Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile

Film toccante che racconta l’adulterio politico e sociale, da un lato all’altro di Gerusalemme

22 Aprile 2019
3/5
Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile

Dopo Amore, furti e altri guai, Muayad Alayan inquadra di nuovo le conseguenze di una colpa “minore” come un furto d’auto, nel primo film, o l’adulterio in quest’ultimo, amplificate dalla situazione rigidamente divisa di Israele e Palestina: Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile.

Sarah (Sivane Kretchner) è moglie di un ufficiale dell’esercito israeliano e gestisce un bar a Gerusalemme. A fare le consegne, sempre puntuale, Saleem (Adeeb Safadi), fattorino arabo in ristrettezze economiche, ingaggiato dall’intelligence palestinese per recapitare risorse, di notte e in gran segreto. Tra i due, quando interviene la pellicola, è già in corso da tempo un’intensa relazione di sesso fedifrago (anche lui è sposato, per giunta con un figlio in arrivo), alimentata dal brivido di un duplice tabù.

Non bisogna scambiare Sarah e Saleem per un (ennesimo) Romeo e Giulietta calato nell’attualità. I due protagonisti, evidenziati da interpretazioni profonde, mostrano un’enorme umiltà di desideri. Non vogliono molto più, l’uno dall’altra, di affetto e complicità, cose che non trovano più all’interno dei rispettivi matrimoni.

Il film sorprende per eleganza e precisione: dopo un breve parabolico flash forward, ci presenta la vicenda per ciò che è, nuda e cruda. Un piccolo imprevisto mette in moto una serie di eventi che, stavolta sì, dipingeranno gli incontri di Sarah e Saleem come frutto di intrighi politici e spionaggio militare, da una parte e dall’altra. Ma il pubblico conosce la verità: non c’è eroismo in questa storia e d’amore, forse, ne è rimasto appena un briciolo.

Sono altre emozioni, sfumate ai limiti dell’indistinguibile, a corredare la pellicola, quasi del tutto priva di accompagnamento musicale: eccitazione, pietà, disgusto, vergogna e, firma del regista, senso di colpa. È un peccato che, all’ascesa di quest’ultimo, insieme al personaggio di Maysa Abed-Alhadi (moglie incinta di Saleem), il ritmo si sia inabissato troppo e non riesca a recuperare prima dei titoli di coda. Il finale anticlimatico è comunque potente, ma avrebbe potuto raccogliere molto di più, vista la semina più che abbondante.

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1 Comment on "Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile"

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Emanuela
Ospite

Sicuramente un bel film, forse un po’ troppo lungo non all’altezza delle positive recensioni lette prima della visione.
Bravi gli attori specialmente la moglie di Saleem, centrate gli altri tre personaggi .
Il contesto socio-politico in cui si svolge la narrazione sicuramente chiama in causa e fa riflettere , nascere e vivere in una parte del mondo piuttosto che in un’altra fa differenza.
Un flash su una realtà, così secondo me , va visto.

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