Occhiali neri

Brillante e ispirato, Dario Argento è fedele a se stesso e alla sua giovanissima voglia di divertirsi. Alternando dialetticamente tenerezza e crudeltà

18 Febbraio 2022
3,5/5
Occhiali neri
Ilenia Pastorelli in Occhiali Neri di Dario Argento

Che gioia ritrovare Dario Argento e il suo cinema immaginifico, fantastico e perturbante, lontano dalla perfezione compita di una produzione omologata che si vorrebbe come unica via al racconto cinematografico contemporaneo.

Fedele a se stesso e alla sua giovanissima, quasi infantile, gioia di divertirsi e sporcarsi con le possibilità offerte di quel mezzo artistico, quasi ludico che è il cinema, Argento con il suo nuovo film Occhiali neri, presentato in prima mondiale alla Berlinale 2022, ci offre una conferma di coerenza estetica e una lezione di sapiente consapevolezza cinematografica e cinefila.

Xinyu Zhang e Dario Argento

Occhiali neri si apre su un malioso prologo in cui la protagonista Diana (Ilenia Pastorelli) attraversa in auto l’EUR in un’afosa e semideserta Roma estiva, per poi fermarsi con altri astanti ad ammirare un’eclissi di sole, irritandosi gli occhi per il mancato uso degli occhiali da sole.

Una sorta di presagio quasi mitologico per quella cecità che colpirà di lì a poco la giovane escort di lusso. Diana, infatti, riesce a malapena a sopravvivere alla brutale violenza omicida di un assassino seriale che si accanisce contro le prostitute d’alto bordo.

Ma se questi primi capitoli del racconto di Occhiali neri fanno pensare alla canonica costruzione del giallo, presto Argento comincia a disseminare elementi incongrui, ma chiaramente essenziali: da un lato, abbandonata a se stessa, Diana trova l’unica spalla per il ritorno alla vita in Nerea, un pastore tedesco addestrato come ausilio per ciechi; dall’altro, presa dai sensi di colpa per aver causato l’incidente che ne ha causato la morte dei genitori, allorché inseguita dall’assassino, la giovane cerca di avvicinarsi a Qing, un bambino di origini cinesi – finirà pure per nasconderlo in casa propria a seguito della sua fuga dall’istituto di accoglienza dove è stato assegnato.

Queste intrusioni portano il racconto ad un progressivo e risoluto scivolamento nel reame della favola nera nella parte conclusiva di Occhiali neri. In questo segmento, una volta che s’è abbandonata la città, la campagna laziale diventa ricettacolo di suggestioni dal fantastico letterario e cinematografico, in un pastiche irrazionalmente e imprudentemente crudele e divertente. Argento alterna dialetticamente tenerezza e crudeltà, in un connubio che pare sposare Spielberg con Carpenter, ma che in verità è puramente e supremamente argentiano.

Occhiali Neri – Asia Argento e Ilenia Pastorelli

Questo divertimento affezionato per il cinema e nel fare il cinema che Argento trasmette al suo spettatore fa sorvolare volentieri su quei passaggi di scrittura che chi ama i manuali troverà in difetto. Peccati veniali, perché in Occhiali neri ritroviamo un Argento brillante e ispirato, coadiuvato pure da Asia Argento in una delle sue prove più mature, in un bel ruolo che sarebbe ben calzato all’indimenticata Daria Nicolodi.

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1 Comment on "Occhiali neri"

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Ddddd
Ospite

Non sa di niente…film fa non vedere

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