L’uomo che uccise Don Chisciotte

Meglio fosse rimasto una grande incompiuta il Cervantes di Terry Gilliam: un pastiche pasticciato e pasticcione

25 settembre 2018
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L’uomo che uccise Don Chisciotte

Meglio fosse rimasto una chimera, un’utopia, una grande incompiuta. A conti fatti, ovvero a film visto, non è The Man Who Killed Don Quixote, bensì “The Film Who Killed Don Quixote”: un pastiche di arte e vita, palco e realtà, epica e prassi male amalgamato, molto pasticciato e vieppiù sprecato.

Tanto rumore, anzi, tre decenni quasi di gestazione per nulla, per un roboante pugno di mosche: il documentario Lost in La Mancha (2002), sulla sua non realizzazione, è più realizzante del film infine realizzato. Povero Gilliam, che sulla Croisette (chiusura fuori concorso) ha perfino rischiato di non esserci: lui per un “colpetto”, il film per la querelle che l’ha contrapposto al produttore Paulo Branco, infine capitolato di fronte al giudice.

Jonathan Price è un Don Chisciotte idealista e dileggiato, anche dolente ma vieppiù rincoglionito; il Sancho Panza e anche regista (Toby Grisoni) Adam Driver una vittima e un correo, sopra tutto, un attore che non sa dove buttare la testa, alla mercé di una sceneggiatura imbelle e caciarona; Olga Kurylenko è bionda, e nient’altro; la Dulcinea non di Quixote ma di Panza cagnescamente interpretata da tal Joana Ribeiro, mentre Jordi Mollà fa la nemesi.

 

Nelle convergenze parallele tra Cervantes e film su Cervantes, all’interno di questo film su un film su Cervantes, Gilliam perde la barra, gli spettatori la speranza di un ubi consistam, un centro di gravità poetico-stilistica permanente e pertinente: migranti e mussulmani, russi danarosi di vodka, escort e schiavitù sessuale, a caval donato forse non si guarda in bocca, ma a cavaliere ritrovato sì, e purtroppo non c’è molto, se non la confusione e l’irresolutezza, la cialtroneria e la faciloneria a dare nell’occhio.

Cantava qualcuno, l’importante è finire, caro Gilliam, e non necessariamente con un film. Ahilui, e ahinoi.

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Federico PontiggiaSaraAlbertoIvanFranco Recent comment authors
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SarKa
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SarKa

Pontiggia, ma vaff…

Daniela valeria
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Daniela valeria

Ha ragione Pontiggia, condivido in toto

Daniela valeria
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Daniela valeria

Sono del tutto d’accordo! Mi sono chiesta persino se non fossi incapace di vedere il buono del film ma poi mi sono convinta che non sbagliavo: di tutto e di piu’…ma perche’ e un commento musicale insopportabile. La mia stagione cinematografica e’ iniziata male

Gero
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Gero

Concordo. Girato male (frettolosamente per la qualità delle riprese), sceneggiato peggio, recitato bene solo dal grande Jonathan Pryce. Confuso, noioso fino alla nausea. Triste epilogo di un sogno (mito) che, col senno del poi, avrei preferito rimanesse tale.

Vincenzo pizzorno
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Vincenzo pizzorno

Film confuso incompleto carente caotico

Sara
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Sara

Sei solo un Sancho Panza.
Don Chisciotte vive!

Mauro Colagrossi
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Mauro Colagrossi

Il film scorre su tre livelli…”realtà”,sogno e pazzia…alla fine si incontrano…tra simbolismi ed allegorie…una narrazione sicuramente imperfetta ma il messaggio è potente e chiaro… un’ottimo lavoro per tenacia e coraggio nel messaggio finale… chi è più sano/pazzo di chi?!questa recensione mi fa pensare che i critici siano dei furbi ad alti livelli…

Eman
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Eman

Secondo me non hai capito nulla, abbi bontà. Mi dispiace essere così schietto perché non ci conosciamo ma io ti consiglio di rivederlo attentamente.

Ivan
Ospite
Ivan

E’ la prima volta che leggo una recensione di questo Pontiggia e mi piacerebbe conoscere la sua formazione professionale. Chi ha scritto una recensione così aberrante non conosce nè il cinema nè la letteratura in generale. In particolare si nota che non conosca nemmeno Terry Gilliam e il Don Chisciotte. Non la invito a leggere o a rivedere il film, ma la invito a cambiare mestiere. Di solito, prima di mettersi a scrivere un pensiero, sarebbe opportuno avercelo, questo pensiero. Cordiali saluti e buona fortuna, ne ha molto bisogno.

Franco
Ospite
Franco

Il pontiggia è sempre stato un povero leccaculo in cerca di visibilità: la critica e l’analisi cinematografica non sa nemmeno cosa siano, avendo zero basi in materia e nessuna competenza degli strumenti per una critica e un’analisi di un’opera cinematografica, come dimostrano le sue “recensioni” tra lo “strafatto quotidiano” e altri giornaletti in giro sul web (questa è già un esempio, dove non c’è nemmeno un accenno di analisi o di critica dell’opera, se non riportare fattori esterni e un po’ di trama – che pena, riportare ancora solo la trama di un film, se questa è critica… Anche se… Leggi il resto »

Ivan
Ospite
Ivan

Guardi, per mia grande fortuna non lo conosco bene come lo conosce Lei. Se, e scrivo se, è vero ciò che Lei dice, sono dispiaciuto per quei poveri redattori o cineasti che se lo trovano sempre di fronte. Onestamente noto una prosa pomposa ma assai povera di contenuti ed idee. Diciamo che è simile al “versificatore” di Levi. Usando una metafora che questo “intelligente e bravo relatore” non potrebbe certo capire, vista la sua preclare conoscenza di Terry Gilliam, egli è utile come il teatro di Parnassus senza lo specchio.
I miei ossequi e buona serata.

Alberto
Ospite
Alberto

Se Lei fa il critico cinematografico io posso fare il Cardiochirurgo. Ho anche il sospetto che non stia bene.

Sara
Ospite
Sara

Caro Federico, ti scrivo con la rabbia di chi ha profondamente inteso l’ironia e l’amarezza di questo film, e oggi ci ripensava; e così, per caso, oggi mi sono imbattuta nella tua “recensione”. È grazie alle persone come te, prive del minimo senso di un umorismo sottile, come quello di Gilliam, quello delle persone intellettualmente vivaci, che il senso di questo film a me è chiarissimo. Veramente hai scritto una recensione spocchiosa e ignorante. Sei evidentemente uno di quelli che quando vanno a teatro o a cinema si vergognano di ridere perché è “fuori luogo”. Mi spiace essere dura, perché… Leggi il resto »

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