Si vive una volta sola

Il primario Carlo Verdone porta gli amici suoi in Puglia, tra scherzi e disincanto: la verve c'è, ma pure un product placement senza freni...

14 Febbraio 2020
3/5
Si vive una volta sola
Si vive una volta sola

Il professor Umberto Gastaldi (Carlo Verdone), chirurgo internista vocato all’oncologia, e la sua formidabile équipe, l’assistente Corrado Pezzella (Max Tortora), la strumentista Lucia Santilli (Anna Foglietta) e l’anestesista Amedeo Lasalandra (Rocco Papaleo): a unirli l’amicizia, ché si vedono fuori tanto quanto in sala operatoria, ma anche un privato lontano anni luce dal prestigio professionale. Sono donne e uomini sull’orlo della crisi esistenziale, che cercano di scongiurare e dissimulare ricorrendo agli scherzi, anche cattivi, sopra tutto ai danni di Amedeo, la vittima designata, il proverbiale capro espiatorio.

Tra una visita al Papa, con relativa pernacchia a mezzo stampa servita ad Amedeo, rimozioni di automobili e carte di credito occultate, i quattro tirano a campare, ma se è vero che Si vive una volta sola quanto potrà durare?
Scritto dal regista con l’abituale Pasquale Plastino e Giovanni Veronesi, il film segna il quarantesimo di Verdone dietro la macchina da presa – da Un sacco bello del 1980 viene la cistifellea papalina… – e dopo Benedetta follia (2018) conferma il trend positivo: Carlo rivendica la lezione di Germi, ma come non pensare al Monicelli di Amici miei, tra scherzi e zingarate?

Qui si scivola verso Sud, verso la Puglia, dove Umberto ed equipe troveranno nuove geometrie relazionali, sveleranno verità inconfessabili e troveranno, in fondo, mutuo soccorso: Si vive una volta sola, ma non da soli, grazie a Dio.

Non mancano per fortuna battute ad alzo zero, da “Io co’ ‘sto culo c’ho fatto il picco d’ascolti” licenziata dalla figlia soubrette del professore, Tina (Mariana Falace) a “Quasi quasi me faccio lesbica” della Foglietta, da “Tina, ma io posso parlare con un culo?” dello stesso Verdone a “per fatte fa’ ‘na scopata con David Bowie” indirizzato ancora da Verdone a Tortora, che scartavetrano il bon ton del nostro cinema ultimo scorso, orfano delle scurrilità dei cinepanettoni e del cinismo scasciato delle commediacce che furono.

Qui, complice il palese affiatamento tra i protagonisti, tutti in forma, il trivio si accompagna al risvolto amaro di un privato inappetente, inconcludente, molto cornuto, poco realizzato: non solo l’amato camice – è il suo primo chirurgo… – Verdone indossa anche, alla soglia dei settant’anni, i panni della nostalgia per le occasioni perdute, il futuro sempre più scorciato, le amicizie che non tengono.

Se il coté amicale/triviale è intatto, il secondo a voltaggio, eh, esistenziale è gravemente compromesso dal product placement, eccessivo anche per i già eccessivi standard Filmauro: tra accappatoi e masserie, bollicine e auto, più che un film sembra un centro commerciale.

Insomma, Si vive una volta sola e tocca monetizzare, ma anche al profitto dovrebbe esserci un limite: ne va non solo della credibilità, ma della fruibilità stessa del film.

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2 Commenti on "Si vive una volta sola"

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Rita
Ospite

Celebrazione del cinismo unita a scarsa ispirazione, con un Verdone ossessionato dal lato B, con cui riempie lo schermo prima (con riprese continue su una bella ragazza carponi), per poi scadere nella più volgare e squallida delle battute, ai danni dei malati di rettocolite ulcerosa, una patologia cronica, che non fa affatto ridere. Saggia decisione non aver portato questo “piccolo film” sul “grande schermo”.

Mia
Ospite
Davvero penoso. Se penso a quanto Verdone si doleva in interviste e interventi in pubblico poichè, causa pandemia, il suo film è rimasto bloccato un anno, ora credo che dovrebbe quasi ringraziare quello stop forzato perchè chi avesse mai dovuto pagare per vedere in sala un’opera così mediocre ora infuocherebbe i social al grido di “Rivoglio indietro i soldi!”. Per sua fortuna è uscito su Amazon dove chi vuole potrà vederlo senza rimpiangere tempo e soldi buttati via, consolandosi con ben altri contenuti offerti dalla piattaforma che inviterei a continuare a proporre, come già fa, cinema indie italiano di autori… Leggi il resto »
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