Volami via

Il dramedy di Christophe Barratier, tratto da una storia vera. Amicizia e malattia, manca l'originalità

16 Agosto 2021
2,5/5
Volami via
Volami via

Dopo la commovente opera prima Les Choristes (2005), campione d’incassi in Francia, Christophe Barratier torna al cinema con una nuova dramedy dal titolo Volami via. Meno toccante sicuramente del suo esordio, questo film è ispirato a una storia vera.

Protagonisti sono un trentenne di nome Thomas (Victor Belmondo, nipote del celebre Jean-Paul) piuttosto viziato e nullafacente, e un dodicenne di nome Marcus (l’esordiente Yoann Eloundou),  gravemente malato. L’incontro tra i due non sarà casuale, al contrario sarà indotto dal padre di Thomas (Gérard Lanvin), un medico che un giorno deciderà di affidare un suo paziente a suo figlio nel tentativo di farlo crescere.

Remake del precedente Conta su di me (2017) del tedesco Marc Rothemund (2017) tratto dal romanzo Dieses bescheuerte Herz: Über den Mut zu träumen, scritto da Lars Amend e Daniel Meyer, questo film è un po’ una sick lit (teen dramedy con giovani alle prese con le malattie) sullo stile di Colpa delle stelle o del recente Sul più bello  per rifarsi al cinema nostrano.

Volami via

Ma è soprattutto una storia d’amicizia che vorrebbe ricordare quella di Quasi Amici,  film del 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano. Peccato che non  riesca né a cavalcare l’onda dei film lacrimosi, né ad essere originale (come Sul più bello) né tanto meno a suscitare quel mix tra la risata e il pianto che la commedia francese campione d’incassi dei due registi francesi riusciva a generare.

Tra corse in macchina senza patente e liste dei desideri prima di morire (dormire in un albergo a cinque stelle, andare allo stadio, baciare una ragazza con la lingua e così via) questo film risulta piuttosto piatto proprio per via di una sceneggiatura davvero nota e prevedibile.

Si salva il cast, composto oltre dai tre protagonisti, anche da Ornella Fleury, nel ruolo di una giovane infermiera dell’ospedale, e Marie-Sohna Condé, nei panni della mamma del dodicenne. E si salva anche la colonna sonora di Philippe Rombi, che alterna le musiche assordanti da discoteca a temi più dolci, leggeri e a tratti commoventi. Per il resto vola facilmente via.

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