Mosquito State

Tra Kafka e Cronenberg, un analista di Wall Street si fa zanzara: fuori concorso, l'esordio perfettibile del polacco Filip Jan Rymsza

9 Settembre 2020
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Mosquito State

“Il 2007 è stato l’anno in cui mi sono trasferito a Los Angeles. Mi sembra lontano ormai, ma anche stranamente vicino. Molti eventi culturali si sono fusi con le banalità post-2000, ma ricordo ancora quando ho tenuto in mano l’iPhone di prima generazione come se fosse il mio primogenito. Oltre all’iPhone, la prima settimana di agosto vide Barry Bonds battere il record di home run a baseball, Rupert Murdoch acquistare il Wall Street Journal, The Apprentice con Donald Trump incominciare la quinta stagione, lo scrittore Nassim Taleb apparire in TV per parlare con Charlie Rose del suo libro Black Swan, un giovane senatore di nome Barack Obama parlare di crescenti divisioni nel corso del dibattito presidenziale del Partito Democratico, e la BNP Paribas menzionare “una completa evaporazione di liquidità”, avviando la peggiore crisi finanziaria dopo la Grande Depressione. Canarini nelle miniere di carbone e zanzare nelle strade”.

Sicché il polacco Filip Jan Rymsza, noto produttivamente per i wellesiani The Other Side of the Wind (Venezia 2015) e HOPPER/WELLES (Venezia 2020), prende dalla propria biografia e vi travasa quelle circostanze nell’incontro/scontro tra la zanzare e l’’high frequency trading degli analisti quantistici (quants) di Wall Street.

Ne viene Mosquito State, suo esordio alla regia, Fuori concorso a Venezia 77, in cui nell’agosto del 2007 segue un problematico ma geniale analista di Wall Street, Richard Boca (Beau Knapp), nel tracollo esistenziale e professionale: i suoi modelli informatici vengono sballati, ma inquietante è la simmetria con l’invasione di zanzare del suo lussuoso appartamento con vista su Central Park.

Consapevole di come le zanzare siano il peggiore amico dell’uomo, Rymsza ne segue a partire dai bellissimi titoli di testa, in italiano, lo stadio evolutivo, cui assocerà il tracollo del broker: l’idea è anche affascinante, echi breteastonellisiani aiutano (American Psycho) e Knapp non è male, affiancato dalla bella Charlotte Vega, ma se il decor newyorkese è all’altezza gli effetti speciali (VFX) sono di quart’ordine, le dinamiche psicologiche abbozzate, le ellissi irrisolte, e allorché l’evaporazione di liquidità certifica spalanca il baratro finanziario il nostro interesse da mo’ che è evaporato.

Non basta dunque prendere da Kafka e Cronenberg per fare di un altro insetto un film: una puntura non ci salverà, né Boca né noi.

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