Sole Cuore Amore

Daniele Vicari e la maggioranza silenziata di chi non ce la fa: a Roma XI, con urgenza civile e un controcanto mancato

3 Maggio 2017
3/5
Sole Cuore Amore
Sole Cuore Amore

Una città, Roma, e due donne: Eli, orfana, quattro figli, un marito disoccupato e due ore per andare e due per venire sette giorni su sette dal posto di lavoro, un bar; Vale, danzatrice e performer, un rapporto difficile con la madre, un’attrazione per la partner di ballo che salva, o forse no, da un compagno violento. E la loro amicizia, una sorellanza, che non ha tempo, ma empatia, sostegno e comprensione: sono Eli, interpretata alla grande da Isabella Ragonese, e Vale, Eva Grieco, le protagoniste del viaggio di Daniele Vicari in una nuova vita agra, quella di chi lavorando o non lavorando comunque non ce la fa più a vivere. E, forse, nemmeno a sopravvivere. Glielo dice la figlia più grande a Eli, “se diventare donna significa fare la vita che fai te meglio morire”, o giù di lì, e la madre può solo arrabbiarsi, sgridarla, ma non darle torto: che fare?

Un film, scritto e diretto da Vicari, che ruba il titolo alla canzone che diede fugace notorietà a Valeria Rossi, Tre Parole, ovvero Sole Cuore Amore: se la prima e la terza non mancano a Eli – il marito affettuoso e premuroso Mario è ben interpretato da Francesco Montanari – la seconda è un problema, che il lavoro massacrante, già causa, non le permette nemmeno di curare.

Non è un film perfetto, ma necessario, persino urgente. E’ una guerra là fuori, senza nemici eccetto l’ineluttabilità, e solo i sentimenti possono fare resistenza: Vale e Mario si amano, amano i propri bambini, e non si perdono nelle difficoltà. Sono loro il cuore pulsante del film, quello in cui stanno le cose migliori, seguiti dal bar dove Eli lavora.

Funzionano anche due dei contrappunti formali alla muta e non piagnona disperazione di Eli, ovvero la fotografia curatissima dell’abituale Gherardo Gossi e la colonna sonora jazz di Stefano di Battista, ma non il principale messo in atto da Vicari: le coreografie della stessa Eva Grieco, inteso ma sterile controcanto plastico e figurativo della via crucis laica di Eli.

Eppure, Sole Cuore Amore rimane negli occhi: c’è un po’ della fatica di tutti noi, dovrebbe esserci anche la nostra solidarietà. Perché questi ultimi, questa maggioranza silenziata, possano avere voce: oltre il grande schermo, a partire dalla politica.

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6 Commenti on "Sole Cuore Amore"

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Nicola Rossini
Ospite

1. un titolare di bar non assumerebbe MAI una madre di 4 figli;
2. un titolare di bar non assumerebbe MAI una persona che abita a due ore dal posto di lavoro e per giunta con inzio lavoro ore 7,00
3. una famiglia italiana, di cultura media, non metterebbe MAI al mondo 4 figli con un marito disoccupato, con l’unica fonte di reddito (a nero) di 800,00 e senza nonni.
Con questi presupposti il film è un falso storico.

Valentino Terranova
Ospite

Magari hai vissuto per tutta la vita su un altro pianeta…

Nicola Rossini
Ospite

Mi sa che fra i due il sognatore sia tu.

Guy
Ospite

Beh, falso storico non se po’ sentì.
Innanzitutto, i genitori potresti averli persi dopo aver fatto i 4 figli, così come
il lavoro….tante cose possono cambiare nella vita. Ma, evidentemente hai 13 anni, oppure sei figlio di papà e tanti problemi non ti sfiorano nemmeno da lontano.

Francesca De Bonis
Ospite

La storia narrata nel film purtroppo è tratta da un avvenimento realmente accaduto a Roma nel 2012. Isabella Viola, madre di 4 figli, che per raggiungere il bar che gestiva impiegava ogni mattina circa 2 ore, sette giorni su sette, morta d’infarto alla fermata della metro. Una storia talmente tragica da non sembrare vera, ma purtroppo lo è

Gian Paolo Vallati
Ospite

In effetti il film lascia perplessi per la poca verosimiglianza, pure se è ispirato a una storia vera. Nella realtà la donna era un’aspirante piccola imprenditrice, che aveva preso in gestione un bar. Una dei tanti disgraziati che aprono una partita iva sperando di migliorare la propria situazione e crollano sotto il peso dei debiti e delle responsabilità.

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