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Tony Gatlif - WEBPHOTO
(Cinematografo.it/Adnkronos) – Il regista, sceneggiatore e musicista franco-algerino Tony Gatlif, tra i principali cineasti ad aver portato la cultura rom al centro del cinema europeo, è morto giovedì 3 settembre ad Arles, nel sud della Francia, all’età di 77 anni.
Nato ad Algeri il 10 settembre 1948 con il nome di Michel Boualem Dahmani, Gatlif era figlio di un uomo di origine cabila e di una donna con radici andaluse e rom. La sua infanzia fu segnata dalla povertà e dalla vita nei quartieri periferici della capitale algerina. Nei primi anni Sessanta, durante la guerra d’Algeria, si trasferì in Francia, dove trascorse un periodo di forte precarietà.
Dopo un'esperienza nel teatro e come attore, Gatlif iniziò a dedicarsi alla regia. Esordì nel 1975 con "La tête en ruines". Dopo "L'uomo perfetto" (1983) e "La ragazza senza fissa dimora" (1986), a partire dagli anni Ottanta, la cultura rom divenne uno dei temi centrali della sua produzione cinematografica, attraverso storie dedicate all'identità, all'emarginazione, alla libertà e alla musica. Tra i suoi film più conosciuti figura "Gadjo Dilo - Lo straniero pazzo", uscito nel 1997 e interpretato da Romain Duris. Il film, ambientato in Romania, racconta il viaggio di un giovane francese alla ricerca di una cantante rom e rappresenta uno dei lavori più celebri del regista. La pellicola ottenne il Leopardo d'argento al Festival di Locarno e nel 1999 valse a Gatlif il Premio César per la migliore musica.
Nel 1992 Gatlif aveva ricevuto il premio della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes per "Latcho Drom", documentario dedicato alla musica rom e al suo percorso attraverso diverse comunità. Il rapporto con Cannes sarebbe proseguito negli anni: nel 2004 il regista vinse il premio per la miglior regia per "Exils", film dall'impronta autobiografica. Nel 2001 aveva inoltre conquistato un secondo Premio César per la musica di "Vengo - Demone flamenco". La sua filmografia comprende, tra gli altri, "Mondo", "Swing", "Transylvania", "Liberté (Korkoro)", "Indignados", "Geronimo", "Djam" e "Tom Medina". Fino agli ultimi anni Gatlif ha continuato a raccontare attraverso il cinema le esperienze e le tradizioni delle comunità rom, trasformando spesso la musica in uno degli elementi fondamentali della sua narrazione. La sua opera, fortemente legata alla propria storia personale e alle proprie origini, ha contribuito a dare visibilità cinematografica a comunità spesso rappresentate ai margini. Gatlif aveva più volte sottolineato il ruolo della propria identità nella sua formazione artistica: "L'audacia mi viene dall'orgoglio e dall'eredità della mia cultura gitana", aveva dichiarato in un'intervista.
