Onward – Oltre la magia

Il 22esimo film Pixar in 25 anni non è un capolavoro, ma è Pixar: elogio della fratellanza, derivativo però incantato, insomma, discreto

25 Febbraio 2020
3/5
Onward – Oltre la magia

Il 19 novembre del 2020 la gloriosa Pixar festeggerà il 25° anniversario del suo primo film, e primo capolavoro, Toy Story. Dal 1995 sin qua la società d’animazione poi acquisita da Disney ha sfornato 22 titoli, ultimo dei quali Onward, previsto in sala il 5 marzo e poi slittato al 16 aprile per le complicanze cinematografiche del Corona virus.

Diretto e co-sceneggiato da Dan Scanlon (Monsters University), Onward (traduzione: “In avanti”) inquadra la straordinaria avventura di due fratelli elfi, il minore, compito, insicuro Ian e il metallaro, mitologico e ingombrante Barley, alla ricerca del padre perduto, ovvero defunto, che ritorna magicamente in vita seppur dimezzato (dalla cintola in giù). Per averlo per intero, nel giorno del sedicesimo compleanno di Ian dovranno partire dal natio paese di New Mushroomtom, popolato da elfi, orchi, centauri, ciclopi piccolo-borghesi, ossia addomesticati , umanizzati e non più soprannaturali, e riscoprire quel (non) piccolo mondo antico che tenne a battesimo le gesta immaginifiche degli antenati, e che forse è ancora – questo il credo di Barley, che fa di gioco di ruolo mappa e missione.

Già, “long ago, the world was full of wonder”, come da incipit, e sarà compito di Ian e Barley rispolverare questa meraviglia perduta, anzi, trascurata, richiamando a sé volenti o nolenti la madre premurosa, il suo nuovo compagno centauro e poliziotto, l’incredibile Manticora e altre creature. Obiettivo, scopriremo non è tanto riabbracciare il padre, ma rafforzare la fratellanza: riusciranno i nostri eroi?

Derivativo, e non poco: da tutto Spielberg ai Goonies, da Harry Potter al Signore degli Anelli, passando per Un weekend con il morto e, dicunt, la biografia dello stesso Scanlon, Onward – titolo debole, invero, e il sottotitolo italiano Oltre la magia non è risolutorio – non crede fino in fondo in se stesso, ha una storia non inedita e comprimari non all’altezza, ma il suo cuore – il rapporto fraterno – è gratificante, e le chicche qui e là non mancano. Old but gold, al più argento, dai, ma sempre Pixar è.

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