Stranger Things

La quarta stagione si conferma un gioiellino: la diversità tra i protagonisti è il motore di scene divertenti, fondamentali in un tessuto che vira su tinte fosche, violente e horror

14 Agosto 2022
4/5
Stranger Things
STRANGER THINGS. (L to R) Finn Wolfhard as Mike Wheeler, Gaten Matarazzo as Dustin Hendrson and Priah Ferguson as Erica Sinclair in STRANGER THINGS. Cr. Tina Rowden/Netflix © 2022

Dopo i tragici eventi raccontati in chiusura della precedente stagione, l’immaginaria cittadina di Hawkins, in Indiana, piange i suoi morti e prova ad andare avanti. I giovani protagonisti stanno crescendo e affrontano le sfide dell’adolescenza con un bagaglio di esperienza notevolmente diverso rispetto ai loro coetanei. Tuttavia, questo non li salva dai classici per la loro età: delusioni d’amore, sbalzi d’umore, bullismo. Ma i guai provenienti dal regno del Sottosopra sono tutt’altro che finiti.

L’attesa si è protratta più del previsto a causa della pandemia mondiale che ha ritardato anche le riprese della quarta stagione di Stranger Things, il gioiellino creato dai fratelli Duffer capace di rendere viva la nostalgia degli anni Ottanta non soltanto per quanti li hanno vissuti all’età dei protagonisti, ma anche per chi all’epoca era già adulto oppure molto lontano dal nascere.

Anche in questo nuovo capitolo gli ingredienti abilmente miscelati sono sempre gli stessi: ragazzine e ragazzini che, uniti dal forte vincolo dell’amicizia, si prodigano per salvare il mondo e i loro cari; adulti e genitori divisi tra quanti comprendono la situazione e offrono supporto oppure distrattoni che la prendono sottogamba; varie rappresentazioni del male, in sfumature diverse, quali membri del governo e forze dell’ordine collusi, russi senza scrupoli (per non dimenticare che siamo in Guerra Fredda) e, naturalmente, un rinnovato catalogo di mostruosità dall’altra dimensione.

STRANGER THINGS. (L to R) Natalia Dyer as Nancy Wheeler, Gaten Matarazzo as Dustin Henderson, Joe Keery as Steve Harrington, Joseph Quinn as Eddie Munson, Maya Hawke as Robin Buckley, Priah Ferguson as Erica Sinclair, Sadie Sink as Max Mayfield, and Caleb McLaughlin as Lucas Sinclair in STRANGER THINGS. Cr. Courtesy of Netflix © 2022

Il passato, in questa stagione più che mai, si rivela prodigo di scoperte che impattano col tempo presente – siamo nella primavera del 1986 – con nuove trame che contemporaneamente chiariscono situazioni correnti e complicano ulteriormente il già fittissimo reticolo degli eventi. Il viaggio si allunga stavolta fino agli anni Cinquanta, periodo in cui idealmente possiamo spostare il nuovo punto di partenza di gran parte della narrazione vista finora. Un vero colpo di scena, insomma, che getta una luce differente su alcune situazioni delle tre precedenti stagioni.

Anche la musica permane come fondamentale nello sciogliersi della trama e come elemento portante, ribadendo il suo ruolo cardinale nella storia. La sua funzione è quella di rendere permeabile il confine tra il mondo terreno e quello del Sottosopra, ed è ancora una volta attraverso di lei che assistiamo al salvataggio di personaggi altrimenti spacciati. Questa permeabilità è così potente da sfondare (di nuovo, come già accaduto in prima stagione con il singolo dei Clash Should I Stay or Should I Go datato 1981) la quarta parete dello schermo, con il brano cult del 1985 di Kate Bush Running Up That Hill che del quarto episodio è approdato immediatamente in testa a tutte le condivisioni social nel mondo reale. La musica è mostrata dunque dai fratelli Duffer come un vero e proprio valore, capace di sconfiggere il male, ma soltanto a patto di conoscere il pezzo giusto. L’uso che ne viene fatto si spinge fino alla commistione/citazione con la saga horror (in grande auge al tempo della narrazione) di Nightmare, con tanto di cameo dell’attore Robert Englund, il Freddy Krueger della serie inaugurata dal film di Wes Craven.

