Quo vadis, Aida?

Jasmila Žbanić torna al massacro di Srebrenica con una prospettiva femminile: potente, emozionante, facile e retorico, in Concorso

3 Settembre 2020
3/5
Quo vadis, Aida?
Quo vadis, Aida?

Srebrenica, 25 anni dopo. Nel luglio del 1995 il massacro perpetrato dalle truppe serbe del generale Mladic, condannato all’ergastolo per crimini di guerra: ottomila bosniaci mussulmani, in gran parte uomini e ragazzi, vennero trucidati. La regista di Sarajevo Jasmila Žbanić, già Orso d’Oro con l’esordio Il segreto di Esma nel 2006, torna a Srebrenica con una prospettiva inedita, a suo dire, affidando il punto di vista a una donna: Quo vadis, Aida? è in Concorso a Venezia 77. Donna come non Marte, dunque non marziale, eccetera.

Aida è molto ben interpretata da Jasna Đuričić, ottimo anche Boris Isaković per Mladic, il film segue la protagonista di mezza età, un marito e due figli adorati, interprete alle Nazioni Unite nella cittadina di Srebrenica. Quando l’esercito serbo occupa la città, la sua famiglia come migliaia di cittadini cerca rifugio nell’accampamento Onu, ma sarà davvero un rifugio quello presidiato dai Caschi blu olandesi?

Negoziazioni fittizie, minacce reali, incapacità, e non volontà, di protezione, tutto concorre al genocidio, a cui Aida vorrebbe almeno sottrarre i congiunti: riuscirà, questa assertiva, volitiva e amorevole mater familias?

La resa della Žbanić non è raffinatissima, di certo non algida: l’emozione è considerevole, la retorica in agguato, ma sarà la bravura degli interpreti, l’oggettivo strazio degli eventi, qualche scelta di regia non peregrina, dalle scene di massa epifaniche a due esplosioni iniziali ben fatte, passando per l’epilogo in teatro, Quo vadis, Aida? non è assolutamente disprezzabile, e merita qualche encomio.

Sebbene la prospettiva femminile, nell’alveo dell’altrettanto assurdo “cinema al femminile”, rivendicata dalla regista non significhi di per sé nulla, l’exemplum di Aida convince, tra istinto di sopravvivenza, accudimento familiare e, anche, mors tua vita mea. Il massacro è addebitabile a inettitudine politica, pavidità di sistema e responsabilità domiciliate al Palazzo di Vetro, anche se “questo film non è contro l’ONU, solo vorrei le Nazioni Unite migliorassero”.

Troppo lungo nel finale, anzi, con troppi finali – i bambini e il boia ce li saremmo risparmiati, e non solo quelli – ma genuino quasi sempre e facile pure, Quo vadis, Aida? è per meriti propri e per Zeitgeist festivaliero un serio candidato a qualche premio: la Coppa Volpi a Jasna Đuričić ci potrebbe stare.

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