Natalia Aspesi, di cosa parliamo oggi quando parliamo di critica? O, meglio, ne parliamo ancora? E di giornalismo culturale?
Io non so se ancora esiste un modo di criticare la critica, appunto, parlandone male. Io per esempio amavo molto criticare con leggerezza, mai offendendo, un libro, un film, qualcosa. Adesso ho smesso. Quando vorrei criticare, con leggiadria, una simpatica scemenza, per non ricevere miliardi di promesse di morte, me ne sto zitta. La morte non mi piace, soprattutto adesso.

Chi sta peggio?
Certamente quelli a cui non si dice che la loro critica è veramente fuori tempo.

Le penne acuminate non servono più? Chi più le ha spuntate, i lettori o gli editori?
Le penne acuminate? Ci sono interi giornali di critica, per esempio, in cui non si critica nessuno, perché poi con la pubblicità che si fa?

Il suo Scalfari, suo almeno per longevità direzionale, che pensava della critica, anzi, dei critici?
Credo che Scalfari, ma dico credo, ci tenesse molto, almeno “per longevità direzionale”.

Chi le è piaciuto, chi le piace quale critico?
Io ero sempre di buon umore parlando degli altri (mai una querela), mi piaceva molto Arbasino e chiunque mi divertisse un po’. Per esempio Gianfranco Fusco con i suoi libri molto divertenti. Oggi proprio non c’è qualcuno che osa, e io sto rileggendo per l’ennesima volta Fratelli d’Italia.

(…)

Senza la critica, senza gli elzeviri, un giornale a che serve?
Veramente, se davvero un giornale fosse fatto da critica seria, potrebbe anche non avere critiche.

(…)

Rinascesse o, se preferisce, si reincarnasse, oggi che farebbe?
Se rinascessi non vorrei fare nulla che abbia a che fare con la scrittura o il giornalismo. Immagino che in pochi anni questi modi di esprimersi saranno superati. Forse l’Intelligenza Artificiale ci darà delle sorprese.

(…)

Il futuro è una critica senza invenzione o un’invenzione senza critica?
Non so ancora: io da tempo non faccio più la critica, neanche mi viene in mente. Farlo senza invenzione è il modo migliore.

Insomma, moriranno prima i giornali o la critica?
Questo non lo so. Ma se viene a mancare la critica, e tutto sarà piatto, chi avrà bisogno dei giornali?

Si parla di gender gap e gender pay gap: sovente a sproposito, ma al giornalismo culturale pertiene?
Non so rispondere sul gender gap.

(…)

Lasciamoci con ottimismo, ossia con il Giorgio Manganelli che “non si può avanzare che retrocedendo”: vale per la critica?
Forse Manganelli aveva ragione.

*L’intervista completa di Federico Pontiggia a Natalia Aspesi sul numero di aprile della Rivista del Cinematografo: abbonati