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Keiko Kishi in Inizio di primaverra di Yasujiro Ozu (1956)
(Cinematografo.it/Adnkronos) – L'attrice Keiko Kishi, una delle grandi protagoniste del cinema giapponese del dopoguerra, è morta nella sua casa di Yokohama, quattro giorni prima del suo 94esimo compleanno. La notizia della scomparsa, avvenuta il 7 agosto, è stata resa pubblica soltanto oggi dalla sua famiglia alla stampa nipponica. Per oltre sei decenni Kishi ha lavorato con alcuni dei più importanti registi giapponesi del Novecento, da Yasujiro Ozu a Kon Ichikawa, da Keisuke Kinoshita a Masaki Kobayashi. Ma la sua carriera non si è limitata al grande schermo: fu anche scrittrice, fotografa, produttrice e, dal 1996, ambasciatrice di buona volontà del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa).
Nata a Yokohama l’11 agosto 1932, Kishi visse da adolescente l’esperienza della guerra. Aveva 12 anni quando, il 29 maggio 1945, la sua città fu colpita da un devastante bombardamento incendiario statunitense. Al liceo si appassionò alla letteratura e sognava di diventare scrittrice. Amava in particolare le opere di Yasunari Kawabata, che molti anni dopo avrebbe conosciuto personalmente e che sarebbe stato anche testimone del suo matrimonio. L’ingresso nel cinema arrivò quasi per caso. Una compagna di scuola, la futura attrice Yoko Kozono, la accompagnò durante una visita agli studi della Shochiku. Kishi fu notata e ottenne una piccola parte. Nel 1950 firmò il suo primo contratto e l’anno successivo debuttò sul grande schermo.
La popolarità arrivò rapidamente. Tra il 1953 e il 1954 fu protagonista della trilogia "Il tuo nome", nel ruolo di Machiko, diventando una delle attrici più amate dal pubblico giapponese. Il modo in cui il personaggio portava la stola, avvolgendola attorno alla testa, divenne una vera moda, conosciuta come "Machiko-maki". Negli anni Cinquanta Kishi contribuì anche a cambiare il ruolo delle donne nell’industria cinematografica. Insieme alle attrici Yoshiko Kuga e Ineko Arima fondò il Ninjin Club, società di gestione e produzione attraverso la quale le tre attrici parteciparono alla realizzazione di importanti film. Tra questi "La condizione umana" di Masaki Kobayashi, monumentale opera pacifista, "Ogin-Sama" di Kinuyo Tanaka e "Fiore secco" di Masahiro Shinoda. Fu proprio Kobayashi a volerla nel cast di "Kwaidan", il film del 1964 ispirato a racconti soprannaturali. Kishi interpretò Yuki, la donna delle nevi: una figura spettrale che, nel cuore di una tempesta, soffia il suo respiro gelido su due boscaioli. La sua figura longilinea e la voce profonda contribuirono a rendere il personaggio una delle immagini più memorabili del cinema fantastico giapponese. "Kwaidan", tuttavia, ebbe conseguenze pesanti anche fuori dallo schermo. Il film, costosissimo per l’epoca, fu un insuccesso commerciale e contribuì al fallimento del Ninjin Club. Kishi rimase per anni alle prese con i debiti della produzione e continuò a lavorare anche in televisione per ripagarli.
La sua vita assunse intanto una dimensione internazionale. Nel 1957, durante la lavorazione di "Tifone su Nagasaki", coproduzione franco-giapponese diretta dal regista francese Yves Ciampi, Kishi sposò il cineasta. Si trasferì a Parigi, continuando a fare la spola con il Giappone. La coppia ebbe una figlia, Delphine, nata nel 1963, e divorziò nel 1975.
La filmografia di Kishi comprende alcune delle opere più significative del cinema giapponese e internazionale: "Inizio di primavera" di Ozu, "Il fratello minore" di Kon Ichikawa, "La spia del secolo" di Yves Ciampi, "Rififi a Tokyo" di Jacques Deray (1963), "Amori di una calda estate" di Juan Antonio Bardem, "Yakuza" di Sydney Pollack e, molti anni più tardi, "Il crepuscolo del samurai" (2002) di Yoji Yamada. Fu inoltre attiva a lungo nella televisione giapponese.
Parallelamente alla recitazione, Kishi coltivò la scrittura e la fotografia. Negli anni della maturità viaggiò in diverse aree del mondo segnate dai conflitti, documentando attraverso le immagini le condizioni delle popolazioni colpite dalla guerra e dalla povertà. Un impegno che nel 1996 le valse la nomina ad ambasciatrice di buona volontà dell’Unfpa.
