Tully

Altra convincente esplorazione del dolore sommesso, firmata Diablo Cody e Jason Reitman. Con Charlize Theron in stato di grazia

26 Giugno 2018
3/5
Tully

Dopo il graffiante ritratto femminile di Young Adult il trio composto dal regista Jason Reitman, dalla sceneggiatrice Diablo Cody e dalla star Charlize Theron torna a raccontare la complessità dell’essere donna in un ritratto commovente nella sua verità. Tully mette in scena lo sforzo quotidiano di Marlo, moglie e madre in attesa del suo terzo figlio che esce ogni giorno stremata dalle fatiche del quotidiano.

La soluzione ai suoi problemi sembra arrivare con la giovane e iconoclasta tata notturna il cui nome regala il titolo al film. Tra le due donne si instaura un rapporto fatto di comprensione, complicità, voglia di rompere gli schemi preconfezionati che la società ha imposto loro.

Come già dimostrato soprattutto con Juno la forza della scrittura della Cody e della messa in scena di Reitman stanno nel rendere emozionati e dense figure comuni, psicologie reali.

 

Al ritratto toccante di Marlo contribuisce ovviamente anche una Charlize Theron in stato di grazia, trattenuta e insieme vibrante nel mostrare la disperazione quotidiana della sua eroina di tutti i giorni. L’arco narrativo che l’attrice riesce perfettamente a delineare, grazie anche alla volontà di mettere in discussione la sua prorompente avvenenza in favore della verità del personaggio, merita un sentito applauso.

Soprattutto nella prima parte, Tully procede con minuzia e pudore nel dipingere una psicologia che si rivela contemporaneamente complessa e accessibile. Purtroppo nella seconda metà del film una scena “stonata”, piuttosto incoerente con il tono della narrazione, espone in maniera inopinata il climax della sceneggiatura, rendendo la storia forse meno originale ma ugualmente preziosa nel ritrarre la depressione silenziosa di Marlo.

 

Come avevano già dimostrato Juno e Tra le nuvole, anche Tully arriva a confermare che i non-eroi portati sul grande schermo da Jason Reitman sono veri, tangibili, umanissimi. Il suo ultimo film rappresenta un altro importante tassello in questo discorso di esplorazione del dolore sommesso che spesso determina il nostro presente.

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