Tutta un’altra vita

La solita commedia basata sullo scambio di ruoli, le finte identità, ma Brignano, Minaccioni e un finale inconsueto aiutano

12 Settembre 2019
2,5/5
Tutta un’altra vita

Tutta un’altra vita sì, ma non tutto un altro film. Anzi, si può dire che questo è il solito film. O meglio la solita commedia basata sullo scambio di ruoli, le finte identità e sul concetto che, un po’ come le caramelle, una bugia tira l’altra.

Al centro della storia c’è un tassinaro romano, interpretato da Enrico Brignano, che, stanco della solita routine con moglie (la bravissima Paola Minaccioni) e figli al seguito, sogna di cambiare vita. L’occasione arriverà grazie a un mazzo di chiavi dimenticato, proprio sul sedile del suo taxi, da una coppia di clienti danarosi, in partenza per una settimana per le Maldive.

Lo scontento cinquantenne si impossesserà della meravigliosa villa con piscina e da pilota di una semplice Multipla si ritroverà alla guida di una Lamborghini affiancato da una bomba sexy (Ilaria Spada).

Impossibile non pensare a Borotalco e al suo Sergio (Carlo Verdone) che millantava di essere il mitico Manuel Fantoni di fronte a questo tassinaro della Garbatella che indossa lo smoking e che vorrebbe fare il James Bond della situazione, ma sovviene anche Alberto Sordi che nel 1983 interpretò un maturo tassista romano ne Il tassinaro. 

La storia è abbastanza scontata: il classico uomo con un piede in due scarpe, ma il film grazie ad alcune sue battute, alla romanità di Brignano, all’interpretazione della Minaccioni (brava anche nelle parti più drammatiche) e alla sua trama popolare può in qualche modo divertire. E poi ha un finale non consueto che risolleva la situazione. Come dire, non sarà tutto un altro film, ma almeno è tutto un altro happy end.

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