Parasite

In Concorso il "Gruppo di famiglia in interno altrui" del coreano Bong Joon-ho: dialettico, interessante e ineluttabile

22 Maggio 2019
3,5/5
Parasite

Per Bong Joon-ho il suo nuovo film Parasite, in Concorso a Cannes 72, è “una commedia senza pagliacci e una tragedia senza cattivi”. Il regista coreano di Memories of Murder, Okja e Snowpiercer porta alle estreme conseguenze il concetto, l’identità e l’habitat familiare, volendone misurare la resistenza e, di più, isolare il precipitato: Parasite è un crash-test, giocato sul raddoppio, la sostituzione, la conquista e la truffa, di corpi, relazioni – sì, anche servo-padrone – e sentimenti.

Bong chiede esplicitamente di non spoilerare, anzi, di non dire quasi nulla, e lo accontentiamo, basti dire che la famiglia di Ki-taek, lui, moglie, figlio e figlia vive in un seminterrato con vista marciapiede – e le pisciate degli ubriachi – e fa fronte a un poker di disoccupazione: il futuro è incerto, se non miserabile.

I quattro sono uniti, affiatati, amorevoli, sebbene in quella convivenza forzata e prostrata incubino forse i germi della violenza e della dissoluzione, però la svolta è vicina: il figlio Ki-woo è raccomandato da un suo amico, studente in un’università prestigiosa, per un tutoraggio a domicilio ben retribuito. Ki-woo conosce Mr. Park, proprietario di un’azienda di IT, e la sua ingenua sposa Yeon-kyo, viene assunto e decide di non fermarsi lì: non potrebbero trovare impiego anche i suoi familiari?

Commedia per virtù e tragedia per necessità, Parasite è conflitto sociale, sconto di classe e guerra tra poveri, senza darne – troppo – adito: si sorride, si ride, si rimane di stucco, ma a non trovare soluzione di continuità è l’ineluttabilità, la meccanicità, l’inesorabilità di vite, morti e – sparuti – miracoli.

Le affinità tematiche, e financo ideologiche, con la Palma d’Oro di Kore-eda Hirokazu dell’anno scorso, Affari di famiglia, si sprecano, però Parasite si ritaglia spazi di manovra da operetta morale, pamphlet sociale, distopia multifamiliare.

Non tutto funziona, una sforbiciata alle oltre due ore avrebbe giovato, la drammaturgia qui e là perde colpi, ma Parasite è una discreto “Gruppo di famiglia in interno altrui”.

Lascia una recensione

1 Comment on "Parasite"

avatar
più nuovi più vecchi più votati
Franca
Ospite

A mio parere un po’ più che discreto, l’ho trovato davvero notevole, con alcune sequenze più che notevoli, magistrali. Il paragone con il film di Kore-eda riguarda la descrizione della società coreana, entrambi i registi ne hanno una visione assolutamente negativa, senza speranza.
Per Bong Joon-Ho non si salvano nemmeno i rapporti familiari, tutto viene sopraffatto dall’individualismo, dall’istinto alla sopravvivenza. Tristissima l’analisi. Non ho idea di che cosa si sarebbe potuto tagliare, non ci ho mai pensato nei 132 minuti.

2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy