L’agenzia dei bugiardi

A corto di storie, si va di remake: dal francese Alibi.com, funziona così e così la commedia degli equivoci di Volfango De Biasi

15 Gennaio 2019
2,5/5
L’agenzia dei bugiardi

Ultimamente tra i film italiani, forse a corto di storie, vanno di moda i remake. Così dopo Il testimone invisibile tratto dallo spagnolo Contratiempo arriva in sala L’agenzia dei bugiardi basato sul lungometraggio francese Alibi.com diretto da Philippe Lacheau.

Al centro di questa commedia degli equivoci ci sono le bugie, che, si sa, hanno le gambe corte. Provano in ogni modo ad allungargliele il seducente Fred (Giampaolo Morelli), l’esperto di tecnologia Diego (Herbert Ballerina) e l’apprendista narcolettico Paolo (Paolo Ruffini) fondando una diabolica e geniale agenzia che fornisce alibi ai propri clienti e il cui motto è “ Meglio una bella bugia che una brutta verità.”. I tre nascondono scappatelle e coprono menzogne con professionalità affinché qualsiasi sospetto venga fugato. Gli affari vanno alla grande. Tutto però si complica nel momento in cui arriva un cliente di nome Alberto (Massimo Ghini) che vuole nascondere alla moglie (Carla Signoris) la scappatella con la sua giovane amante (Diana Del Bufalo). E la situazione si ingarbuglierà ancora di più quando Fred inizierà una relazione con Clio (Alessandra Mastronardi), paladina della sincerità a tutti i costi, nonché la figlia di Alberto, alla quale ovviamente non potrà rivelare il suo lavoro.

Dopo la commedia romantica Nessuno come noi il regista Volfango De Biasi porta in sala un film, scritto a quattro mani da lui stesso insieme a Fabio Bonifacci, che, a differenza (per fortuna) del precedente, non è solo sentimentale, ma anche demenziale, farsesco e che affonda le sue radici nel vaudeville francese. Funziona abbastanza. D’altronde Alibi.com, come nel caso di Perfetti sconosciuti, è un format facilmente spendibile che tratta un argomento che in qualche modo tocca ognuno di noi perché cos’altro sono le bugie se non il riflesso delle proprie debolezze? Errori umani che ci accomunano. La riflessione qui cede però il passo alla superficialità e certi personaggi, come l’aspirante cantante rap Diana Del Bufalo (ormai specializzata nel ruolo della svampita) sono davvero troppo esasperati. Ma altri come Paolo Calabresi nei panni del cornuto depresso risollevano la situazione e meritano anche i tanti camei del film come quello con Nicolas Vaporidis o Antonello Fassari. In sintesi questa è una storia nella quale, come le ciliege, una bugia tira l’altra. Speriamo però che anche nel cinema italiano un remake non tiri l’altro.

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