Thierry Frémaux lo aveva promesso: prima o poi i Coen sarebbero arrivati a Lione. Il momento è arrivato. Joel e Ethan Coen riceveranno il Prix Lumière nella diciottesima edizione del festival dedicato al cinema classico, in programma dal 10 al 18 ottobre nella città che diede i natali al cinematografo.

Una scelta che premia una parabola artistica aperta nel 1984 con Blood Simple - Sangue facile, proseguita con Arizona Junior e che ha attraversato quarant'anni di storia del cinema facendo della contaminazione di genere un marchio di fabbrica. La Palma d'oro di Barton Fink nel 1991, li consacrò definitivamente sulla scena internazionale. Poi sono arrivati anche Fargo e Il grande Lebowski, oggetti di culto la cui fortuna critica è cresciuta col tempo, fino a diventare fenomeni di costume con tanto di convention annuali dedicate al Drugo.

“L'aggettivo "cult" - scrive l'Institut Lumière nel comunicato che annuncia il premio - pare coniato apposta per loro”. E se il loro palmarès parla da sé (oltre alla Palma, tre premi per la miglior regia e un Grand Prix a Cannes, quattro Oscar), “è soprattutto l'attaccamento del pubblico, la passione che i loro film continuano a generare, l'impronta lasciata sulla cultura contemporanea, a collocarli - sostiene l'Institut - al vertice assoluto delle star del cinema”.

Il riconoscimento premia tanto gli autori quanto il loro immaginario condiviso: la scrittura, il senso dell'umorismo, l'uso della musica, la fedeltà a un cast che negli anni è diventato quasi una compagnia di repertorio (Frances McDormand, George Clooney, Scarlett Johansson, Jeff Bridges, Billy Bob Thornton, John Turturro, Steve Buscemi, Josh Brolin, Tilda Swinton). “Ogni loro film - si legge ancora nella nota - è un evento.”

I Coen entrano così in un albo d'oro che l'anno scorso ha incoronato Michael Mann, e che negli anni ha visto sfilare per Lione nomi come Tim Burton, Wim Wenders, Clint Eastwood, Martin Scorsese, Jane Fonda, Francis Ford Coppola, Quentin Tarantino e Isabelle Huppert.