Una famiglia mostruosa

Diversità e leggerezza: Volfango De Biasi in commedia fantasy-grottesca per ridere del contrasto tra gli opposti

25 Novembre 2021
2,5/5
Una famiglia mostruosa
Calabresi, Ghini e Ocone in Una famiglia mostruosa

Da sempre il regista Volfango De Biasi si occupa di diversità con leggerezza. Lo conferma anche il suo ultimo film, Crazy for Football, appena presentato alla Festa di Roma e ispirato al bel doc (sempre da lui diretto) dallo stesso titolo, su un gruppo di pazienti psichiatrici appassionati di calcio. Una famiglia mostruosa va di nuovo in questa direzione.

I protagonisti sono dei freaks, una strana compagnia un po’ come quella dell’ultimo film di Gabriele Mainetti (Freaks Out), un po’, per andare più indietro nel tempo come l’intramontabile Famiglia Addams.

Ci sono streghe che fanno malefici (Lucia Ocone), vampiri (Massimo Ghini) e vampirette (la piccola Sara Ciocca) dai lunghi canini, zombie in cerca di cervello (Paolo Calabresi), fantasmi (Barbara Bouchet) e, last but not least, licantropi (Cristiano Caccamo) che si innamorano di umane (Emanuela Rei), di nome Luna, e le mettono perfino incinta. Non che gli esseri umani, ovvero i genitori di Luna, interpretati da Lillo ed Ilaria Spada, nonché il nonno (Pippo Franco), siano poi meno spaventosi, talmente cafoni da essere più mostruosi dei veri mostri.

Nella prima parte la comicità stenta a decollare e la storia del lupo mannaro con la dolce Luna poco appassiona. Fortunatamente nella seconda parte i veri protagonisti del film diventano i vari comprimari e le gag divertenti, grazie soprattutto alla coppia Lillo-Spada e ai personaggi interpretati da Massimo Ghini e Paolo Calabresi, abbondano. Insomma lasciati sullo sfondo quelli che teoricamente dovrebbero essere l’asse portante del film, Caccamo-Rei (lui, attore sempre più sulla cresta dell’onda dopo Sotto il sole di Riccione e lei, dopo diverse serie tv, qui al suo debutto al cinema) il film paradossalmente funziona di più.

Dagli opposti nasce la risata. Se in Come un gatto in tangenziale il divertimento scaturiva dal contrasto e dall’incomunicabilità tra centro e periferia, tra un alto borghese e una coatta, qui, nella villa seicentesca circondata dalla nebbia, viene fuori dai mostri vs i cafoni.

Aldilà della riflessione sull’accettazione del diverso e sul fatto che ogni famiglia sia mostruosa a modo suo non c’è poi molto altro. Gli effetti speciali sono piuttosto semplici e artigianali. Le imperfezioni non mancano. Eppure alla fine questi freaks imperfetti a loro modo seducono. E l’operazione di portare sul grande schermo un genere, quello della commedia fantasy-grottesca, non tanto esplorato nel cinema italiano va comunque premiata.

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