Lezioni di persiano

Vadim Perelman negli Special della Berlinale con un film capace di mescolare abilmente suspense e ironia. Già venduto in 22 paesi

24 Febbraio 2020
3,5/5
Lezioni di persiano
Persian Lessons

Una parabola che mescola abilmente suspense, ironia e lacrime, Persian Lessons presentato negli Special della Berlinale segna un ritorno al rigore formale per il regista canadese di origini ucraine Vadim Perelman, 17 anni dopo il suo debutto candidato all’Oscar House Of Fog. Ciò è in parte dovuto all’intelligente sceneggiatura tratta da un racconto concettuale di Wolfgang Kohlhaase.

Ambientato nella Francia occupata nel 1942, Persians Lessons stringe l’obiettivo su un ebreo belga che afferma di essere persiano quando viene radunato e sta per affrontare l’esecuzione. Risparmiato e portato dal comandante di un campo di transito desideroso di imparare il farsi, l’uomo si trova improvvisamente di fronte al compito impossibile di inventare una lingua da zero.

Memorizzare un discorso che non esiste diventa una potente metafora della necessità di preservare la nostra memoria collettiva dell’Olocausto, e se la credibilità di una trama è sempre il principale problema, o difetto, di un dramma sull’universo concentrazionario, la regia di Perelman offre un ritorno emotivo che è una ricompensa più che sufficiente per certificare la validità del film.

Il primo ostacolo da chiarire è il motivo per cui Koch, il vanitoso comandante del campo interpretato dall’ ottimo giovane attore tedesco Lars Eideinger, non riesca a trovare un decente dizionario tedesco-farsi per controllare la lingua che Gilles (Nahuel Perez Biscayart) ha appena inventato. Ci saranno un altro paio di debolezze legate alla credibilità lungo la strada, ma si dissolvono nella tensione drammatica che cresce rigorosa e attenta ed è intrecciata  a un’umorismo tagliente.

Ci sono sfumature che ricordano La vita è bella  qui e là, ma Gilles – che va sotto il nome persiano di Reza – è un imbroglione più egoista del padre protettivo interpretato da Roberto Benigni.

Entrambi i protagonisti sono ben scelti e in ottima forma come una strana coppia intrappolata in una lotta di potere che sposta gradualmente il suo asse man mano che il film avanza, sullo sfondo delle irresistibili macchinazioni della collerica Elsa (Leonie Benesch) e del suo complice Max (Jonas May) mentre tentano di smascherare il finto persiano che è diventato il protégé del kapò.

Venduto al market di Berlino già in 22 paesi, Persian Lessons sembra destinato a raggiungere un vasto pubblico nonostante la barriera linguistica che è, in un certo senso, la sua materia.

 

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