The Evening Hour

Bradon King racconta la solitudine nell'America degli ultimi, in un film troppo convenzionale. Nel cast spicca Stacy Martin. In concorso al TFF38

21 Novembre 2020
2,5/5
The Evening Hour

Il luogo per eccellenza del cinema indie d’oltreoceano è l’America rurale. Ormai è il teatro di un genere consolidato, dai canoni condivisi. Piccole comunità, uomini distrutti, che provano a reinventarsi nonostante l’assenza delle istituzioni. A offrire un ritratto incisivo di questa realtà era stato lo scorso anno The Peanut Butter Falcon – In viaggio verso un sogno di Tyler Nilson e Michael Schwartz, che al percorso di rinascita avevano aggiunto richiami a Mark Twain.

È interessante vedere come Hollywood si stia interrogando sull’elettorato di Trump, proprio mentre alla Casa Bianca si aspetta il passaggio di consegne del 20 gennaio prossimo. Intanto Ron Howard sta per portare su Netflix il romanzo Elegia americana, e oggi il regista Braden King, per la sua opera seconda The Evening Hour, si sposta proprio all’ombra dei Monti Appalachi, culla dei sostenitori dell’ex presidente.

La crisi ha piegato la gente del posto: industrie in difficoltà, la miniera che chiude, i giovani che si attaccano alla bottiglia e preferiscono stordirsi con sostanze di vario genere. Al protagonista Cole manca una figura paterna, che supplisca all’assenza dello Stato, tematica molto cara anche al cinema del grande Eastwood, maestro nel dipingere genitori putativi per generazioni orfane e senza futuro.

Qui King si dimostra più maturo rispetto al suo esordio Here. Le emozioni sono ben dosate, la regia ha un maggior equilibrio. The Evening Hour descrive l’incontro/scontro tra solitudini diverse, tra anime erranti che fanno fatica a relazionarsi tra loro. Ognuno continua a vivere la propria esistenza senza provare solidarietà per l’altro, dentro una cornice in chiave country, dove si sentono Just Be Simple dei Songs: Ohia e You Were a Friend di Darrin Hacquard.

 

Peccato che l’andamento del racconto sia abbastanza prevedibile, che la storia proceda senza sussulti, seguendo binari fin troppo collaudati: l’ambiguità tra innocenti e colpevoli, una madre sparita da tempo che cerca di ricucire il rapporto con il figlio, la provincia sottomessa alla religione…

Il protagonista lavora in una casa di riposo per anziani, studia per perfezionarsi come infermiere, ma ha una fidanzata tossica, amicizie poco raccomandabili, e cerca di guadagnare qualche soldo rivendendo medicinali. La sua ragazza è interpretata da una magnetica Stacy Martin, che purtroppo sparisce dalla scena troppo presto. Tratto dal romanzo omonimo di Carter Sickels, a The Evening Hour manca un po’ di coraggio per lasciare il segno nell’ormai affollato panorama dei ritratti dell’America in degrado.

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