(Cinematografo/Adnkronos) – Il Brasile ha perso uno dei grandi protagonisti della propria storia cinematografica, un produttore visionario e instancabile promotore di talenti: Luiz Carlos Barreto, figura fondamentale del Cinema Novo, il movimento che negli anni Sessanta rivoluzionò il linguaggio del grande schermo del Paese latino americano, è morto all'età di 98 anni all’ospedale Copa Star di Rio de Janeiro dove era ricoverato dopo un progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. La notizia della scomparsa è stata confermata dalla famiglia al quotidiano brasiliano "O Globo". Il produttore, conosciuto con il soprannome di “Barretão”, aveva avuto problemi di salute dopo una caduta avvenuta nel 2024, durante una cerimonia organizzata in suo onore nello Stato natale del Ceará.

Nel corso di oltre sessant’anni di carriera, Luiz Carlos Barreto ha ricoperto diversi ruoli nel mondo del cinema: produttore, direttore della fotografia, sceneggiatore e regista. Il suo nome è legato alla realizzazione di più di 80 film e a una stagione artistica che ha portato il cinema brasiliano all’attenzione internazionale. Nato il 20 maggio 1928 a Sobral, nello Stato del Ceará, Barreto arrivò a Rio de Janeiro nel 1947. Dopo gli inizi come giornalista e fotoreporter per importanti riviste brasiliane, tra cui "A Cigarra" e "O Cruzeiro", scoprì il cinema durante un soggiorno a Parigi, dove frequentò l’Idhec, l’Istituto di studi cinematografici. Più che nelle aule, però, la sua formazione avvenne sui set francesi, osservando il lavoro di registi e produttori. Il suo percorso cinematografico iniziò negli anni Sessanta, quando entrò in contatto con alcuni dei protagonisti del nuovo cinema brasiliano. Dopo aver collaborato alla realizzazione di "Assalto al treno postale", nel 1963 fondò insieme alla moglie Lucy la casa di produzione LC Barreto Produções Cinematográficas, destinata a diventare una delle realtà più importanti dell’industria audiovisiva brasiliana.

Come produttore contribuì alla nascita di opere fondamentali del Cinema Novo e del cinema d’autore brasiliano. Tra queste "Garrincha - Gioia del popolo" (1963), "Vite secche" (1963), "Terra in trance" (1967), "Antonio delle Morti" (1969), "Bye Bye Brasil" (1980) e "Memorie del carcere" (1984). Il più grande successo popolare arrivò nel 1976 con "Donna Flor e i suoi due mariti", diretto dal figlio Bruno Barreto e tratto dal romanzo di Jorge Amado. Il film portò nelle sale brasiliane quasi 11 milioni di spettatori, diventando uno dei maggiori fenomeni commerciali della cinematografia nazionale. La famiglia Barreto ha rappresentato una vera dinastia del cinema brasiliano. Luiz Carlos e Lucy condivisero vita privata e professionale per oltre settant’anni, costruendo una casa di produzione capace di lanciare nuove generazioni di registi.

I figli Bruno, Fábio e Paula hanno seguito il loro percorso artistico: Bruno e Fábio sono diventati registi, mentre Paula ha continuato il lavoro nella produzione cinematografica. Alla storia internazionale del cinema Barreto ha legato anche due candidature all’Oscar per il miglior film internazionale: "O Quatrilho - Un gioco di fascino e seduzione" (1995), diretto da Fábio Barreto, e "4 giorni a settembre" (1997), diretto da Bruno Barreto. (di Paolo Martini)