Museo del Prado. La corte delle meraviglie

Jeremy Irons ci guida in un intenso documentario tra storia e pittura, per amanti dell’arte e non solo

10 Aprile 2019
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Museo del Prado. La corte delle meraviglie

Coprodotto da Nexo Digital, 3D Produzioni, con il sostegno di Intesa San Paolo e in collaborazione con Sky Arte, più naturalmente il Museo del Prado, debutterà nelle sale il 15-16-17 aprile il documentario evento Il Museo del Prado. La corte delle meraviglie. Trattasi, prevedibilmente, di un viaggio all’interno dei corridoi e della vita del Museo madrileno, dalla sua nascita, all’inaugurazione, alle prossime evoluzioni.

A farci da Virgilio d’eccezione, il Premio Oscar Jeremy Irons (unico doppiato in sync dalla sua consueta voce italiana, Mario Cordova), che ripercorre con eleganza e sentimento i segmenti più in evidenza di questo percorso storico-artistico.

Tra un’intervista, una testimonianza e un affresco, il documentario ha la grazia di inserire sguardi registici alla realtà esterna, suggestioni visive, uditive e ritmiche. Capita di assistere a sessioni di flamenco, esplorando la corporalità delle figure di Rubens, o al posarsi della neve su una foresta imbiancata, a corredo de La nevada di Goya.

In occasione del duecentesimo compleanno dalla fondazione, questo racconto del Prado, anche storico e architettonico, è italiano non solo per le produzioni (affiancate dall’etichetta spagnola, curiosamente di Barcellona, A Contracorriente Films) ma anche per le firme del cast tecnico.

Didi Gnocchi, al soggetto, è una garanzia vivente in fatto di documentari sulle figure dei grandi artisti e sul loro contributo alla Storia (Hitler contro Picasso, Van Gogh tra il grano e il cielo, etc.). Alla sceneggiatura, troviamo Sabina Fedeli e Valeria Parisi, quest’ultima anche in cabina di regia, rispettivamente giornalista e filmmaker di impegno sociale e politico, oltre che artistico.

L’Italia, d’altronde, riaffiora sovente tra i quadri (Tiziano su tutti, definito “il padre del Prado”, ma anche Luca Giordano, Sofonisba Anguissola, etc.) e tra le location, con scorci splendidi Venezia e Napoli.

Il documentario non lesina excursus geografici per tracciare una mappa cronologica puntuale delle tante vite legate alle opere. E ci riesce, mantenendo ritmo e interesse sempre sopra la sufficienza. L’uso narrativo delle nozioni è ben amministrato e ambisce a un pubblico più ampio di quello dei soli appassionati.

Con riflessioni su teatro, danza, poesia, filosofia, fotografia, si medita sull’ispirazione degli artisti nel passato e sulla loro influenza nel futuro. Anche ai conservatori del Museo, dedicato uno spazio ampio e meritato, per mettere in luce il restauro, arte nell’arte, così come questo restituisce alla luce opere altrimenti destinate al deperimento.

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