L’importanza dell’amicizia è un altro caposaldo confermato di questa stagione, declinato anch’esso in più varianti. L’amicizia è infatti il sentimento più esplorato, superiore anche all’amore. Abbiamo sì le amicizie adolescenziali ma anche quelle tra adulti: basti pensare al legame tra i personaggi di Joyce Byers (Wynona Rider) e Murray Bauman (Brett Gelman), che insieme partono per un’avventura che li porterà fino in Russia. Ma, ci ammoniscono i fratelli ideatori, aprirsi con gli altri con fiducia può dare risultati ambivalenti, se non rischiosi. A farne ne spese è questa volta la piccola Undi (Millie Bobby Brown), della quale vengono svelati ampi stralci di una parte ancora misteriosa del suo passato nell’ormai famigerato Laboratorio Nazionale di Hawkins. Ma anche chiudersi in se stessi come fa la giovane Max Mayfield (Sadie Sink) dopo la morte del fratello può essere pericoloso. Il tema della fiducia negli altri è questione di grande importanza, soprattutto in una saga in cui è proprio l’unione che fa la forza. Anche se i componenti assomigliano a una sorta di Armata Brancaleone, e infatti nessuno di loro potrebbe affrontare singolarmente i demoni del Sottosopra (per tacer del resto).

STRANGER THINGS. (L to R) Finn Wolfhard as Mike Wheeler, Charlie Heaton as Jonathan Byers and Noah Schnapp as Will Byers in STRANGER THINGS. Cr. Courtesy of Netflix © 2022

La diversità lunare tra i personaggi è anche il motore di molte scene divertenti, fondamentali più che mai in una stagione come la quarta che vira maggiormente su tinte fosche, violente e horror. Difficile fare a meno delle uscite nonsense di Argyle (Eduardo Franco), strampalato fattorino della pizzeria “Surfer Boy” e amico di Jonathan (Charlie Heaton), e impossibile rinunciare a Eddie Munson, cui l’interprete Joseph Quinn regala sfumature che hanno fatto immediatamente breccia nel cuore del pubblico. Tutti questi elementi sono ben amalgamati e sostenuti da un ritmo che non cala mai, riuscendo a farci digerire anche la sostanziale inconsistenza degli ostacoli narrativi: davanti a qualunque problema, i nostri hanno subito l’intuizione giusta, che li porta a superare brillantemente l’emergenza. Un po’ come una partita a Dungeons & Dragons in cui i membri dell’Hellfire Club fanno 20 ogni volta che tirano il dado, sabotando ogni astuzia del master.

Ma Stranger Things è sempre stato questo, fin dall’inizio: una canzone pop di quarant’anni fa, le ruote di una BMX che girano, leggende urbane, sottoculture non troppo oscure, meme e idee virali ante litteram (in questa stagione viene messo in campo anche l’incrollabile mito del satanismo legato alla ribellione giovanile), un’atmosfera fantasy sfacciatamente mutuata dall’immaginario spielberghiano del periodo. Tutto è più questione di atmosfera che di sostanza, anche le articolate backstory dei personaggi e gli elementi fanta-horror della trama. Siamo così imbevuti di quell’immaginario che una storia troppo avvincente e credibile potrebbe impedirci di rivivere la pura emozione vintage di un’epoca, gli anni Ottanta, che fino a pochi anni fa sembrava impossibile da salvare ma che poi il tempo ha messo, come sempre, in prospettiva, facendo sospirare sulla sua giovinezza chi quell’epoca l’ha vissuta e convincendo tutti gli altri che quello sì che era un periodo formidabile.

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2 Commenti on "Stranger Things"

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Samuele Raspollini
Ospite

Tutto vero e completamente d’accordo. Però gli episodi non sono troppo lunghi? Non si ha l’impressione che qualche volta l’episodio non finisca mai e che in effetti succeda ben poco…? Non si corre il rischio quindi di allungare un po’ troppo la storia?

enrico
Ospite

ce ne vuole per dire che il ritmo e’ ok….Episodi lughisissimi…direi inutilmente lunghissimi…hanno in realta ammazzato la stagione, che pur avendo una buona storia non doveva/poteva essere raccontata in questa maniera. tutto il viaggio in Russia una tortura….hanno letteralemnte fatto vedere ogni singolo spostamento…nemmeno fosse un documentario. Per me e’ un grande NI. Bella storia, attori favolosi, scene divertenti e anche commoventi ma troppo allungato.

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