Selfie

Documentario sul Rione Traiano di Napoli che sfrutta e potenzia la prospettiva dell’autoscatto

29 Maggio 2019
3/5
Selfie

La premessa è piuttosto semplice. Selfie, al cinema dal 30 maggio, è un documentario ripreso tutto dai protagonisti, cellulare alla mano, sguardo in camera. Un “selfie”, quindi, esteso fino a 78 minuti e intervallato da brevi inquadrature panoramiche, rubate da telecamere di sicurezza. Sono le due facce del Rione Traiano di Napoli, quartiere periferico, lontano dai comfort, dall’eleganza e dalle comodità del centro.

Andare in centro, infatti, per Alessandro Antonelli e Pietro Orlando, è “andare a Napoli”. Una divisione sociale percepita e profonda, incolmabile, che lascia fuori ragazzi consapevoli già da giovanissimi di una condizione umana stabilita per nascita, come un crudele riflesso di ius solis.

Il film sostenuto da Amnesty International diretto da Agostino Ferrente, per interposta mano dei ragazzi, è dedicato alle tragiche vicende della morte di Davide Bifolco, avvenuta nel 2014, e vi si muove attorno per raccontare il bello, il brutto e soprattutto il quotidiano di un quartiere difficile, sì, ma anche oggetto di pregiudizio feroce.

selfie

Le riprese, però, testimoniano tutt’altra accoglienza, anche per merito del ruolo ibrido degli attori che, oltre a dialetto e carisma invidiabile, tengono sempre in mano la telecamera (un cellulare come tanti) e sono persone, non personaggi.

Altri ragazzi del Rione Traiano raccontano e si raccontano, componendo un puzzle ricco e sfaccettato, preciso e onesto nel bene e nel male. Si finisce, anzi, è molto facile fin da subito identificarsi nello sguardo di Selfie, negli occhi dei ragazzi che ci riguardano. È come se ci trovassimo di fronte a uno specchio magico: dentro vediamo le persone che vorremmo essere sempre, nelle situazioni in cui non vorremmo trovarci mai.

È da questa profonda contraddizione che scaturisce il coraggio dei protagonisti e l’empatia dello spettatore. E ancora da questo conflitto deriva la poetica del documentario, tanto coraggioso nel modo di presentarsi quanto fedele alla sua anima di racconto intimo e universale allo stesso tempo. Come una confessione tra amici.

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