, celebrato nel 1966 e conclusosi nel 1990, nacquero i figli Daniel e Sophia. Tra il 2000 e il 2003 fu sposato con la produttrice Wendy Neuss; nel 2013 sposò la musicista jazz Sunny Ozell, in una cerimonia officiata dall’amico Ian McKellen. Nel 2023 pubblicò l’autobiografia «Making It So», nella quale ripercorse la propria vita, dalle difficoltà familiari ai successi internazionali. Il titolo riprendeva una delle espressioni più celebri di Picard, diventata inseparabile dall’immagine del personaggio. Nel 2001 era stato nominato Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico; nove anni dopo la regina Elisabetta II gli conferì il titolo di cavaliere. Un riconoscimento che l’attore definì allora quasi irreale, considerando le proprie origini e il percorso compiuto.
Il mondo del cinema e della televisione piange la star. Tra i messaggi più significativi quello di William Shatner, interprete del capitano James T. Kirk, che aveva condiviso con Stewart il set di «Star Trek: Generations» nel 1994. «Sir Patrick Stewart era un amico, un collega e un attore magnifico», ha scritto Shatner, sottolineando come dal palcoscenico al ponte di comando dell’Enterprise avesse portato intelligenza, eleganza e un profondo senso di umanità. «Il capitano Picard rappresentava il meglio di noi, e lo stesso faceva l'uomo che lo interpretava». Profondo anche il ricordo di Ian McKellen, che nella saga cinematografica degli «X-Men» aveva interpretato Magneto, storico antagonista del professor Xavier. In un lungo messaggio, l'attore ha ricordato le origini dello Yorkshire, alle quali Stewart era profondamente legato, e la sua schiettezza. «Indossava il cuore sulla manica», ha scritto McKellen, definendolo un uomo affidabile, da ammirare e, nel suo caso, da amare.
Anche Kevin Feige, presidente dei Marvel Studios, ha voluto rendere omaggio all'attore, ricordando il primo incontro sul set del film «X-Men». Dopo averlo conosciuto per anni attraverso il personaggio di Picard, Feige aveva trovato una persona capace di andare oltre le aspettative: brillante, affascinante, calorosa e generosa. «La sua eredità vive non soltanto attraverso decenni di lavoro straordinario, ma anche nelle tante persone che ha aiutato e guidato», ha dichiarato. Parole di affetto sono arrivate anche da Hugh Jackman, interprete di Wolverine nella saga degli «X-Men», che ha definito Stewart uno dei grandi protagonisti del teatro e del cinema, oltre che un amico dal quale aveva imparato molto. «Mi mancherai per tutti i giorni della mia vita», ha scritto.
Seth MacFarlane, che aveva lavorato con Stewart in diverse produzioni televisive e cinematografiche, tra cui «Family Guy», «American Dad!», «Ted» e «Blunt Talk», lo ha ricordato come un interprete fuori dal comune, capace di elevare qualsiasi battuta grazie alla propria sensibilità artistica. MacFarlane ha raccontato anche un episodio emblematico: all'inizio delle riprese di un film, Stewart gli aveva confidato di sentirsi sempre il più inesperto sul set. Un'umiltà sorprendente, soprattutto per un artista della sua esperienza. «Era uno di quei personaggi iconici che, in qualche modo, davamo tutti per scontato sarebbero rimasti sempre con noi», ha aggiunto.
Commosso anche il messaggio di Minnie Driver, che aveva recitato con lui nel film «The Wilde Wedding» del 2017. L'attrice ha ricordato la sua capacità di offrire consigli, raccontare storie divertenti e ascoltare con pazienza. «Sono distrutta», ha scritto, rivolgendo un pensiero alla famiglia.
Numerosi i tributi arrivati anche dal mondo di «Star Trek». Jonathan Frakes, interprete di William Riker accanto a Stewart in «The Next Generation», ha scritto semplicemente: «Riposa in pace, amico mio». Wil Wheaton, che nella serie vestiva i panni di Wesley Crusher, ha pubblicato una fotografia insieme all'attore accompagnata dalle parole «Buon viaggio, Capitano». George Takei, storico interprete di Hikaru Sulu, ha ricordato come Stewart, nei panni di Picard, abbia aperto nuove prospettive all'universo della fantascienza, ispirando generazioni di spettatori con una visione più luminosa del futuro dell'umanità. Il cordoglio ha raggiunto anche il mondo della regia e della comicità. Lea Thompson, che aveva diretto Stewart in due episodi di «Star Trek: Picard», lo ha definito un attore straordinario, intelligente e instancabile. L'attore e comico Kumail Nanjiani lo ha ricordato con poche parole: «Sir Patrick Stewart era il migliore».

