Pan – Viaggio sull’isola che non c’è

Joe Wright si scopre fantasy e ci racconta le origini del bambino che non voleva crescere. Con magia e leggerezza

11 Novembre 2015
3,5/5
Pan – Viaggio sull’isola che non c’è
Pan

Chi era Peter Pan, “il bambino che non voleva crescere” nato dalla fantasia di J. M. Barrie? Dopo essersi cimentato con altri grandi classici della letteratura (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina), il regista inglese Joe Wright prova a cambiare registro – votandosi al fantasy (e al 3D) – e prende letteralmente il timone di un viaggio che vuole raccontarci quali fossero le (presunte) origini di uno tra i personaggi più iconici (anche grazie a Walt Disney, as usual) del secolo scorso.

Abbandonato in un orfanotrofio, Peter (Levi Miller) all’età di 12 anni – durante la Seconda Guerra Mondiale – viene “prelevato” insieme ad altri orfanelli da un macabro vascello pirata: destinazione l’Isola che non c’è, dove farà ben presto conoscenza con il temibile Pirata Barbanera (Hugh Jackman), che cerca disperatamente l’eternità. Il ragazzo farà presto amicizia con James Uncino (Garrett Hedlund), altro orfano schiavo un po’ più grandicello di lui e, insieme, riusciranno a raggiungere i territori dei nativi. Qui, anche grazie a Giglio Tigrato (Rooney Mara), Peter scoprirà chi era sua madre e qual è il destino che lo aspetta.

Hugh Jackman è Barbanera

Hugh Jackman è Barbanera

Cercando una difficile commistione tra prodotto per famiglie e suggestioni visive mai banali (anche cedendo alle lusinghe del 3D…), Joe Wright si getta senza troppe presunzioni all’arrembaggio: il prologo dalle atmosfere dickensiane, poi l’incredibile viaggio verso un luogo ambivalente, da una parte inospitale e arido (la profondissima cava con le miniere dove vediamo fare l’ingresso di Barbanera sul coro di “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana…), dall’altra – oltre la barriera – rigoglioso e pieno di vita, custode di tradizioni e regni incantati. La volontà è quella di far combaciare il percorso di scoperta verso la magia, chiedendo allo spettatore di imparare ad allentare le redini del controllo, di prendere fiducia e spiccare il volo insieme a Peter. E tutto sommato la cosa funziona, al netto di qualche lungaggine.
Ora non bisognerà far altro che aspettare il sequel per scoprire perché Capitan Uncino (che si chiama così ma ha ancora entrambe le mani…) e Peter Pan – da grandi amici – si siano trasformati in nemici: forse molto dipenderà dal personaggio di Wendy… Chi vivrà, vedrà.

 

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