My Salinger Year

Philippe Falardeau apre la 70ma Berlinale con un film sentimentale ambientato nella New York di metà anni '90. Sigourney Weaver e Margaret Qualley sugli scudi

21 Febbraio 2020
3/5
My Salinger Year
My Salinger Year @micro_scope

È stata una partenza rètro quella della 70a edizione della Berlinale che ha aperto con l’atteso My Salinger Year di Philippe Falardeau, interpretato dalla potente coppia femminile Sigourney Weaver e Margaret Qualley.

Una scelta poco impegnativa ed elegante adatta a calibrare le diverse anime di questo Festival. Joanna (Margaret Qualley), l’eroina nel film, vuole andare a New York City. Vuole essere una scrittrice e vivere in un appartamento fatiscente, e a volte mangiare un dessert per quindici dollari al Waldorf Astoria, come a volte faceva da bambina con suo padre.

Quando mangia da sola la costosa cheesecake, Moon River suona in sottofondo e sembra di vedere Holly Golightly. Siamo nel 1996, tanti anni dopo Colazione da Tiffany, eppure è un film in costume programmaticamente ispirato a quel capolavoro. È da un po’ di tempo che tutti i film che hanno per sfondo New York sono ambientati nel passato, come se il presente non avesse alcuna ispirazione. Come se New York fosse un’idea perduta. È forse il desiderio di tempi più chiari, di un futuro con più speranza?

Quando Holden Caulfield nel Giovane Holden di J. D. Salinger vuole sapere cosa accade alle anatre nel lago di Central Park in inverno, anche lui ha paura di non sapere cosa riserva il futuro.

Anche il film di Philippe Falardeau racconta di emozioni senza tempo, di paure e disorientamento sulla via della crescita. Nel rapporto tra l’agente letterario Margaret, una perfetta, emozionante, Sigourney Weaver, che guida un’importante agenzia letteraria che rappresenta, tra gli altri, Jerry Salinger, e la sua nuova assistente Joanna, è come se Falardeau  abbia voluto inserire in una costellazione simile al Diavolo veste Prada un po’ di umanità e calore e intelligenza in più.

Joanna è un personaggio vero: My Salinger Year è basato su un libro di Joanna Rakoff, una sorta di romanzo sulla memoria. My Salinger Year non si regge sui riferimenti al Giovane Holden, ma Joanna, che a metà film non ha ancora letto quel capolavoro, sente quello che descrive Salinger: il conflitto giovanile tra la disperazione e lo spirito di ottimismo.

Dopotutto, Joanna vuole diventare una scrittrice, ma non sa come iniziare; o come spiegare al suo compagno Karl che ora vive a New York con un libraio socialista invece di continuare a studiare a Berkeley.

Come film d’apertura, My Salinger Year è un’ottima scelta, un pò sentimentale, ma non profondamente triste, e soprattutto non così vicino alle paure di oggi.

Piove a Berlino all’apertura della Berlinale e una pozzanghera si è formata ai margini di Potsdamer Platz, dove degli aironi ci si bagnano allegramente. Un po’ come le anatre di Central Park di Salinger. Confidano che presto sarà di nuovo primavera.

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