Uncle Frank

Coming-of-age e coming-out si incontrano, senza passare dal Cinema: delude Alan Ball. Da oggi, 25 novembre, su Prime Video

25 Novembre 2020
2/5
Uncle Frank
(L-R) Paul Bettany and Peter Macdissi star in UNCLE FRANK Photo: Brownie Harris Courtesy of Amazon Studios

Ci saremmo aspettati qualcosa di meglio da Alan Ball, e probabilmente pure lui. Già premio Oscar per la sceneggiatura di American Beauty (1999), già showrunner di Six Feet Under e True Blood, all’opera seconda dopo Towelhead (2007) licenzia, a voler essere cattivi, una ciofeca o, con un tot di volemose bene, un’occasione sprecata: Uncle Frank, dal 25 novembre 2020 disponibile su Prime Video, è tanto confuso quanto buttato via, con qualche snodo imbarazzante o, come dicono i gggiovani multilingue d’oggi, cringe.

(L-R) Sophia Lillis stars in UNCLE FRANK
Photo: Brownie Harris
Courtesy of Amazon Studios

Battezzato al Sundance, approdato su Prime Video, associa coming-of-age e coming-out: il primo compete alla vispateresa Betty (Sophia Lillis, It), il secondo allo zio Frank (Paul Bettany), professore di letteratura alla New York University, che la ragazzina raggiungerà lasciandosi analogamente alle spalle i familiari bifolchi. Nella Grande Mela scoprirà ben presto che lo zio è gay e vive col fidanzato saudita Walid “Wally” Nadeem (Peter Macdissi, qui irriconoscibile con barba e capelli, è il compagno dello stesso Ball), ma l’annoso segreto è destinato a essere rivelato: quando il pater familias, padre di Frank e nonno di Beth, muore, le carte si scoprono, anche le più dolorose, come il trauma adolescenziale – anche per lui il romanzo di formazione – con cui il professore liberale e libertario non ha mai fatto i conti.

Paul Bettany as “Frank” in UNCLE FRANK
Photo: Brownie Harris/Amazon Studios

Scritto, dobbiamo supporre, dal regista e sceneggiatore nei ritagli di tempo, fotografato con un’abbondanza di primi piani da soap post-prandiale, Uncle Frank è tagliato con l’accetta, incurante della psicologia degli spettatori ancor più di quella dei personaggi, nella fattispecie i villici che passano in un batter di ciglia dall’intolleranza all’accettazione, dalla grettezza alla magnanimità: insomma, disgraziato quel cinema che ha bisogno di buone cause, se poi le tratta così male. Sprecati, quando non rintontiti (Bettany), gli attori, dalla Lillis a Judy Greer, Steve Zahn e Lois Smith, il dramedy parte da “frocio” e arriva a “e vissero felici e contenti” senza transitare dal Cinema. Manco per sbaglio.

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