Mona Lisa and the Blood Moon

Il peana di Ana Lily Amirpour all'eroina disadattata e anti-sistema: fiacco, trito e imbelle, inopinatamente in Concorso

5 Settembre 2021
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Mona Lisa and the Blood Moon

Una ragazza in fuga dall’ospedale psichiatrico scopre di avere il potere di condizionare la mente altrui e si guadagna la libertà a New Orleans. In Concorso a Venezia 78, è Mona Lisa and the Blood Moon, opera terza di Ana Lily Amirpour, regista americana di origini iraniane già autrice di The Bad Batch, premiato al Lido nel 2016, e di A Girl Walks Home Alone at Night (2013).

Protagonista Jeon Jong-seo, nel cast la go-go girl Kate Hudson, fa di Mona Lisa la classica, pardon, trita eroina anti-sistema che combatte sessismo e prevaricazione ambosessi sullo sfondo di un’America virata al favolistico e avventuroso, condita di bulli, disadattati, povericristi e disagiati assortiti.

La musica c’è sempre, dalla techno al metal, dal dubstep a Estate di Bruno Martino, i colori flou e saturi anche, la sintassi è elementare, il guadagno poetico deficitario: non c’è riflessione sull’enciclopedia di genere, ovvero un calco Ottanta e Novanta di senso; non c’è furore iconoclasta, ma bonaria esaltazione dell’outsider; non c’è esistenza, ma assistenza.

La cosa migliore è il titolo, anche se fin troppo rivelatore: Ana Lily Amirpour scopre il chiaro di luna, e nulla più. Un peana all’eroina disadattata fiacco, trito e imbelle, inopinatamente in Concorso.

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