Normal

Adele Tulli firma un documentario incentrato sulle convenzioni e le disparità di genere. Un lavoro interessante, che fa riflettere

30 Aprile 2019
3/5
Normal

Maschile vs femminile. Normal, ovvero quanto la normalità non sia poi così normale.

Dopo la prima mondiale nella sezione Panorama della Berlinale, questo bel doc di Adele Tulli (classe 1982) arriva in Italia conducendoci in un viaggio nelle norme e nelle convezioni di genere del nostro paese. Se nasci maschio o femmina il percorso di vita che hai davanti quello è ed è già stabilito: buchi alle orecchie per le bambine (splendida la faccia spaurita della bimba nel rito di “iniziazione” degli orecchini che la conducono verso uno status diverso) e motociclette per i ragazzi che guidano a tutta velocità lungo una pista predisposta ad hoc. Non c’è spazio per i colpi di coda e per qualcosa di dissonante rispetto a quello che la società decide. 

Per fortuna esistono voci fuori dal coro e la regista Adele Tulli è una di queste. Grazie al suo sguardo diverso sull’ovvio e al montaggio innovativo di Ilaria Fraioli ed Elisa Cantelli vediamo ciò che è scontato con occhi più consapevoli e al tempo stesso ci sorprendiamo del mondo in cui viviamo.

Dal maschio alfa, l’uomo dominante e sicuro di sé che deve approcciare la donna e condurre la conversazione, alla neo sposa che dopo le nozze deve lavare, stirare, pulire e soprattutto non deve trascurare lo sposo, alle corna che vanno perdonate, ça va sans dire, dalle mogli non dai mariti, fino ai giochi, rigorosamente rosa, destinati alle bambine (ferri da stiro, caffettiere eccetera): gli stereotipi sono ancora tanti e partono già dall’infanzia.

Attraverso le coreografie di corpi ripresi mentre danzano nella quotidianità, in palestra come in spiaggia, al parco giochi o al centro estetico, troviamo queste consuetudini e questi riti sociali man mano più stranianti e mettiamo in discussione quelle regole non scritte della “normalità” che di solito accettiamo passivamente.

Normal ci fa così pensare che non deve essere per forza così, anche se è in questo modo da sempre, tanto da non farci più nemmeno caso come se fosse un dato di natura. 

Ci sottolinea le convenzioni e le disparità di genere, dalle quali anche il mondo del cinema non è esente (è un dato di fatto che le registe siano in netta minoranza rispetto agli uomini). E contemporaneamente ci fa confidare e sperare che ci sia ancora spazio per una possibile gender equality. Non è poco per un film. 

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